Il Tirreno

Toscana

La scommessa di Raniero 

«Vietato chiudersi al mondo e alla vita»

S.B.

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firenze. Raniero è magro e atletico. Veste una maglietta arancione (colore della meditazione e della positività) con la scritta “Jobbando Run con Lorenzo”. E' un solidale Raniero. O così almeno vuol apparire. Da quando ha saputo che ha il morbo di Parkinson, sta attento a quanto mangia, cerca di prendere pochi farmaci, ma soprattutto non sta mai fermo.

Durante l'allenamento di boxe al Training Lab è quello più veloce: tiene le gambe molli e arcuate, schiva i gommosi bastoni verdi di Andrea con destrezza, batte coi pugni sul saccone nero e si sente bene che li batte: «Sì. Vietato gesti di chiusura al mondo. Io non mi sono mai abbattuto. E ora cerco di fare del mio meglio». Raniero è 5 anni che soffre di Parkinson, ma la depressione non sembra averlo toccato. Ha 69 anni, abita a Scandicci, è un pensionato, per anni è andato in giro per il Centro Italia a vendere le macchine stampanti della Ricoh. E ora che non lavora più, ora che c'ha la malattia, passa la vita a combatterla col sorriso e con la positività: «Il cervello insieme al corpo non deve stare mai fermo». Ecco il suo ritornello. A fine lezione la musica sparisce, c'è tempo per riposarsi, ma le endorfine viaggiano ancora a palla nel corpo. Raniero scherza coi compagni di allenamento: Alessandro e Piero: «Tanto quelli del '52 ma dove vuoi che vadano. Io son del '51» dice con un filo di sorriso e alludendo. Ma senza cattiveria. E intanto è passata un'altra mattina. Andrea e Maurizio Bertoni aprono la porta. Ora tutti fuori. La lezione di boxe rallenta Parkinson è finita. —

S.B.

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