Il Tirreno

Toscana

Reddito di cittadinanza, il racconto di chi ha trovato lavoro: «Dopo una vita di lavoretti a ore a 54 anni ho trovato stabilità»

Mario Neri
Caterina ha trovato posto come operatrice sanitaria in una Rsa di Prato
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Caterina ha trovato posto come operatrice sanitaria in una Rsa di Prato

Caterina, mamma sola con una figlia di 11 anni da crescere e anni passati nel sommerso: «È stata dura, ma grazie a quella legge ora avrò un posto da operatrice sanitaria e un futuro»

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PRATO. All’inizio sembrava quasi una beffa. Altro che divano, il Reddito di cittadinanza vi aiuterà a trovare lavoro, metterà il turbo ai centri per l’impiego, dicevano alla tv i ministri, i politici. Frullavano su Facebook i video e le slide del Conte1. «Poi, ho preso il reddito ad aprile, a luglio mi avevano già trovato un posto, solo che per i primi due mesi non mi hanno pagata». Ma Caterina, 54 anni, ha tenuto duro. La vita nuova era comunque meglio della precedente. Il posto nella residenza per anziani trovato a Prato dopo i colloqui al Centro per l’impiego quasi un paradiso professionale rispetto agli anni trascorsi «a lavorare a ore».

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A ore. Tradotto: Caterina viveva a scadenza, a termine, spesso «senza assicurazione, anche se sono sempre stata un’operatrice specializzata nell’assistenza agli anziani, qualificata, andavo avanti così, prendendomi cura di persone in casa». E per un po’ è andata bene così. Senza paracadute. Poi, da sola con una bambina di 11 anni da crescere, ha deciso di provare a dare una svolta alla sua esistenza. A costruirsi un rete di protezione. «Ho intravisto nel reddito di cittadinanza un’opportunità. Sono andata al centro per l’impiego e sono stati bravissimi. Hanno migliorato il curriculum, e si sono subito messi alla ricerca di un’offerta. E dopo poco è arrivata l’occasione in quella Rsa. All’inizio era in difficoltà, ma poi è cambiata la gestione è passata ad un’altra cooperativa e adesso mi hanno offerto il posto fisso. Fra poco firmi il contratto a tempo indeterminato». A 54 anni, quasi l’impossibile che si realizza. «Percepisco 780 euro di reddito di cittadinanza, e da subito mi ha ridato serenità». Niente più ansia e sconforto all’idea di trovare una bolletta nella posta, un po’ meno paura di dover dare meno a sua figlia.

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«Ma adesso guadagnerò fra i 1.100 e i 1.200 euro al mese. Dipenderà dalle notti e dagli straordinari. E forse, almeno per il 2020, mi rimarrà comunque un’integrazione del reddito. Dopo anni di rassegnazione, anche al fatto di avere mesi di buco, adesso ho una speranza di stabilità. E lo devo alla ragazza bravissima che mi ha seguita al Centro per l’impiego oltre che, ovviamente, alla cooperativa che mi ha assunto».

Caterina è così una delle pochissime, anche fra i 3.572 percettori di reddito di cittadinanza ad aver firmato un contratto da aprile ad oggi, a non averlo ottenuto a termine, magari per pochi mesi. Anzi, c’è pure chi da mesi va avanti e indietro agli sportelli senza successo.

Come Lorenzo, 27 anni, perito informatico, per ora ancora disoccupato e costretto a dividere con la madre un reddito di cittadinanza da poco più di 600 euro mensili. «Ma non posso dire che non sia stato fatto nulla per me - racconta - Per anni, lo confesso, ho fatto il mio mestiere solo fornendo qualche consulenza ma al nero. Non ho mai avuto un contratto. Chè invece ho trovato ma da cameriere o aiuto cuoco». È uno dei punti deboli di molti dei disoccupati. Le loro competenze, senza aggiornamento, sono finite fuori mercato. «Per questo il lavoro fatto al centro per l’impiego - dice Lorenzo - è importantissimo. Mi hanno fatto aderire al progetto regionale Garanzia giovani chge non conoscevo. E da mesi partecipo a corsi, lezioni. Sto imparando a programmare in linguaggi che non conoscevo. E sono sicuro che fra poco potrò trovare un posto. Perché? Semplice: serve anche ricevere dei no, subire un rifiuto da un datore di lavoro. A me è successo più volte. Ma ogni volta mi aiutava a capire cosa cercano, quali erano le competenze che mi mancavano e come recuperare terreno. Sono quasi due mesi che mi miglioro, me lo sento: ci sono quasi». —

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