La manifestazione
La voce di Margherita, vittima di violenza: "Io reclusa da tre anni per sopravvivere mentre a Sanremo invitano Junior Cally..." - Audio
"Non si può permettere di andare in tv a una persona che invita a violentare le donne e parla male dei carabinieri", dice la donna costretta a nascondersi mentre il suo violentatore è a piede libero in attesa che la giustizia faccia il suo lunghissimo corso
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La violenza che si ripete. La violenza di Stato che si ripete. Una, due, tre volte. Margherita – il nome è di finzione, per proteggere la vittima, per continuare a proteggerla – questa volta ci vuole mettere la voce. La faccia no. Non ancora. Non può. L’uomo che l’ha stuprata, che l’ha pestata – massacrata è più giusto: una volta le ha spezzato una gamba con un ferro da camino – è ancora libero. In attesa di giudizio. In Toscana, viaggia come se nulla fosse. La reclusa è lei che da tre anni e più aspetta giustizia. I processi e le udienze che non arrivano mentre è costretta a vivere nascosta. Sotto falsa identità, in un paese che non è il suo. Con un lavoro che non è il suo. Con un nome che non è il suo.
La frustrazione riesce (quasi) a sopportarla. L’affronto no. Junior Cally che va al festival di Sanremo è un affronto eccessivo. Di più: un insulto. Va oltre l’umiliazione. A migliaia lo hanno già detto. L’appello a non far cantare il rapper che inneggia allo stupro gira sui social. Si sono espresse parlamentari, si sprecano petizioni e raccolte di firme. La voce di Margherita, però, ha un suono più potente: “Cara Rai, tu possiedi i canali e Sanremo. Come puoi permettere che un cantante vada in televisione a cantare lo stupro delle donne, a offendere i carabinieri senza i quali io non sarei viva? “.
Quando la storia di Margherita è iniziata l’Italia era in un’altra era della battaglia alla violenza di genere. Pochi anni di distanza, ma che hanno fatto la differenza. Grazie alle campagne de Il Tirreno, alle quali ha contribuito anche Margherita, con le sue denunce. In Italia non si potevano utilizzare i braccialetti elettronici per tenere lontani gli stalker dalle vittime di violenza. Gli indennizzi per le vittime di stupro o per i figli delle vittime di femminicidio erano di poche migliaia di euro. Definiti da un listino della vergogna. Oggi passi in avanti sono stati compiuti: il listino della vergogna è stato modificato; i braccialetti elettronici si possono utilizzare per controllare gli stalker anche se materialmente non ci sono. Eppure – osserva Margherita- oggi è ancora possibile che alla tv nazionale possa esibirsi un cantante che dice che le donne si possono stuprare. Ma soprattutto esiste una Tv di Stato che si può permettere di non scusarsi, di non giustificare questa scelta e di non rinnegarla.
Del resto di cosa ci meravigliamo? L’emergenza nazionale è il coronavirus. Ma nelle ultime ore sono state ammazzate 4 donne. E nessuno ne ha parlato.
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