Attenzione
I religiosi tornano ad Aulla e subito celebrano la messa
Dall’altare riferimenti impliciti alla vicenda: «Nella società si buttano giudizi senza conoscere». Le parrocchiane li difendono. Il sindaco: «Non li conosciamo»
«Nella società di oggi c’è tanto disprezzo e poco rispetto, si buttano giudizi sugli altri senza conoscere, senza pensare». Padre Stefano mai accenna all’inchiesta per violenza sessuale che ha travolto l’ex congregazione dei Discepoli dell’Annunciazione e la quiete del convento al Groppino di Aulla. Ma i riferimenti si leggono nelle sue sono parole. Sono forti, troppo forti per un’omelia ordinaria di metà settimana.
Alla Madonna del Buon Consiglio, tempio votivo dedicato ai caduti di tutte le guerre, che dal 1955 si affaccia su via Nazionale, la Messa inizia alle 16. Piove a dirotto, non è un giovedì qualunque in località Barcara. Tra le panche, una decina di fedeli, per la maggior parte donne. All’altare padre Stefano e padre Matteo. Nulla di insolito: sono loro, nei giorni feriali, a celebrare la Messa. Mercoledì non c’erano. Erano tornati in fretta e furia a Prato, dopo che è scoppiato lo scandalo dell’inchiesta sulla (disciolta) associazione dei Discepoli dell’Annunciazione. Al loro posto i fedeli hanno trovato un cartello: “Messa rinviata a domani”. Ieri, infatti, funzione regolare. Ma senza il capo della ex congregazione: don Giglio Gilioli celebra solo il sabato e la domenica. Durante la settimana, tuttavia, il 73enne sacerdote accusato violenza sessuale di gruppo su due fratelli minorenni all’epoca dei fatti contestati (dal 2008), se ne sta in un angolo a pregare. Ma ieri non si è fatto vedere in chiesa. Anche se tutti i sacerdoti, allontanati da Prato, sono tornati nell’ esilio lunigianense.
«Da quando è arrivato qui, lo abbiamo visto sempre molto riservato, discreto, in disparte», dice una donna. Ma adesso al Groppino c’è un altare che scotta. Passano 45 minuti e il rito finisce. I due sacerdoti, che con don Giglio abitano da un paio di anni nell’ex convento a fianco della chiesa, fanno per salutare i fedeli presenti ma subito si ritirano in sacrestia, chiudono il portone a chiave e si eclissano. Si dimenticano in chiesa la reliquia di don Bosco, a cui avevano rivolto le loro suppliche. Avranno pensato di aver detto già abbastanza dal pulpito. Frasi come: «Le prove della vita ci fanno subire alti e bassi. Siamo tutti peccatori, ma se ci affidiamo alla Provvidenza del Signore possiamo lottare». E ancora: «Questa nostra società ha luci che ti abbagliano, ma non sono luci, è invece buio. Gesù è la luce ed è questa luce che ci deve confortare nei momenti tristi». Un messaggio all’uditorio ma anche a se stessi: la salvezza passa dalla preghiera. Di don Giglio, però, nessuna traccia. Non risponde al telefono e neppure ai messaggi. Inutile tentare ancora di suonare al campanello dell’ex convento, ribattezzato Casa dell’Annunciazione. I religiosi sono chiusi nel silenzio. Chi non sta in silenzio sono gli osservanti più fedeli. Dice una signora: «Basta con questo fango». E un’altra: «Come parrocchiana vorrei denunciare la procura di Prato, da questa vicenda siamo stati danneggiati anche noi. Io oggi (ieri, ndr) sono a messa per solidarietà a loro». C’è la presunzione di innocenza ma anche il dubbio che si insinua. «Non è possibile, non è vero - risponde un’anziana - sono persone dolcissime, tengono la chiesa e l’ex convento come gioielli, puliscono tutto loro, non vogliono donne in casa». Una conferma - per le paesane - che i preti sono estranei alle accuse mosse dalla Procura pratese che ha indagato 9 religiosi. «C’è smarrimento e sconcerto, ma è bene lasciare che tutto abbia il suo corso», dice don Cesare Benedetti, vicario generale della diocesi di Massa-Carrara e Pontremoli. Che sottolinea: «La loro è un’esperienza positiva, aiutano nelle celebrazioni e nelle confessioni, godono di stima e di soddisfazione. E si stavano bene inserendo ad Aulla». Anche se il sindaco di Aulla, Roberto Valettini, afferma il contrario: «Io non li ho mai conosciuti, la nostra comunità non li conosce». —
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