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Sospetta violenza sui fratelli, il primo racconto delle vittime al vescovo: 9 religiosi indagati
Per la Procura di Prato, gli abusi sarebbero stati commessi dal 2008 dai Discepoli dell’Annunciazione. Sotto inchiesta il loro fondatore, don Gilioli
PRATO. Gli abusi sessuali sarebbero iniziati oltre 10 anni fa. I primi episodi nel 2008. Ci sarebbe stata anche una violenza sessuale di gruppo. I due (ex) ragazzini - oggi giovani uomini, di 21 e 27 anni - però il coraggio di rivelare quanto subito lo avrebbero trovato solo a giugno. Una confidenza all’ex vescovo di Prato. «Sono stati i preti di quella congregazione». Quella che poi, 6 mesi dopo viene sciolta dal Vaticano.
L’accusa di violenza sessuale di gruppo a carico di due fratelli piove su 9 religiosi, 5 sacerdoti, un frate e tre diaconi, le persone che avrebbero dovuto aiutarli durante l’infanzia e adolescenza complicata. I sostituti procuratori di Prato Laura Canovai e Valentina Cosci, hanno aperto un’inchiesta a dicembre, quando gli assistenti sociali della famiglia si sono presentati con una relazione di una ventina di pagine. I due ragazzi a loro avevano raccontato tutto. Le violenze si sarebbero consumate fra le mura di due sedi dell’associazione dei “Discepoli dell’Annunciazione”, una comunità sciolta il 16 dicembre dalla Congregazione per gli istituti di vita consacrata della Santa Sede per alcune “stranezze”del messaggio religioso impartito dal fondatore don Giglio Gilioli, veronese arrivato a Prato nel 2005, indagato.
Le sedi dove si sarebbero svolti gli abusi sono quelle di via Bologna a Prato e quella dell’eremo di Calomini in Garfagnana (Lucca). Oltre a Gilioli, sotto inchiesta sono finiti un religioso originario di Pisa, 5 pratesi e 2 stranieri. Alcuni sono difesi dagli avvocati Costanza Malerba, Federico Febbo e Andrea Parigi del foro di Prato, chiamati dalla stessa diocesi in soccorso dei religiosi sotto accusa. L’ipotesi accusatoria per ciascuno dei nove indagati è di violenza sessuale di gruppo; per due è anche di violenza sessuale singola.
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«Siamo nella fase iniziale delle indagini che si basano solo su dichiarazioni, non abbiamo certezze e stiamo cercando di approfondire», dice Giuseppe Nicolosi, procuratore capo di Prato. Pochi giorni fa la squadra mobile ha eseguito una serie di perquisizioni sugli indagati e nei luoghi dell’ex associazione. Sono stati acquisiti alcuni indizi importanti, anche se da parte della procura c’è la massima cautela sia per quello che viene definito il «tasso di attendibilità» delle testimonianze che per la particolare situazione problematica della numerosa famiglia delle due vittime. Un altro punto che rende difficili le indagini è la distanza temporale dei fatti, che si sarebbero svolti dal 2008 in avanti, fino ad una data più recente non precisata. Anche un terzo fratello, più grande degli altri due, aveva frequentato la sede di via Bologna dell’associazione di Gilioli, ma non è coinvolto negli abusi e, come gli altri due fratelli, ne è venuto fuori da tempo.
Tutto inizia a giugno, quando uno dei due giovani che avrebbe subìto abusi, si confida con l’ex vescovo di Prato Franco Agostinelli, nel periodo precedente all’incardinamento del nuovo presule Giovanni Nerbini. Un racconto tutto da verificare, a giudizio della diocesi, vista la gravità delle accuse e la fragilità della vittima. A settembre la vicenda passa a Nerbini, apre a sua volta un procedimento penale canonico, precedente a quello della Procura. Le due inchieste si incrociano solo a dicembre, quando la Procura convoca il vescovo Agostinelli e Nerbini si presenta spontaneamente dal procuratore capo. Perché è passato tutto questo tempo? Come spiega la diocesi, hanno pesato i tempi della “burocrazia ecclesiale” nella fase di passaggio fra i vescovi, ma soprattutto il fatto che, vista la gravità dei fatti raccontati, il capo della curia, pur da lui sollecitato, preferiva che fosse lo stesso ragazzo a presentare la querela di parte. Tuttavia, Nerbini sostiene che l’inchiesta interna alla diocesi sarebbe «a buon punto. Non nascondo il mio dolore e la mia viva preoccupazione e vorrei sperare che gli addebiti mossi non risultino veri, ma voglio chiaramente dire che il primo interesse che la Chiesa di Prato ha è quello della ricerca della verità. Perciò auspico che la magistratura, nell’interesse di tutti, possa terminare quanto prima le indagini». Per quanto i tempi coincidano, il vescovo di Prato tiene a precisare che l’apertura dell’inchiesta e la decisione della Santa Sede di sopprimere l’associazione dei «Discepoli dell’Annunciazione» sono separate: «Il provvedimento è basato, come già detto a dicembre, sulle gravi mancanze riguardo a carisma e svolgimento della vita religiosa nella comunità, oltre che dal venir meno degli aderenti».
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