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Toscana salute
l’intervista al chirurgo 

«L’intervento è necessario quando sono a rischio midollo e nervi periferici»

Tommaso Silvi
Il dottor Gaetano Liberti
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Il dottor Gaetano Liberti

Liberti, primario di neurochirurgia a Cisanello: «Tecniche mini-invasive e dimissioni dopo una notte in ospedale»

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Pisa. Ci sono casi in cui è necessario l’intervento chirurgico per guarire il mal di schiena. E la medicina, ormai, ha fatto passi da gigante anche in questo campo. Tecniche d’intervento e problematiche più frequenti nei pazienti. Ne parla Gaetano Liberti, neurochirurgo e responsabile del reparto di neurochirurgia dell'ospedale di Cisanello, a Pisa.

Dottor Liberti, quali sono gli interventi più frequenti per risolvere il mal di schiena?

«Gli interventi più frequenti sono quelli di ernie lombari, cervicali, stenosi (restringimenti del canale spinale che comprimono le radici nervose o il midollo), listesi, vale a dire scivolamenti congeniti o degenerativi di una o più vertebre tra loro e fratture di ogni tratto della colonna».

Quando è necessario intervenire sul paziente affetto da mal di schiena?

«È indispensabile intervenire chirurgicamente su queste patologie per curare il mal di schiena e i disturbi associati quando il dolore non è risolvibile con trattamenti conservativi, percorsi farmacologici, di fisiochinesi terapia, chiropratici od osteopatici. Oppure quando il dolore è persistente e intenso e compromette la serenità di vita del paziente e le relazioni sociali e le attività lavorative e condiziona la vita dei familiari. Ma soprattutto bisogna intervenire quando il mal di schiena mette a rischio le funzioni e l’integrità di tratti del sistema nervoso, come midollo o nervi periferici, determinando paralisi o deficit nervosi, che se non trattati, diventano irreversibili. E poi serve l'intervento anche in casi di tumori e fratture, che grazie al Trauma Center dell’azienda ospedaliera trattiamo con risultati inattesi e sorprendenti».

Quali possono essere le tecniche d'intervento su pazienti affetti dal mal di schiena grave e/o altre criticità a esso collegate?

«Nel nostro reparto utilizziamo tecniche di intervento microchirurgiche e a scarsa invasività per la maggior parte delle patologie: questo consente una dimissione del paziente dal reparto dopo una sola notte di degenza e con incisioni cutanee e muscolari di 2-4 centimetri, che consentono non solo risultati estetici e funzionali elevati, ma una veloce ripresa delle routinarie attività sociali e di lavoro».

Da quanti anni si occupa di questo tipo di patologie? «Tutti i colleghi neurochirurghi della nostra unità operativa hanno un’elevata esperienza pluriennale nel trattamento di tali patologie, così come in altri campi neurochirurgici quali i tumori cerebrali di ogni tipo e distretto e le malformazioni vascolari».

Quali sono gli interventi più e meno invasivi per ciò che riguarda il mal di schiena, e quali sono i relativi tempi di recupero per il paziente?

«Gli interventi meno invasivi sono quelli sulle ernie discali cervicali e lombosacrali, così come nelle stenosi e in talune fratture osteoporotiche. In questi casi la degenza massima del paziente è di 2 giorni, con una pronta ripresa funzionale. Gli interventi più invasivi riguardano l'asportazione di tumori della colonna o fratture complesse che talvolta comportano accessi anche attraverso l'addome o il torace, condotti in collaborazione con i nostri validissimi chirurghi toracici o con i chirurghi generali di Cisanello, con asportazione di una o più vertebre prese dal tumore o il corpo o i corpi vertebrali distrutti, e richiedono la inserzione di protesi in titanio fissate con viti e barre di sostegno. In tali ultime patologie più complesse e difficili la degenza può essere di 4-5 giorni. Ci tengo a sottolineare che l'essenza della qualità dei risultati è nel lavoro di squadra e nell'aggiornamento professionale e tecnologico continuo». —


 

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