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Si respira meglio in Toscana, maglia nera alla Lucchesia

Samuele Bartolini
Si respira meglio in Toscana, maglia nera alla Lucchesia

L’area di Capannori è in condizioni peggiori della Piana di Firenze per il traffico e l’eccessivo ricorso ai caminetti. La soluzione? «Più treni e più tramvie»

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FIRENZE. Si respira un po’ meglio in Toscana. Ci sono meno polveri sottili, le Pm10. È calato l’ozono. Ma la Piana lucchese rimane una sorvegliata speciale. Metti gli impianti di riscaldamento non proprio di ultima generazione. Metti che ci si sposta parecchio in auto e coi furgoncini. Fatto sta che la vallata cuscinetto tra la piana fiorentina e la costa continua ad avere seri problemi di inquinamento. Qui le polveri sottili Pm10 e i livelli di ozono sono i più alti della regione e sforano spesso i limiti di legge. Lo dice Mal’Aria 2020, il rapporto annuale di Legambiente sull’inquinamento atmosferico nelle città toscane. Il dossier è stato presentato alla Libreria Libri Liberi da Fausto Ferruzza, presidente regionale di Legambiente, e Michele Urbano, responsabile regionale del settore inquinamento atmosferico l’associazione ambientalista, insieme a Marcello Mossa Verre, direttore di Arpat, l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente.

I PEGGIORI

Nel 2019 la piana lucchese si conferma maglia nera della Toscana per polveri sottili Pm10 e livelli di ozono. Per quanto riguarda le Pm10 la centralina Arpat di Capannori segnala 38 giorni l’anno di superamento della media giornaliera di 50 microgrammi per metro cubo. L’unica in Toscana a superare il limite di legge di 35 giorni l’anno. Altro triste primato. Capannori detiene il record negativo degli sforamenti di Pm10 nella serie storica decennale 2010-2019. Supera sempre il limite di legge tranne che nel 2013. Per quanto riguarda i livelli di ozono, un inquinante tipico dell’estate, è la stazione di Carignano (a Lucca) a tenere in cima alla classifica dell’inquinamento la piana lucchese con 44 giorni di sforamento. Qui il limite di legge è di 25 giorni l’anno con una concentrazione superiore a 120 microgrammi per metro cubo (calcolato sulla media mobile delle 8 ore). Va pure segnalato che, per le Pm10, il superamento a Capannori dei 38 giorni l’anno nel 2019 è in forte calo rispetto ai 53 del 2018 e i 55 del 2017. Anche il livello di ozono è sceso tanto. La stazione di Carignano è passata dai 62 giorni di sforamento del 2018 ai 44 del 2019. Malgrado il miglioramento, la Piana lucchese rimane la sorvegliata speciale dell’inquinamento in Toscana.

CAUSE DI INQUINAMENTO IN LUCCHESIA

Ecco perché ci sono tante polveri sottili a Capannori. Lo spiega il presidente regionale di Legambiente Fausto Ferruzza: «Si usano tanto i caminetti per scaldarsi. In più ci si muove tanto in macchina e coi furgoncini». Come mai? In quella zona «c’è la più alta percentuale di case sparse della regione. L’automobile è il mezzo più comodo per spostarsi. In più ci sono tante attività artigianali. E così ci si sposta anche coi furgoncini». In effetti Capannori ha un territorio molto vasto. Ed è zona di cartiere, frequentata anche dal traffico pesante: dai camion, non solo dai furgoncini.

Le cause dell’ozono (e relativi sforamenti) sono altre. «La Piana lucchese è una valle chiusa dove l’aria ristagna. D’estate l’irraggiamento del sole aumenta e l’ozono sale a livelli alti», evidenzia Legambiente. Un pericolo per la salute di anziani e bambini. L’ozono fa tremila morti l’anno in Italia.

LIVELLI CRITICI DI OZONO IN TOSCANA

Per quanto riguarda le Pm10 la stazione di Capannori è seguita (ma a grande distanza) dalla stazione di Prato Ferrucci (24 giorni l’anno di sforamenti), di Prato Roma e Lucca Michelotto (21 giorni l’anno di sforamenti). Tutti sotto i limiti di legge. Per quanto riguarda l’ozono ci sono altre quattro aree sopra il limite dei 25 giorni: Grosseto Maremma con 37 sforamenti, Montecerboli Pisa con 31, Firenze Settignano con 30 e Montale con 29. I valori di concentrazione di ozono in Toscana si sono mantenuti elevati e critici per tutto il decennio. L’andamento degli indicatori calcolati sui dati di ozono non mostra un trend preciso ma indica un costante superamento del valore obiettivo in gran parte della regione.

Altra criticità storica: il costante sforamento dei limiti di biossido di azoto alla stazione di viale Gramsci a Firenze (ha una media annuale di 56 microgrammi per metro cubo con il limite di legge a 40).

LE SOLUZIONI

Ferruzza e Urbano di Legambiente affermano: «Ci vuole la cura del ferro. Più treni. Più tramvie. Il modello da seguire è la piana fiorentina». Sulla stessa lunghezza d’onda il direttore di Arpat Mossa Verre: «La mobilità elettrica è la strada da seguire».

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