Il Tirreno

Toscana

Partorisce e il figlio sparisce, condannata

Matteo Leoni
Partorisce e il figlio sparisce, condannata

Due anni a nonna e mamma per occultamento di cadavere: i vicini hanno sentito i vagiti del neonato, mai più trovato

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Le grida di una donna che partorisce in casa, poi i vagiti di un neonato. Il bimbo piange una, due, tre volte. Lo sentono i vicini, con chiarezza. Poi di lui non si sa più nulla. La mamma nega: non c'è mai stato un bambino, non è mai esistito. Non c'è mai stata neppure la gravidanza. Siamo in un paesino della provincia di Firenze. La voce della nascita del neonato fantasma circola tra i condomini del palazzo, qualcuno si complimenta, ma i familiari della neomamma, almeno presunta, negano tutto. Perfino con il tribunale che le condanna: mamma e nonna (presunte). L’imputazione, però, è vera: occultamento di cadavere. Del bambino che non sarebbe mai nato. Ma che per il tribunale è di sicuro morto.

Questa storia, in parte ancora avvolta nel mistero, arriva a un punto fermo con la sentenza del tribunale di Firenze, che ha condannato la (presunta) madre, 39 anni, a due anni di reclusione per occultamento di cadavere. Stessa condanna, per lo stesso reato, alla madre della 39enne, la presunta nonna. L'accusa era rivolta anche al padre della partoriente, deceduto durante le indagini a 88 anni. Sarebbe stato lui, secondo la ricostruzione dei carabinieri, a buttare il corpicino del bimbo ormai privo di vita nella spazzatura, dopo averlo messo in un sacco di plastica. La sentenza di primo grado è arrivata a quasi sei anni dal fatto, avvenuto nell'agosto del 2014. Buona parte della vicenda però resta avvolta nella nebbia. La gravidanza c'è stata, come riferito anche da diversi testimoni che giurano di aver visto la donna col pancione. Anche il parto c'è stato: lo dicono gli accertamenti medici effettuati dopo la denuncia presentata ai carabinieri da una vicina di casa, che in prima battuta aveva contattato perfino Telefono Azzurro. E il piccolo per quanto se ne sa sarebbe nato vivo. Una condomina, infatti, ha riferito di aver udito le grida della partoriente e poi di aver distintamente udito il vagito di un neonato, non una ma tre volte a distanza di pochi minuti. Poi del neonato si sono perse le tracce. Sarebbe morto. Le indagini non hanno permesso di capire come: se morte naturale dovuta a problemi di salute, se un decesso dovuto a negligenza della neomamma e dei suoi genitori, che non hanno mai contattato l'ospedale, o se invece sia stato un infanticidio. Quello che è certo è che qualcuno ha fatto sparire il corpicino. «Complimenti» avrebbe detto una condomina incontrando per le scale del palazzo il nonno del neonato, dopo che le era giunta voce della nascita. L'anziano avrebbe negato tutto, dicendo di non sapere nulla. In mano aveva una busta di plastica. Quella nella quale - secondo l'accusa - avrebbe nascosto il cadaverino, per poi buttarlo nel cassonetto della spazzatura.

Non sarebbe chiaro chi fosse il padre del piccolo, che forse non ha mai saputo nulla. Il pubblico ministero Eligio Paolini, che ha coordinato la indagini succedendo al collega Giuliano Giambartolomei, aveva chiesto per le due donne una pena a tre anni di reclusione per ciascuna, il massimo della pena prevista per il reato occultamento di cadavere. In questo caso la giustizia è riuscita a fare chiarezza sulla storia solo in parte. Lo dimostra anche la storia delle indagini: nel 2014 i carabinieri iniziarono a svolgere accertamenti ipotizzando il reato di infanticidio. Poi, non riuscendo ad acquisire elementi per fare luce sulla morte del piccolo, neppure attraverso le intercettazioni ambientali e telefoniche che pure erano state disposte, l'accusa a carico degli indagati cambiò in quella, meno grave, di occultamento di cadavere. —

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