Il Tirreno

Toscana

Coronavirus, la Regione Toscana vara le task force e compra 240mila mascherine

Mario Neri
Coronavirus, la Regione Toscana vara le task force e compra 240mila mascherine

Estar investe 200mila euro  per dotare medici e infermieri di tutti gli ospedali della Toscana con i dispositivi simbolo dell’epidemia scoppiata in Cina

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FIRENZE. In Regione giurano: «Non sarà una spesa inutile». Anche se in fondo sperano che lo sia. Perché se davvero dovessero servire tutte e in fretta, significherebbe che la Toscana sarebbe entrata in piena emergenza coronavirus. Certo, anche solo la cifra dà la misura di cosa potrebbe scatenare l’accertamento di un “contagiato”.

L’assessorato di Stefania Saccardi infatti ha appena dato ad Estar, la centrale degli acquisti regionale, il mandato di acquistare circa 240 mila mascherine. Esatto, migliaia di dispositivi diventati il simbolo della lotta all’epidemia esplosa da Wuhan, in Cina. Cinque tipi diversi di protezione facciale da distribuire a medici, infermieri, operatori sanitari in tutti gli ospedali se scattasse un’emergenza. «È il calcolo che abbiamo fatto - spiega Monica Piovi, direttrice di Estar - per soddisfare il fabbisogno in caso dovesse attivarsi il protocollo di sicurezza. Alcune scorte ci sono, altre le abbiamo richieste. Contiamo di investire circa 200 mila euro. Ma non è facile reperirle sul mercato vista la richiesta planetaria». Si va da modelli che costano meno di un euro (ce ne sono alcuni monouso da 10 centesimi), al altri, più tecnici, da 10 euro ciascuno. Ma appunto sta diventando un’impresa trovarle. Non è un caso che proprio le società produttrici di mascherine, dal 9 gennaio, il giorno del primo caso comunicato dalla Cina alle autorità sanitarie mondiali, abbiano registrato balzi in Borsa anche del 10%.

Non solo. Estar acquisterà anche camici impermeabili e guanti, di fatto l’abbigliamento che medici e infermieri devono usare con i pazienti in isolamento, così come prescritto da due circolari del ministero della Salute, due vademecum dettagliati su come gestire casi sospetti e casi accertati (vedi grafica). Ma è chiaro: le mascherine sono solo l’immagine simbolo delle misure che potrebbero scattare nel caso in cui in Toscana si registrasse un paziente infetto.

Entro venerdì in ogni ospedale sarà attivata una task force pronta ad entrare gestire casi sospetti ed eventuali contagiati da coronavirus. Tutte le misure, in particolare nei pronto soccorso, in questa settimana saranno poi verificate con simulazioni di situazioni di emergenza. . Ieri sono stati riuniti i direttori dei 118 e da oggi in poi si riuniranno vari gruppi della sanità toscana, dai team delle malattie infettive agli ingienisti e ai virologi, fino a medici di famiglia e i pediatri. Lì si comunicherà come gestire le analisi di laboratorio, che saranno centralizzate sulle tre aziende ospedaliere universitarie, Careggi, Siena e Pisa. Ma l’appello della Regione è alla calma. Anche perché il caso di Pistoia non è stato il solo sospetto rivelatosi infondato. La psicosi sta generando eccessi e perfino situazioni comiche. Lunedì in un ospedale fiorentino s’è presentata una donna senza sintomi. «Fatemi un check-up», ha detto. Quando le è stato chiesto se si sentisse male, ha risposto: «No, ma sono cinese»

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