Il Tirreno

Toscana

il giorno della memoria

Diego, viaggio di sola andata da Prato a Mauthausen. Il figlio: «Quel giorno mi ha stravolto la vita»

Alessandro Formichella
Diego, viaggio di sola andata da Prato a Mauthausen. Il figlio: «Quel giorno mi ha stravolto la vita»

Il 7 marzo 1944 il capofabbrica Biagini arrestato e avviato al lager dal binario 16 della stazione di Firenze. Falsa notifica: «Morto per bombardamento aereo»

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PRATO. Ci sono giorni che cambiano la vita. La stravolgono, in pochi attimi. Come quel 7 marzo del 1944, dopo lo sciopero generale degli operai a Prato messo in piedi dal CLN toscano, il Comitato di Liberazione Nazionale contro la continuazione della guerra. Giancarlo Biagini oggi ha 89 anni . Nel 1944 ne aveva 13: un adolescente come dice «preso dall’euforia di quegli anni, dalla propaganda fascista, dal racconto di chi ci diceva che eravamo invincibili. E come molti ragazzi anch’io ero preso dalla divisa da balilla e dalle adunate del sabato». Il padre, Diego Biagini, invece, era un solido antifascista, capofabbrica al lanificio Lucchesi, una famiglia messa su con Natalina Vignolini, tre figlie e quell’unico maschio, Giancarlo: «Mi raccomando Giancarlo, il sabato quando ti vesti in quel modo, non ti far vedere da me. Me lo diceva tra il serio e il faceto, ma il contenuto era serissimo. Mio padre in casa di divise da balilla o camice nere non ne voleva proprio vedere», ricorda commosso Giancarlo. «Io quel messaggio di mio padre l’ho capito solo il 7 marzo».

Il 7 marzo del '44 a Prato di cose ne avvengono; verso mezzogiorno un violento bombardamento aereo alleato colpisce il centro della città, e subito dopo, fascisti e SS si danno alla “caccia all’uomo”: caccia a chi ha partecipato allo sciopero generale di pochi giorni prima. Diego Biagini era nella lista, come altri 136 pratesi. Fu preso in piazza San Francesco (che prima del fascismo era Piazza Garibaldi) e di lì la storia del capofabbrica del lanificio Lucchesi prende la strada senza ritorno del lager di Mauthausen-Gusen, in Austria. Prima il trasferimento a Firenze, alle “Leopoldine”, poi la partenza per il campo di concentramento dal binario 16 di Santa Maria Novella. «Quel giorno cambiò la mia vita e di tutta la mia famiglia - ricorda Giancarlo - da quel momento non si seppe più niente del babbo, dov’era stato portato, come stava. Niente».

Ci sono giorni che stravolgono la vita, in un attimo. Quel 7 marzo stravolse la vita di Diego, di Giancarlo e di tutta la sua famiglia, sfollata a Calenzano ma che viveva in via Filippo Strozzi. Diego, dopo alcuni giorni di viaggio, nei vagoni bestiame, arriva in Austria, nel campo di concentramento. Resiste poco. A maggio 1944, dopo due mesi, una lettera del distaccamento delle SS di Firenze comunica alla moglie e ai figli che Diego Biagini era deceduto ai primi di aprile nell'infermeria di Mauthausen a causa delle ferite riportate dopo un bombardamento aereo dell’aviazione americana. Un comunicato di morte. «Nessuno di noi ha mai creduto a quella lettera - dice il figlio - mio padre era risoluto contro le ingiustizie e chissà che subendo le angherie tutti i giorni non abbia reagito e sia stato ucciso. Era una persona in forma, sana. È un’ ipotesi, ma mio padre è morto di morte violenta come tanti altri prima di entrare nei forni crematori».

Diego Biagini avrebbe voluto che l’unico maschio di casa continuasse gli studi, andasse al liceo Cicognini, un po’ l’orgoglio di tutti i pratesi soprattutto in quegli anni. «Smisi di studiare dopo le elementari. Erano tempi di miseria, dovevo accudire mia madre e tre sorelle. Avevo 13 anni, lasciai la scuola inizia a lavorare fra la Querce e Calenzano, a Travalle, per le truppe tedesche. Era l’unico modo per avere una zuppa la sera. Poi nel dopoguerra, operaio in fabbrica, delegato sindacale della Cgil, fino a che non entrai ai supermercati Superal. Da operaio generico sono diventato dirigente d’azienda, con la quinta elementare. Se il babbo mi ascolta, spero di averlo soddisfatto. Ho fatto del mio meglio, perché quel suo sogno di poter studiare l’ho avuto con me tutta la vita. Mi è mancato l’affetto e il sostegno di un padre in tantissimi momenti».

In piazza San Francesco una pietra c’inciampo ricorda Diego Biagini, nato a Prato nel 1894 assassinato a Mauthausen il 4 aprile 1944. E altre ricordano Renato Abati , Noris Bresci, Giovanni Guidotti, Ezio Maranghi e Valesco Vannucchi. 

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