Il Tirreno

Toscana

empoli 

Tunisino morì ammanettato, indagati poliziotti e medico

Matteo Leoni

Accolto il ricorso della vedova: il gip vuole capire se il decesso sia stato causato  da asfissia per la posizione in cui il 31enne venne tenuto durante i controlli

3 MINUTI DI LETTURA







Sdraiato. Ammanettato, forse in una posizione che potrebbe aver causato (o favorito) il decesso. Riparte l'inchiesta per la morte di Arafet Arfaoui, il 31enne tunisino deceduto durante un controllo della polizia giovedì 17 gennaio 2019 all'interno di un money transfer in centro a Empoli, con le manette ai polsi e le caviglie legate con una corda. Le indagini si erano fermate dopo la richiesta di archiviazione della pm Christine Von Borries. Ora ripartono per l'intervento del gip Gialuca Mancuso, che ha accolto la richiesta di opposizione all'archiviazione che era stata presentata dal legale della vedova del nordafricano, Azzurra Tampucci.

Il giudice per le indagini preliminari ha ordinato alla pm di eseguire nuovi accertamenti, tra cui una perizia medico legale, e ha anche ordinato alla magistrata di iscrivere nel registro degli indagati i 5 poliziotti e i 2 sanitari (un medico e un’infermiera), intervenuti nel money transfer la sera del 17 gennaio. Questo elemento segna una novità nell'inchiesta, che finora era sempre stata a carico di ignoti. Da precisare che la decisione di indagarli è stata presa anche a tutela degli stessi coinvolti nell'episodio, affinché possano nominare propri consulenti per seguire la perizia.

A gennaio 2019 Arfaoui era entrato nel money transfer di via Ferrucci intorno alle 17.50 per inviare soldi ai suoi genitori in Tunisia. Ma una delle banconote (da 20 euro) era falsa: ne nacque un diverbio con il commerciante, che chiamò il 113. Il 31enne era così agitato che gli agenti furono costretti a immobilizzarlo. Ma il suo cuore si fermò. Quando accusò il malore aveva le manette ai polsi e i piedi bloccati con un cordino, fornito agli agenti dal negoziante. Gli agenti erano stati costretti a immobilizzare l’uomo dopo che aveva dato in escandescenze. Secondo i consulenti nominati dal legale della moglie del nordafricano, l’avvocato Giovanni Conticelli, non è da escludere un'asfissia da posizionamento tra le cause della morte. Il giudice, accogliendo le richieste del legale, ha ordinato di eseguire una nuova perizia che stabilisca se la posizione nella quale gli agenti avrebbero tenuto il tunisino per circa 15 minuti, a terra prono, ammanettato e con le gambe legate con un cordino, possa averne provocato la morte per carenza di ossigeno. «Voglia la pubblica accusa disporre un maggior approfondimento in ordine alla morte di Arafet Arfaoui - si legge nelle carte - che tenga conto dell'incidente causale che può aver rivestito nel suo determinismo il mantenimento dello stesso in posizione prona per circa 15 minuti, ammanettato alle mani e legato alle gambe, e tenuto fermo da 3 poliziotti. In particolare - prosegue l’atto - dovrà accertarsi se le specifiche circostanze possano aver determinato la morte per una carenza di ossigeno rispetto al fabbisogno cardiaco». Sempre il gip ha disposto anche di eseguire ulteriori indagini sulla legittimità del comportamento degli agenti, in relazione all'utilizzo del cordino per legare le gambe di Arafet, e sulla correttezza della condotta del medico e dell'infermiera intervenuti, che si sarebbero avvicinati a lui solo 5 minuti dopo essere entrati nel money transfer, sebbene fosse a terra incosciente.

Il giudice ha quindi accolto i dubbi avanzati dall'avvocato Conticelli sui risultati degli accertamenti eseguiti fin qui dalla procura, in base ai quali «i poliziotti del commissariato di Empoli avrebbero usato nei suoi riguardi adeguate tecniche di contenzione e non avrebbero messo a rischio la sua incolumità». In base all'esame autoptico effettuato dal medico legale nominato sempre dalla procura, l'uomo, in forte stato di agitazione psicofisica, sarebbe deceduto per un arresto cardiaco verificatosi durante un'intossicazione acuta da cocaina, assunta circa un'ora prima della morte. Nessuna responsabilità sarebbe stata riscontrata a carico dei sanitari del 118, che non poterono fare nulla per salvarlo. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa