Attenzione
Dalle gomme all’acciaio in Toscana ci sono 5700 posti a rischio
Decine di vertenze aperte che riguardano 7400 lavoratori, escluso l’indotto. «Non esistono più i piani industriali. Mai partiti gli accordi di rilancio promessi»
Settecentocinquanta esuberi alla ex Continental di Fauglia. Tempo per “smaltirli”: quattro anni. È la crisi delle crisi in questo momento in Toscana. Moltiplicata per le famiglie che stanno dietro a ogni singolo lavoratore, è una bomba sociale pronta a far saltare in aria la tenuta economica e sociale di mezzo territorio pisano. Lo stabilimento Continental di Fauglia - ora si chiama Vitesco Technologies - va verso la catastrofe. Sì, ma è una catastrofe annunciata. Di quelle che «è meglio dirselo prima». Perché non si sa mai. Perché «noi si vuol salvare i lavoratori», per dirla con i sindacati. Che, però, con la crisi che non molla la presa, con difficoltà possono fare previsioni anche a medio termine.
L’unica certezza, nel lavoro che frana, è il qui e ora. Le vertenze aperte e gestite dal tavolo di crisi: a settembre 2019 riguardavano 7400 lavoratori (escluso l’indotto) e 5700 posti di lavoro. Nel senso che 1700 posti forse si potrebbero salvare: uno su 3 all’incirca. Come alla Sanac di Massa (siderurgia). Ma cosa succederà, ad esempio, ai 1800 dipendenti delle acciaierie di Piombino? O ai 400 dipendenti Whirlpool di Siena?
LA BOMBA A OROLOGERIA
I sindacati l'annuncio l'hanno dato il 21 novembre ai lavoratori: «È venuto a Fauglia il massimo responsabile del gruppo Vitesco, Hans Jurgen Braun, e ci ha detto dei 750 esuberi in quattro anni. Una roba così non s'era mai sentita in Italia nelle relazioni industriali». Parla Massimo Braccini, segretario Fiom Cgil Toscana, il sindacato dei metalmeccanici. «Poi però ci ha rassicurato. Braun ha detto che lo stabilimento rimarrà, che saranno fatti investimenti ecologici, che tutto va verso il motore elettrico». Certo. Il cambiamento epocale dell'economia verde. La visione di Greta Thunberg che arriva anche in Italia. Ma i lavoratori? I sindacati, Braccini in testa, hanno messo le mani avanti: «Ci stiamo. Vanno riconvertite le professionalità. Ma i lavoratori non si toccano. Nessuno deve finire a casa». E la formula magica è “motore elettrico”. Le auto a benzina devono sparire alla svelta sennò l'inquinamento ci ammazzerà tutti. Facile a dirsi. Pericolosissimo a farsi.
Intanto il presidente della Regione Enrico Rossi ha ricevuto rassicurazioni dai vertici dell'azienda. La Fiom nazionale ne ha parlato con il ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli. Mentre la bomba sociale a orologeria sta lì, nel pisano. Eppure la Continental è solo il simbolo di una devastazione che prende tutta la Toscana. Sono tante, troppe, le crisi aziendali. Son passati 12 anni dal tonfo del 2008 e non se ne vede la fine.
CANCELLI CHIUSI ALLA VIBAC
«Ieri mattina li hanno trovati così i lavoratori. Avevano dentro gli effetti personali. S'è dovuto trattare con l'azienda per riprenderli», dice Giuseppe Dentato, sindacalista Filctem Cgil della Vibac di Vinci. Là sono 122 i posti a rischio. Sesto giorno di presidio. L'azienda produce nastri adesivi. Ma il numero uno Pietro Battista vuole chiudere lo stabilimento. Dice che il mercato va male: «Non è vero. Tutto strumentale» controbatte Dentato. Due anni fa Battista ha concordato in Regione 2 milioni di investimenti nelle linee produttive di Vinci. Ma pare non sia bastato per recuperare mercato. Oggi c'è l'assemblea. Con Rossi.
AGITAZIONE ALLA GKN
«Ora basta. Sciopero!»: i lavoratori della Gkn a Campi Bisenzio incrociano le braccia. L'incontro con l'azienda del 14 gennaio non è servito a niente. E Fiom Cgil insieme alla Rsu Fiom manda una nota: «Chiediamo un incontro urgente con il presidente Rossi. Vogliamo chiarezza sugli oltre 450 lavoratori dello stabilimento, venti dei quali col contestato contratto di staff leasing». La Gkn produce componentistica per i settori automobilistico e aerospaziale. La vertenza dura da oltre un anno, ma dopo una girandola di incontri con azienda e Regione, il piano industriale che la multinazionale, di proprietà del fondo di investimento Melrose, dovrebbe mettere in campo non è mai saltato fuori.
NAVIGARE A VISTA
Già, i piani industriali. «E chi li vede più. Figuriamoci poi se le aziende ci dicono i fabbisogni di personale. Si va a occhio», attacca Mirko Lami della segreteria Cgil Toscana. Stessa storia per gli accordi programma relativi alle aree di crisi complessa Livorno e Piombino. «Mai partiti», dice lapidario Lami. Lapidaria anche la segretaria di Uil Toscana Annalisa Nocentini sul patto per lo sviluppo firmato in Regione con tutte le parti sociali. È l'intesa da 8 miliardi d'investimenti per creare 110mila posti in 5 anni. «Io da luglio non ho visto nulla». —
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