Sicurezza
Muore a 8 mesi disadratato, condannati a 6 mesi i genitori
Per il tribunale la mamma e il papà hanno sottovalutato la patologia del figlio che era stato anche ricoverato in ospedale: equivoco sulla data del controllo
FIRENZE. È un virus gastrointestinale come tanti. Un po' di riposo, qualche probiotico consigliato dal medico di famiglia, e passa da solo. Questo pensano i genitori nell’estate del 2015. E invece il bimbo, di soli 8 mesi, muore nel giro di dieci giorni per arresto cardiaco dovuto a disidratazione. Siamo in agosto, in provincia di Firenze, nel Mugello. Per quel decesso adesso il tribunale di Firenze ha condannato per omicidio colposo i genitori del piccolo: sei mesi di reclusione ciascuno, pena sospesa. L'accusa è di omicidio colposo. Assolto, invece, il pediatra dell'ospedale che aveva dimesso il piccolo dopo 2 giorni di terapia a base di antibiotici e soluzione reidratante.
L'ACCUSA
Per l'accusa il papà e la mamma avrebbero talmente sottovalutato la gravità delle condizioni del piccolo, affetto da una patologia per la quale si trovava sottopeso già prima di ammalarsi di gastroenterite. Tuttavia - è la tesi dell’accusa - il giorno in cui il bimbo morì , i genitori gli fecero saltare una visita di controllo in ospedale per portarlo addirittura in piscina, facendogli anche fare il bagno. Ma i genitori hanno negato questa versione durante il processo.
LA RICOSTRUZIONE
Tutto inizia con una semplice dissenteria del piccolo. Dopo i primi giorni di dissenteria, i genitori telefonato al pediatra di famiglia che, senza visitare il piccolo, consiglia di fargli assumere un probiotico. Dopo circa 10 giorni che accusava i sintomi di una gastroenterite, su indicazione anche del pediatra curante, il bimbo viene portato in ospedale.
IL RICOVERO
Il bimbo, dunque, viene ricoverato. Con la soluzione reidratante assunta per via endovenosa la sua situazione, comunque, migliora. I genitori sperano che potrà tornare presto a casa, dove ad aspettarli ci sono altri due fratellini più grandi. Dopo 48 ore la diarrea persiste, il peso è diminuito ancora, ma i parametri vitali sono migliorati, grazie ai sali minerali assunti. Il medico, che poi sarà assolto dal tribunale con formula piena, decide di dimetterlo.
LE DIMISSIONI
Nella lettera di dimissioni dall’ospedale, però, secondo l’accusa mancherebbe un'indicazione fondamentale del medico ai genitori: quella di far bere al bimbo una soluzione reidratante. Quando lo fa uscire dal reparto il dottore fissa una visita di controllo per il bimbo di lì a 48 ore, alle 10 di domenica 9 agosto. È a questo punto che, a detta dei genitori e del loro difensore, avvocato Iacopo Scaffai, si verifica un tragico fraintendimento.
L'EQUIVOCO
Il medico, secondo i genitori, avrebbe detto loro «ci vediamo lunedì» e non domenica come invece indicato nel foglio di dimissioni. Il papà e la mamma non controllano il foglio, si fidano di quello che hanno capito parlando con il dottore e così la domenica non si presentano alla visita programmata. Convinti, appunto, che la visita fosse prevista per il giorno dopo. Durante la giornata il bimbo, però, continua a stare male, assume due bustine di soluzione reidratante, una la mattina e il pomeriggio, insieme a un antidiarroico. La sera mangia mezzo omogeneizzato di mela.
LA SITUAZIONE PRECIPITA
Poi, all’improvviso, il bimbo inizia a respirare in modo affannoso: sta male. Parte la chiamata al 118. Quando arrivano i soccorritori è già tardi. La madre, parlando con il medico del 118 intervenuto dopo il decesso del bambino, e la cui testimonianza è finita agli atti del processo, avrebbe raccontato di averlo persino portato in piscina nel corso della giornata e di avergli fatto fare il bagno. La testimonianza del medico è stata confermata dagli infermieri che erano con lui. Tuttavia i genitori, sentiti in aula durante il processo, hanno negato di aver portato il figlio in piscina, precisando che quella frase era riferita a una gita di famiglia fatta alcuni giorni prima, quando appunto il piccolo «stava bene». In base alle verifiche dei carabinieri, condotte sui registri presenze delle piscine e attraverso la raccolta di testimonianze, la presenza della famiglia non sarebbe stata accertata quel giorno in alcuna piscina del Mugello. Perciò di «sentenza incomprendibile» parla l'avvocato difensore della famiglia, Iacopo Scaffai, che annuncia l'intenzione di ricorrere in appello contro la condanna di primo grado dei genitori.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
