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TURISMO

L’Abetone va di moda più 15mila turisti negli ultimi 4 anni ma serve «più neve»

Gianni Tacchi
L’Abetone va di moda più 15mila turisti negli ultimi 4 anni ma serve «più neve»

Gli impiantisti si lamentano e chiedono investimenti. L’assessore Ciuoffo: «Non sta a noi sostituirci alle imprese»

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C’è chi ama sciare e non rinuncia alla classica settimana bianca, chi preferisce le ciaspole per un’escursione tra i boschi, chi sceglie la neve per qualche giorno di relax e chi decide per la prima volta di mettersi gli sci.

Voglia di montagna, insomma, voglia di un turismo invernale che in Toscana continua a crescere. Lo dimostrano i numeri raccolti dall’agenzia Toscana promozione turistica, che da quattro anni lavora con i territori per promuovere l’offerta regionale. Considerando tutta la montagna toscana (Appennino pistoiese, monte Amiata, alta Garfagnana e Lunigiana) e tutte le strutture ricettive di quelle zone (alberghi, residence, affitti tramite Airbnb), la presenza dei turisti – che in media restano 2-3 notti – è in forte aumento: tra il dicembre 2018 e i primi due mesi del 2019, sono stati 75.303 i clienti registrati per un totale di 174.216 notti, con una crescita non indifferente rispetto all’anno precedente (70.898 turisti, 170.781 pernottamenti). Ma il boom è più evidente facendo un paragone con la fine del 2014 e l’inizio del 2015: all’epoca furono poco più di 60mila i clienti, 60.270 per la precisione, mentre le notti passate in montagna arrivarono intorno a quota 155mila (155.281), così nel giro di quattro anni c’è stato un aumento di 15mila turisti (+25%) e quasi 19mila pernottamenti (+12,2%). Tutto senza dimenticare chi ha una casa di proprietà in montagna e chi parte in mattinata e rientra di sera per una giornata sugli sci, appassionati che non toccano le strutture ricettive ma che contribuiscono comunque al turismo bianco della Toscana (skipass, scuole di sci, rifugi…).

IL BILANCIO

La crescita degli ultimi anni è in linea con quanto registrato nelle ultime settimane, anche se in montagna la stagione è ancora lunga e gli operatori aspettano il mese di febbraio per un bilancio definitivo. «Per ora il riscontro è positivo», fanno sapere dall’Abetone, dove però c’è più soddisfazione per gli alberghi che per gli impianti di risalita. D’altronde le temperature sono alte, nel periodo natalizio non ci sono state nevicate e quindi le società del settore vanno avanti con l’innevamento artificiale, aspetti che comunque non scoraggiano i turisti. «I dati degli ultimi anni – interviene Francesco Palumbo, il direttore dell’agenzia Toscana promozione turistica – confermano che la Toscana è in grado di offrire opportunità anche nel periodo invernale. Siamo inseriti in un contesto in cui è necessario garantire una strategia mirata, in modo tale da integrare i servizi e strutturare l’offerta turistica: la proposta di soggiorno deve unire la pratica sportiva ai luoghi da visitare e agli eventi gastronomici».

Un patrimonio da valorizzare sempre di più, tanto che «recentemente – prosegue Palumbo – è stata presentata un’offerta che, grazie anche al coordinamento del turismo avventura, prevede un impulso maggiore per guardare verso nuovi mercati e favorire la sinergia tra operatori: noi ci stiamo impegnando su questo fronte con il piano operativo regionale proprio per ottenere qualità nel prodotto turistico».

IL FUTURO

La presenza dei turisti e la voglia di neve non nascondono però i problemi della montagna toscana, a partire dall’Appennino pistoiese, dove società importanti come la Saf e la Val di Luce fanno fatica. Un po’la mancanza di neve naturale, un po’ il cambiamento climatico, ma soprattutto – dicono – gli impianti che non sono all’altezza del Trentino e della Valle d’Aosta. E c’è chi aggiunge anche il problema dell’infrastruttura stradale, con tempi lunghi per raggiungere per esempio l’Abetone. «Serve un aiuto dalle istituzioni, Regione e Stato devono occuparsi seriamente dell’Appennino tosco-emiliano», ripetono gli operatori. «Capisco la situazione – commenta Stefano Ciuoffo, assessore regionale al turismo e all’industria alberghiera – però la mancanza di neve naturale è un problema anche sulle Alpi e a questo non può rispondere la politica. La Regione c’è, c’è per aiutare e per mettere le imprese nelle condizioni di superare momenti difficili, proprio come si è visto in passato, ma questa non può essere la soluzione strutturale». Così Ciuoffo si rivolge direttamente agli operatori. «Se a gennaio, anziché promuovere le attività, chiedono l’intervento del soggetto pubblico, significa che c’è qualcosa di sbagliato. Ormai la stagione invernale si sta allungando: in Italia ci sono località con impianti aperti tutto l’anno, realtà che hanno aumentato i servizi e hanno risolto i problemi. Io non pretendo di suggerire l’attività di impresa, ma stimolo tutti a fare il proprio mestiere con determinazione: in montagna gli spazi ci sono, serve una riorganizzazione a livello di aperture, servizi e ospitalità. Un’impresa non può andare avanti con le sovvenzioni». —
 

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