Sicurezza
Regionali, l’esordio di Giani: «Una donna "verde" come vice, Salvini qui non fa paura»
Il candidato del centrosinistra lancia la corsa da San Miniato: «La Tirrenica sarà una priorità». E si affida al guru di Sala
SAN MINIATO. Ogni tanto si gira dal piedistallo di acciaio manco fosse la lancetta di una bussola. Ogni luogo che indica, una proprietà della Toscana, una sua ricchezza. «Guardate laggiù, la Calvana e come non ricordare il tessile di Prato, poi l’Appennino pistoiese più in là... E se aguzzate lo sguardo, magari col binocolo, si vedono anche le foreste casentinesi, Arezzo. E il monte Serra, Pisa, che grande Pisa con la Normale, il Sant’Anna, la robotica...». Ancora un periodare paludato e assorto, una raffica gelida, le bandiere d’Italia, d’Europa e della Toscana che schioccano come fruste, e Eugenio Giani riprende: «E poi Firenze alla mia destra, e all’orizzonte le Apuane, svettano la Pania e il Pizzo d’Uccello, lì ci sono Lucca e Massa Carrara». Che quasi vien da suggerirglielo, eh sì, il turismo della città d’arte e l’industria del marmo. «E dietro la Torre, laggiù, lo Stagno di Livorno, il mare. Il porto di Livorno per noi sarà centrale, la porta della regione». Altro che «Toscana diffusa», che giura sarà lo slogan della campagna elettorale, questo è un discorso diffuso. Ché San Miniato e la rocca di Federico II mica li ha scelti a caso.
Il Giani day non dimentica nulla e nessuno. È lui stesso a chiarirlo. «Ho scelto San Miniato perché qui ci sono nato, e la forza maggiore si trova sempre alle origini. Poi è il centro geografico della Toscana,da quassù perché da qui si vedono almeno nove province su dieci. E poi è uno dei simboli dei piccoli borghi, delle aree interne da valorizzare».
Trenta minuti di discorso, lui in piedi, giacca blu, cravatta rossa, un baluginio psichedelico sulla fronte per quei faretti puntati addosso e una telecamera appesa su un braccio mobile che nemmeno a Sanremo. Il set concepito da Massimo Gramigni, manager fiorentino di eventi e concerti. Trenta minuti di prose sparse per dire che la regione che immagina per il 2025 non sarà solo quella dei grandi centri, tutta protesa verso le locomotive economiche, Firenze, Prato, Siena, insomma il gigantesco quartiere Parioli impiantato nel cuore della regione, fortino di voti per le élite che però potrebbe non bastare per battere Salvini. E allora «basta con la Toscana a due e tre velocità», dice Giani, «una delle cose per cui mi impegnerò di più è la Tirrenica. Va fatta, ammodernata. E lo stesso sulla costa vanno potenziate le ferrovie». Ma poi, davanti a una cinquantina di giornalisti, enumera sì gli aeroporti, ma anche piccole-grandi opere, come il ponte da Lastra a Signa o la Cipressina sull’Amiata, «perché voglio unire città e contado». Ricorda di aver girato tutti i 273 Comuni. «Pietro Leopoldo le chiamava comunità, sentite che bella parola, co-mu-ni-tà».
Conferma di aver accettato la richiesta della Sinistra per un check-up, una verifica alla riforma delle Asl: «Vedremo se servirà aumentare le Asl o rinforzare i piccoli ospedali. Parliamo sempre di grandi centri Careggi, Cisanello, Le Scotte, ma posti come Fivizzano, Barga, Castelnuovo hanno bisogno di attenzione, magari di un direttore».
Insomma, Giani non le cita mai (guai farlo, sono ormai un refrain un po’ stantio nelle analisi sulle sconfitte della sinistra), ma parla alle periferie. Quelle sociali, esistenziali ed economiche, quelle in cui i dem precipitarono a marzo 2018 e anche nel voto delle Europee di giugno. Senza Toscana diffusa rischierebbe di non esistere più la Toscana rossa.
E non è un caso che il Giani-day sia diffuso pure in diretta Facebook e YouTube. L’ex assessore fiorentino, in politica da più di 30 anni, sarà pure un po’ vintage, ma ha ingaggiato uno dei migliori giganti per macinare consenso sui social. Per i prossimi mesi sarà la Momentum di Stefano Origlia a gestire ogni sua mossa mediatica, la stessa agenzia con cui hanno vinto Beppe Sala a Milano, Vincenzo De Luca in Campania e Matteo Biffoni a Prato.
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Il comitato elettorale è affollatissimo (e alle 21 sono in mille ad ascoltarlo alla Casa culturale). L’ha voluto a San Miniato Basso, frazione il Pinocchio. «A 50 metri da qui facevo l’asilo». Ad ascoltarlo arrivano consiglieri regionali, assessori. Ma Giani non guarda solo al Pd. Per questo sottolinea di aver tenuto insieme moderati e sinistra. Per questo ascolterà i suggerimenti dei Verdi e «nominerò una vicepresidente donna con una sensibilità e competenze ecologiste. Una figura fuori dai partiti». Per questo, confida, «la Sinistra potrà ambire all’assessorato alla sanità se supererà il 3%». Una scossa per le ambizioni di Stefania Saccardi e di Italia Viva di Matteo Renzi. Dalla cui orbita sembra sempre più lontano, autonomo.
Risponde punto su punto, Giani. Mai una sbavatura, un errore. E le Sardine, farà la lista Giovani per Giani con cui dare loro rappresentanza? «No. Mi piacciono quei ragazzi. Li stimo, ma non vorrei apparire come uno che vuole metterci sopra la cappella». «Il discorso l’ha ripassato tutta la notte, una cappella ci sta», ride un collaboratore. «L’autonomia, il federalismo» così sono uno dei punti con cui sfidare Salvini. «Paura della Lega? No, non hanno un programma né un candidato né classe dirigente. E mancano 125 giorni al voto. Come faranno a girare 273 Comuni? Io l’ho fatto e ora batterò a tappeto 40 aree». La Lega è in ritardo, anche perché - è convinto - il Capitano non potrà mettere le tende in Toscana come ha fatto in Emilia. «Ci sono anche altre regioni al voto». Anche se i sondaggi, ammette, danno centrosinistra e centrodestra sopra il 40%. Un motivo in più per coltivare «il rapporto costruttivo con i 5Stelle», anche «in vista del ballottaggio». Casomai buttasse male e Salvini in Toscana decidesse di metterci davvero le tende.
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