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Junior Cally, una polemica che almeno ha scosso le coscienze

Ilaria Bonuccelli
Junior Cally, una polemica che almeno ha scosso le coscienze

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Il problema è sollevato. Ignorarlo è impossibile. Non c’entra la politica, anche se ci vuole entrare a forza. È che in questi giorni non c’è social - Whatsapp, Facebook, perfino il desueto messenger - che non ti scarichi l’invito: scrivi una mail alla Rai. “Considero vergognoso che partecipi a Sanremo Junior Cally....”. Il rapper è messo al bando. L’untore del sessismo è indicato: parla di stupro, donne troie, femminicidio. L’ha fatto negli ultimi tre anni con le sue canzoni e ce ne accorgiamo solo ora che va (vorrebbe andare) a Sanremo. Meglio tardi che mai. Quasi quasi bisognerebbe ringraziarlo per la scossa che ha dato alle coscienze. Sempre piuttosto sopite, quando si parla di violenza di genere. Il dibattito che si sta scaldando lo dimostra. È tutto concentrato su “Cally fuori o dentro Sanremo” seguendo i binari classici della politica italiana: non i contenuti, ma gli schieramenti. Secondo questo copione la Lega sta zitta, Salvini dice cose sbagliate (ed è vero: fuori o dentro casa la violenza è inaccettabile). La sinistra sa di cosa parla. Le donne sanno meglio degli uomini cosa dire. Solo schieramenti e nessuna alleanza per contrastare un fenomeno che, invece, ha una radice comune: l’odio. Come si può battere un fenomeno così profondo, dividendoci? Questa non è una battaglia partigiana. Quella contro la violenza di genere è una battaglia di tutti. Sbagliare mira ci condanna al fallimento. E recuperare fallimenti in questo settore significa restare indietro di anni.

Prendiamo il caso specifico: il linguaggio aberrante di Junior Cally, il rapper mascherato che cela il volto di Antonio Signore, 29enne romano. Tutti ci stiamo indignando perché il (quasi) giovane inneggia a stupro e femminicidio. Ma questo fatto sta diventando un pretesto per accapigliarsi. Per imbastire una gara su chi trova la soluzione più ingegnosa contro il nuovo nemico pubblico. Contro il colpevole di tutte le violenze sulle donne. Un colpevole comodo: è cattivo e quindi si presta bene agli attacchi. È indifendibile. Ma è anche un colpevole pericoloso per la causa vera: la riflessione sul linguaggio. Ci fa vedere la trave grande nell’occhio. Ma ci illude anche che sia l’unica. Ci illude, appunto. Perché tutti i programmi sono colpevoli di messaggi inadeguati. Anche quelli insospettabili. Amore criminale, ad esempio. Su Rai3. Un esordio domenica sera, con scivolone. Un procuratore che dice: “La violenza esplode quando la vittima se ne va”. Quando abbandona il compagno. Si parla di una ragazza di 21 anni assassinata: uccisa dopo che aveva chiesto aiuto alle istituzioni tante volte. Anche quando non era separata. Perché la violenza inizia prima di andarsene. Quando non sembra violenza, ma già lo è.

Perciò va bene contestare Junior Cally. Ma senza sottovalutare i “passi indietro” o altre parole sbagliate. Non ci sono espressioni fraintese nella violenza: ci sono retaggi culturali che, nostro malgrado, affiorano nel linguaggio. E se la musica sta finendo per Cally, facciamo in modo che cambi per tutti. Anche per chi crede di suonare quella giusta.
 

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