Proteste
Il tempo della tattica, l'assenza della visione
Non è facile trovare un’unica espressione con cui definire l’attuale condizione dell’anomalo dibattito politico italiano. Forse, il termine in grado, più di altri, di restituire il senso complessivo dei diversi posizionamenti coltivati da partiti e movimenti potrebbe essere quello di “tattica” o, meglio ancora, di “tattiche”.
Con questo termine si intende il metodo utilizzato per raggiungere obiettivi specifici senza però disporre di una visione generale, strategica. La tattica può essere molto incisiva, tende ad avere efficacia nel breve periodo e per scopi ben delimitati, ma, spesso, esaurisce altrettanto rapidamente i propri effetti se non si lega a una prospettiva di più ampio respiro, che non può essere quella, come sembra accadere nel caso italiano, di reiterare all’infinito più tattiche, appunto, applicate caso per caso a contenuti distinti. Soprattutto la tattica ha in sé una dimensione militare che le conferisce i caratteri dello strumento con cui “conquistare”, prima ancora che coinvolgere, i suoi destinatari. Gli esempi, in tal senso, sono molteplici, anche solo riferendosi alle ultime settimane.
Il referendum confermativo del taglio dei parlamentari utilizzato come strumento per creare una finestra elettorale è un evidente esempio di tattica; la proposta, avanzata in origine, in base alle procedure costituzionali, per sapere quale sia il parere degli italiani rispetto alla riduzione del numero dei parlamentari sembrava avere fin dall’origine il carattere del tentativo di aprire uno spazio temporale in cui si sarebbe potuti tornare a votare, anticipatamente, con la legge precedente, priva del taglio dei parlamentari. La successiva, recente, modifica del numero e della provenienza dei firmatari della proposta e le loro motivazioni hanno confermato questa impressione e, dunque, una materia così delicata come la composizione della rappresentanza parlamentare è stata derubricata ad escamotage per accelerare il voto, secondo una logica dove la tattica prevale indubbiamente sulla strategia.
Una considerazione analoga vale per la decisione, espressa da parte di alcune forze politiche, di sospendere le deliberazioni in merito alla immunità all’onorevole Salvini per il caso della nave Gregoretti, superata con un’anomala mossa della presidenza del Senato. Anche qui a prevalere è la soluzione tattica di rinviare ogni scelta all’indomani delle imminenti elezioni regionali in Emilia e in Calabria per non far gravare sul voto la questione di un eventuale “martirio” del leader della Lega. Sempre per evitare riflessi sulla prossima tornata elettorale, il premier Conte ha, “tatticamente”, rimandato la verifica di governo e da tempo continua ad esprimere formulazioni assai generiche in merito alla futura azione programmatica.
Ancora in tema di leggi elettorali, lo stesso referendum, ora bocciato dalla Consulta, per eliminare le quote proporzionali senza affrontare la questione in termini più generali aveva il sapore della tattica e parimenti tattica era la contromossa della maggioranza di modificare la medesima legge elettorale, il Rosatellum, per rendere ininfluente l’effetto del quesito referendario e non ostacolare il ritorno al proporzionale, oggetto di un accordo di breve respiro fra Pd e Movimento 5 Stelle; in sintesi, davvero, il trionfo delle alchimie. Per fornire altri esempi si può citare la recente legge di bilancio che, in modo estremamente tattico, ha introdotto scadenze differite per vari provvedimenti e ben 44 miliardi di clausole di salvaguardia, destinate a scattare nei prossimi due anni, abbandonando ogni prospettiva stratetigica.
Persino le modificazioni dei partiti paiono espedienti tattici: “la ristrutturazione” del Movimento 5 Stelle, le ipotesi di Costituenti o di cantieri a sinistra, la trasformazione della Lega in partito “nazionale” vengono calendarizzate, tatticamente, a ridosso di appuntamenti elettorali per capitalizzare i consensi, rimuovendo le critiche e le fratture interne e promettendo un “dopo” migliore, o comunque diverso. La crisi libica dimostra, poi, che neppure le vicende internazionali sono sfuggite alla tattica; l’unico ministro, di fatto, che se ne è occupato è stato costantemente quello degli Interni perché i rapporti con l’altra sponda del Mediterraneo dovevano essere gestiti nell’ottica, di brevissimo periodo, e quindi molto tattica, di evitare l’arrivo dei migranti, pericolosissimo in termini elettorali. E proprio questo risulta essere, per molti versi, il punto nodale.
Le tattiche, come accennato, hanno per loro natura un obbiettivo immediato e ormai l’unico obbiettivo della battaglia politica italiana è costituito dal successo elettorale ad ogni possibile tornata, nell'ambito di un'idea della politica dove il voto è il solo valore assoluto; non conta come si consegue, non hanno troppo peso i programmi o le coerenze. Non hanno un ruolo decisivo le visioni, né le immagini del futuro, non ha spazio la realizzabilità dei progetti di lunga durata; il “qui e subito” è divenuto l’imperativo categorico della nostra politica che cancella ogni ipotesi che non abbia un respiro cortissimo. La tattica elevata a unico strumento politico e il voto considerato come il solo fine della politica sono così due aspetti dello stesso fenomeno di disorientamento italiano che mostra di ragionare nel breve e, al contempo, di prolungare una legislatura ben al di là della sua naturale durata vera.
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