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Il pronto soccorso delle piccole cose

Marco Sabia
La sala d'attesa del cosiddetto "Pronto soccorso de La Rosa", l'ambulatorio di Cure primarie attivo da anni all'interno della Casa della salute a Terricciola, punto di riferimento per tutti i Comuni della Valdera, per interventi non gravi. A destra il dottor Stefano Moscardini, ideatore e oggi responsabile dell'ambulatorio di cure primarie
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La sala d'attesa del cosiddetto "Pronto soccorso de La Rosa", l'ambulatorio di Cure primarie attivo da anni all'interno della Casa della salute a Terricciola, punto di riferimento per tutti i Comuni della Valdera, per interventi non gravi. A destra il dottor Stefano Moscardini, ideatore e oggi responsabile dell'ambulatorio di cure primarie

A Terricciola l’ambulatorio aperto nel 2006 all’interno della Casa della Salute è diventato il punto di riferimento per tutte le urgenze “non gravi” del territorio: ci sono fino a 70 accessi al giorno

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Per riuscire in questa “impresa” si sono costituiti in una cooperativa di medici. Hanno dato vita a Terricciola (Pisa, Valdera) a quello che gli utenti chiamano il “Pronto soccorso de La Rosa”: l’ambulatorio di cure primarie (questo il nome “tecnico”) si rivolge ai cittadini del territorio di Terricciola, Peccioli, Capannoli, Palaia e Lajatico offrendo, all’interno della Casa della salute de La Rosa di Terricciola, un servizio sanitario attivo 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno. È possibile con un medico di medicina generale di giorno nei feriali, che effettua consulenze telefoniche e attività ambulatoriali per patologie urgenti non gravi e di primo soccorso, come punture di insetto, allergie, patologie osteoarticolari, vertigini, febbre, coliche, piccoli traumi, ferite superficiali. A questo medico si aggiungono 2 medici di continuità assistenziale nelle 12 ore diurne prefestive e festive per le attività ambulatoriali per patologie urgenti non gravi e di primo soccorso, visite domiciliari urgenti e consulenze telefoniche. Oltre alla guardia medica nelle 12 ore notturne, sempre reperibile, per visite domiciliari urgenti e consulenze telefoniche. Insomma, alla Casa della Salute de La Rosa, dal 2006, c’è sempre un professionista per medicazioni, piccoli traumi e ferite, coliche, epistassi ma anche esami strumentali. Questi medici - oltre a visitare “tradizionalmente”- i loro pazienti sia nei loro ambulatori che alla Casa della salute, a turno si occupano dell'ambulatorio di cure primarie, primo “filtro” per i casi meno gravi altrimenti destinati al pronto soccorso. Un punto di riferimento (nel territorio dell’Asl Toscana Nord Ovest) nato da un’idea del referente della struttura, il dottor Stefano Moscardini.

Dottor Moscardini, quanto è importante un punto di riferimento “a metà” tra la cittadinanza e l’ospedale?

«È fondamentale, soprattutto in territori vasti come il nostro: le persone hanno bisogno di avere un punto di riferimento a cui rivolgersi per una risposta certa. Allo stesso tempo con il nostro lavoro sgraviamo della metà il pronto soccorso di codici bianchi, celesti e verdi. La Casa della salute è nata nel 2006 e al suo interno abbiamo istituito un ambulatorio di cure primarie, grazie al lavoro a turno di 16 medici di medicina generale e 4 di continuità assistenziale. Ogni giorno dalle 8 alle 20 ci sono un medico e un infermiere pronti a intervenire; nei festivi e nei notturni la guardia medica è a disposizione e sempre reperibile per visite e prescrizioni. Per come la vediamo noi, la Casa della salute è il secondo pilastro della sanità, subito dopo l’ospedale. Noi, poi, siamo diventati il “Pronto soccorso” de La Rosa, grazie all’ambulatorio per le cure primarie».

Come è strutturato questo ambulatorio?

«L’ambulatorio è aperto sia ai nostri pazienti (gratuitamente), sia a chi viene da fuori (pagando 15 euro). Facciamo degli esempi: si può fare la misurazione della pressione e la prescrizione delle medicine, così come suturare ferite o medicarle, fare elettrocardiogramma, gestire coliche e choc anafilattici. Se una persona è punta da un insetto e va in choc anafilattico siamo in grado di somministrare cortisone e adrenalina, così da tamponare la fase acuta in attesa del trasporto in ospedale. Ci è accaduto che una persona ci cadesse praticamente davanti dopo esser stata punta e siamo riusciti a prenderla in tempo».

E per eventuali fratture? «Se un paziente, invece, ha un trauma abbiamo un filo diretto con la radiologia dell’ospedale di Pontedera per fare gli esami. Allo stesso modo chi è in servizio può occuparsi di una situazione di epistassi nasale (perdita di sangue dal naso); se poi l’emorragia non viene fermata abbiamo comunque un canale diretto con l’otorinolaringoiatria dell’ospedale. Siamo anche in grado di fare trasfusioni – non su pazienti critici – e di occuparci di persone con patologie croniche, come il diabete di tipo 2».

Quanto questo lavoro sgrava pronto soccorso e ospedale?

«L’ambulatorio per le cure primarie registra circa 60-70 accessi al giorno, 21mila all’anno. Con gli anni siamo riusciti a dimezzare gli accessi al pronto soccorso di codici bianchi, celesti e verdi. Senza contare che abbiamo un 20% di pazienti che non fanno riferimento ai nostri Comuni e una buona parte di pazienti pediatrici. E poi abbiamo registrato che in generale da queste zone ci sono meno accessi al pronto soccorso, anche nell’orario notturno quando c’è la guardia medica. Questo vuol dire che il servizio è strutturato bene».

Le persone come hanno risposto al servizio?

«Bene, anche perché questi sono territori non proprio vicini agli ospedali ma hanno importanti bisogni assistenziali. È stato importante anche per noi, perché l’unione fa la forza, il nostro lavorare in rete e condividere protocolli ed idee fa la differenza».

Effettuate anche esami strumentali gratis: come?

«Si chiama “medicina vocazionale” e vuol dire che mettiamo a disposizione alcune ore del nostro tempo per fare esami specialistici, come elettrocardiogrammi, ecografie e spirometrie. Stesso discorso per la piccola chirurgia ambulatoriale: cisti sebacee, nei, verruche. E al paziente non costa nulla».

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