Toscana
La visita al Tirreno di Nicolas: così il piccolo guerriero del fiume realizza il suo desiderio
Il bambino salvato dal padre ora sta bene. Voleva visitare il Tirreno e siamo stati felici di accoglierlo. La riunione, la tipografia e... le foto di Ronaldo
LIVORNO. «C’è stato un incidente sulle Apuane. Un uomo è caduto dalla montagna. L’ho già visto anche sul telefonino della mia mamma. Eppoi anche un’altra cosa. Voglio dire un’altra cosa: ma lo sapete che le strade di Prato sono piene di buche? ». A metà pomeriggio, verso le 17, 30, Nicolas Zullo parla in vivavoce dalla stanza delle riunioni de Il Tirreno a Livorno. È in collegamento con tutte le redazioni locali. Partecipa, domanda, ascolta. E dà anche qualche dritta. Tipo quella delle strade piene di buche «che mi fanno saltare» a Prato.
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Nicolas è al Tirreno perché da vuole diventare giornalista. Con il consenso dei genitori ne pubblichiamo le foto perché è stato un suo desiderio vedersi sul giornale. E il suo desiderio lo ha espresso con chiarezza quando era ricoverato al Meyer. Parlava a fatica, perché aveva rischiato di annegare nella Pescia, in Valdinievole. Suo papà Daniele si era buttato per salvarlo, anche se non sa nuotare e la mamma Antonella aveva chiamato i soccorsi. Appena si è ripreso l’ha detto con chiarezza, poi l’ha ripetuto: cosa voglio fare? Visitare un giornale.
Perciò da Traversagna, dove abita, comune di Massa e Cozzile, è venuto a Livorno. Annota con cura il numero della redazione di Pistoia: se c’è bisogno “passerà” le notizie fresche. Si sente già pronto a fare il corrispondente. Nicolas in redazione è accompagnato dal babbo Daniele Zullo e dalla mamma Antonella Sarnataro: ora che si è rimesso vuole vedere come funziona un giornale. E dimenticare di quando è scivolato con la bici nel fiume Pescia la domenica prima di Natale. Babbo Daniele s’è tuffato per salvarlo. E poi un signore, che finalmente ha un nome – Stefano –ha tirato fuori con la fune prima il bimbo poi il babbo. Salvi tutte e due. Grazie anche alle cure del Meyer.
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Così ieri Nicolas è venuto al Tirreno. A riceverlo il direttore Fabrizio Brancoli, mano sulla spalla, lo accompagna in giro per la redazione. Prima tappa: la sala delle riunioni. Ma la domenica è il giorno del calcio. Sulle tv vanno in onda le partite della serie A. «Io sono tifoso della Juve», dice al capo dello sport Giorgio Billeri e al redattore del web, Mario Moscadelli. Billeri e Moscadelli lo mettono alla prova con le foto. Questo chi è? . «È Dybala». E questo? «Cristiano Ronaldo». Test superato. Seconda tappa: l’area di preparazione tipografica. «È qui che vengono mandate le pagine del giornale. Io che faccio il proto le controllo e poi le spedisco a stampare a Firenze» spiega Maurizio Besso. «Ma te ti chiami Proto? » domanda. «Si, ma solo di cognome», strizza l’occhio Maurizio. Terza tappa: la stanza del direttore. «Nicolas. Quando vieni chiamato qui vuol dire che ti devono tirare le orecchie eh», ammonisce Ilaria Bonuccelli, caposervizio della Toscana. E il direttore: «Certi giorni le orecchie le tiro fino a terra». E giù risate. Perché oggi niente tirate d’orecchie. Ma regali. Zaini e cappellini de Il Tirreno. E un bel po’ di libri. «Sì, perché bisogna che per scrivere bene, tu legga tanto», dice Brancoli. Nicolas realizza un suo piccolo desiderio. Ha visitato la nostra redazione e noi siamo felici. Magari, quando sarà grande, comincerà a fare il giornalista.
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