Sicurezza
Passeggeri in calo Pisa perde quota per la prima volta E Firenze vola
Il 2019 chiude a -1,4%. Azionisti in allarme, tornano i dubbi sull’alleanza toscana. Naldi: «Solo fattori contingenti»
PISA. Per la prima volta giù, il Galilei in fase di atterraggio. Per la prima volta il segno meno in una voce sul traffico aereo, un diagramma declinante dopo una scia di crescite «boom», dopo primati toscani da esibire a ogni giro di boa in un auto-annunciato decollo infinito. Per la prima volta una turbolenza, una perdita di quota, la rotta che curva verso il basso: perché l’aeroporto di Pisa quest’anno non si conquisterà titoli e aperture di giornali e Tg con il suo consueto «record di passeggeri», quest’anno certificherà di aver chiuso il 2019 con un «calo», parola quasi impronunciabile fino a poco tempo fa nel management di Toscana Aeroporti. Non ci sono ancora i dati ufficiali, ma sì, racconta una fonte della società al Tirreno, sono 76 mila i passeggeri persi rispetto all’anno precedente, una riduzione dell’1,4%.
I voli cancellati
«Nulla che ci spaventi - dice Roberto Naldi, vicepresidente e rappresentante di Corporacion America, il gigante argentino che vanta la quota di maggioranza - La riduzione non ci preoccupa perché è frutto di fattori contingenti: Ryanair ha ridotto la sua operatività perché ha dovuto sospendere per un periodo una rotta a causa dello stop decretato in tutta Europa per i 737 dopo l’incidente al Boeing della Ethiopian Airlines precipitato in Etiopia. E questo ci è costato 47 mila passeggeri. Altri 40 mila circa sono svaniti con un volo cancellato da Pobeda per San Pietroburgo. Là non hanno più a disposizione uno slot per lavori allo scalo. Finiti i lavori, lo recuperiamo. E come vede, a dicembre abbiamo recuperato».
No panic
Non un dramma, insomma, ma quanto basta per allungare l’ombra di un passo falso sulla spa di gestione degli scali toscani, abbastanza da far sorgere i primi sospetti sull’efficacia della fusione con il Vespucci di Firenze e su quella che sotto la Torre è più o meno sempre stata considerata una chimera societaria (soprattutto per la storia di rivalità fra le città) costruita - mugugnano i pisani - non solo per dotare la regione del sistema aeroportuale più forte del centro Italia, ma per assecondare il centralismo fiorentino e le ambizioni renziane. Tanto che adesso lo «sboom» di passeggeri rischia di rianimare antichi rancori. Soprattutto perché a rimetterci potrebbero essere i pisani.
azionisti in allarme
Il primo a lanciare l’allarme, pochi giorni fa, è stato il Comitato dei Piccoli azionisti del Galilei guidato da Gianni Conzadori. In mano, i dati di novembre, non freschissimi. «Che purtroppo però certificano - scrive il comitato - un calo di passeggeri dell’1,7% per il Galilei e un aumento per Firenze del 4% nonostante le lamentele sui dirottamenti e le condizioni dell’attuale pista». In realtà, appunto, il calo sarà dell’1,4%. E certo, non intaccherà i ricavi, che sono comunque in aumento - fanno sapere da Toscana Aeroporti - grazie alla crescita delle vendite negli store del terminal. La flessione però preoccupa per i conti del Pisamover, la navetta stazione-aeroporto.
navetta in alto mare
Costata 76 milioni, dall’entrata in funzione non ha certo mai avuto problemi di affollamento. Non è un caso che la spa di gestione - un privato a cui è affidato il project - abbia deciso di aumentare il biglietto da 2,6 a 5 euro a corsa. A stare ai piani economico finanziari, per tenersi in piedi da sola, dovrebbe trasportare il 36% dei passeggeri del Galilei.
Peretola magica
E Toscana Aeroporti aveva assicurato che avrebbe chiuso il 2020 con 5,7 milioni di viaggiatori. Difficile che ci riesca. Perché se nel 2016 erano stati 4,9 milioni, nel 2017 5,2 milioni, nel 2018 quasi 5,5 milioni (5.463.080), tanti da far registrare un +4,4%, il 2019 farà segnare una piccola ritirata a 5,3 milioni (5.387.000 milioni), 76 mila in meno appunto, lontano dalla mèta. Mentre nello stesso periodo per Peretola è stato un trionfo con percentuali di aumento che hanno sfiorato pure la doppia cifra. Non un caso che il sindaco Michele Conti (Lega) chieda alla società dei due scali di entrare nella gestione della navetta, o almeno dei parcheggi scambiatori collegati.
Sovranos e renziani
Insomma, i sovranos di Salvini a Pisa non dimenticano che ai vertici di Toscana Aeroporti c’è pur sempre Marco Carrai, braccio destro di Matteo Renzi, uno dei primi tifosi della pista lunga a Peretola, bocciata a maggio dal Tar e per cui si attende a fine mese la sentenza del Consiglio di Stato. Anche perché c’è una clausola nel contratto fra enti pubblici e Pisamover che non lascia scampo a interpretazioni: se la spa del trenino non incassasse i ricavi programmati, dovrebbe essere il Comune di Pisa a coprire i mancati introiti. Tradotto: i cittadini.
Lettera a Enac
Così a Pisa son ripartite le tesi più o meno complottarde, e c’è chi legge in questa prima crepa il segno funesto di un allentamento a Pisa quasi quasi voluto per dare a Firenze l’immagine di uno scalo dalle potenzialità inespresse se venisse arginato dai giudici amministrativi. Per questo i Piccoli azionisti hanno scritto una lettera al presidente Enac Nicola Zaccheo, «per chiarimenti tecnici - spiegano - sul decremento di passeggeri al Galilei», visto che a pochi chilometri di distanza, il Vespucci di Firenze aveva praticamente raggiunto, a fine novembre, tutti i passeggeri del 2018, mentre al Galilei ne mancavano circa 450mila».
Ma quale complotto!
Ed è qui, sulle teorie del complotto, che Naldi s’arrabbia. «Ma basta con questa storia - sbotta il manager - Pisa contro Firenze, Firenze contro Pisa. Tutte ca...te. Io sono di Buenos Aires, l’interesse di Corporacion America è di avere due scali che funzionino. Per il Galilei confermiamo le prospettive di crescita del 2020. A marzo partiranno i lavori per l’ampliamento del terminal e per cui abbiamo stanziato 60 milioni. E stiamo lavorando per aprire due nuove rotte, una con New York e un’altra con la Cina. E sa che le dico: che se c’è un rischio che si crei un vantaggio competitivo di Bologna, non è dato dalla supposta debolezza di Firenze, ma dal mancato potenziamento di Pisa. E noi alla leadership di mercato ci teniamo». —
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