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Vaccini e mani lavate: prevenire l’influenza

Maria Antonietta Schiavina
Vaccini e mani lavate: prevenire l’influenza

Ecco una guida sulla patologia che ogni anno mette a letto milioni di persone, a volte con conseguenze gravi o mortali. I pazienti sono più contagiosi durante l’incubazione; quando si tossisce mettiamoci un braccio davanti alla bocca

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Una sindrome clinica acuta caratterizzata da febbre elevata, artromialgie intense, malessere generale e profonda astenia (spossatezza), sempre accompagnata da sintomi respiratori (tosse, raffreddore, mal di gola, affanno) che dura, se non complicata, circa una settimana, tenendo a letto, o in casa, i malati per almeno 5 giorni. È l'influenza, malattia temuta da tutti. Causata da virus influenzali (di solito ceppi diversi di tipo A e B) che ricorrono stagionalmente- variando a tal punto da richiedere preparazioni vaccinali specifiche ogni anno-, l'influenza si diffonde in genere da novembre a febbraio in forma epidemica: secondo FluNews-Italia l’influenza nel 2019 ha iniziato a manifestarsi a fine ottobre/inizio novembre «con un leggero calo durante le feste natalizie, dovuto anche alla chiusura di scuole e aziende e terminerà nella 17ª settimana del 2020, salvo ulteriori cambiamenti legati alla situazione epidemiologica nazionale».

L’influenza può colpire diversi milioni di persone (bambini, giovani, adulti, anziani) sane o malate, se non adeguatamente protette dal vaccino. Ma come riconoscerla e curarla nel modo giusto? Ce lo spiega il professor Francesco Menichetti, ordinario di malattie infettive all’università di Pisa, presidente GISA (Gruppo Italiano per la Stewardship Antimicrobica), direttore di malattie Infettive a Cisanello.

Come si trasmette l'influenza?

Per via respiratoria, attraverso le secrezioni aeree degli infetti (colpi di tosse, starnuti) a chi è ad una distanza inferiore al metro. Ma può anche diffondersi per via indiretta attraverso il contatto delle mani che hanno toccato superfici od oggetti contaminati dalle secrezioni, con le mucose nasale e congiuntivale.

Da quando e per quanto tempo una persona con influenza è contagiosa?

I pazienti influenzati sono già contagiosi durante il periodo d’incubazione, prima di divenire sintomatici. Un adulto può trasmettere il virus da 3 a 7 giorni dopo l’inizio della malattia, i bambini più a lungo.

Si può allattare con l'influenza?

Il virus influenzale si diffonde a tutto l'organismo e anche nel latte materno. La trasmissione dell'infezione nella donna che allatta avviene soprattutto per via aerea quindi, per non contagiare il bambino è consigliabile allattare usando una mascherina chirurgica sulla bocca e curando particolare attenzione all’igiene delle mani.

Quali possono essere le complicanze del virus?

Le complicanze sono soprattutto a carico delle vie respiratorie (polmonite virale o superinfezione batterica da pneumococco o stafilococco, ma anche otiti e sinusiti). Meno frequenti sono complicanze neurologiche (meningoencefaliti, SGB). Sono più frequenti nei soggetti al di sopra dei 65 anni, nei bambini molto piccoli e nelle gravide. Casi gravi di influenza si possono verificare anche in persone sane.

Come si previene?

Lavando spesso le mani con acqua e sapone dopo avere frequentato luoghi e mezzi di trasporto pubblici. Evitando di toccarsi occhi, naso e bocca con le mani non lavate. Chi è malato deve coprirsi naso e bocca con l’avambraccio quando tossisce o starnutisce ed eliminare correttamente i fazzoletti di carta usati. Il caposaldo della prevenzione poi, è il vaccino, ma sono disponibili anche farmaci antivirali che possono essere usati a scopo preventivo in soggetti nei quali non si può usare il vaccino.

Meglio rimanere a casa se malati?

Sì. Limitando i contatti con altre persone.

In quale periodo è possibile vaccinarsi?

Dalla metà di ottobre a fine dicembre. Questo perché la risposta immunitaria alla vaccinazione impiega circa due settimane per svilupparsi pienamente.

I bimbi devono fare la vaccinazione antinfluenzale?

In teoria se ne gioverebbero molto, perché sono invariabilmente la fascia maggiormente interessata dalle epidemie stagionali. Purtroppo non si dispone di quantitativi vaccinali adeguati a soddisfare anche tale target. Vanno comunque vaccinati i bambini fragili e malati: malattie croniche a carico dell'apparato respiratorio, malattie dell’apparato cardio-circolatorio, comprese le cardiopatie congenite e acquisite, diabete mellito, obesità, insufficienza renale cronica, malattie egli organi emopoietici, tumori eccetera. I vaccini antinfluenzali non vanno somministrati invece nei piccoli di età inferiore a 6 mesi; la vaccinazione della mamma e degli altri familiari, che ne hanno cura, è una possibile alternativa per proteggerli in maniera indiretta.

Quali sono le modalità di somministrazione del vaccino?

Una sola dose di vaccino antinfluenzale è sufficiente per i soggetti di tutte le età tranne che per i bambini. Infatti, in chi ha meno di 9 anni e non è stato mai vaccinato in precedenza, si raccomandano due dosi a distanza di 4 settimane. Il vaccino va somministrato per via intramuscolare nel muscolo deltoide (della spalla); nei bambini fino ai 2 anni e nei lattanti la sede raccomandata è la faccia antero-laterale della coscia.

Quali sono gli effetti indesiderati attesi dopo la vaccinazione antinfluenzale?

I vaccini inattivati per via intramuscolare possono causare reazioni locali (dolenzia e arrossamento nel punto di iniezione, febbre, dolori muscolari o articolari o mal di testa). I sintomi sono modesti e si risolvono rapidamente.

Raramente i vaccini antinfluenzali inattivati possono causare reazioni allergiche come orticaria, rapido gonfiore nel punto di iniezione, asma o gravi manifestazioni allergiche sistemiche dovute ad ipersensibilità nei confronti di componenti del vaccino.

C’è il rischio di contrarre l’influenza dal vaccino?

Mai. Si tratta di virus inattivati e nel vaccino non c’è traccia alcuna del virus patogeno.

Entro quanto tempo si verificano le reazioni avverse dopo somministrazione di vaccini antinfluenzali?

Le reazioni locali si manifestano entro i primi giorni; quelle sistemiche più frequenti (malessere, febbre, mialgie) generalmente entro 6-12 ore e durano 1 o 2 giorni. —

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