Sicurezza
«Rilanciamo il padiglioni expo con i concorsi pubblici»
arezzo. Deve ammetterlo. «Non è stato facile, ma ho avuto l’appoggio e il favore di tutti, dal Comune alla Camera di Commercio». Non vuole dare giudizi o pagelle, Sandra Bianchi. Ma se Arezzo Fiere, di anno in anno, s’è accartocciata sulle perdite, è anche «perché - ammette - sono state promosse operazioni commerciali non redditizie». Tradotto: due soli eventi ufficiali all’anno per la galassia dell’oro erano troppo pochi per fare ricavi, troppo leggeri, soprattutto se con i 2,4 milioni di ricavi c’è pure da sostenere «una struttura pesante con 15 dipendenti» costati nel 2018 716mila euro. Per questo, dice la commissaria, «ho attuato un politica di taglio dei costi». Partendo proprio dal personale. «Tre sono passati a Italian Exhibition group, la società a cui abbiamo ceduto le fiere orafe, uno è andato in pensione e dei 10 rimanenti 2 verranno impiegati per rilanciare il Museo la Palazzo della Fraternita». Non solo. La commercialista fiorentina suggerita da Enrico Rossi all’assemblea dei soci per rimettere in sesto i conti ha già un piano di rilancio. «L’idea è trasformare il polo in un centro di riferimento per i concorsi pubblici». Per ora però il sogno è legato a un’unica convenzione con Estar, che per la Regione bandisce tutte le selezioni, ad esempio per le Asl, e a una bozza d’accordo con l’università di Siena per 50 giorni nel 2020. «Stiamo cercando altri partner». Ma se davvero il risanamento del rosso è avvenuto riducendo il patrimonio netto, era davvero necessario che la Regione comprasse i gioielli? «Per valorizzarli sì. Era nei suoi progetti da tempo. E a noi 1,8 milioni sono utili per fare investimenti. Potevano essere investiti su altri fronti, magari per le case popolari? Guardi non lo so, ma questa è una bella operazione la cultura e un distretto che produce ricchezza per tutta Italia. Forse i quartieri popolari dovrebbero cominciare ad aiutarsi da soli, non a contare sull’assistenzialismo». —
M.N.
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