Sicurezza
Un assessore e più Asl, così Giani prova a ricucire con la Sinistra
Il candidato del centrosinistra offre un posto nella giunta ma solo se la lista di Mdp-Si supererà la soglia del 3%
FIRENZE. Se mai dovesse arrivare un «risultato adeguato, ci sarebbe certo un atteggiamento di grande considerazione per la Sinistra e ciò che rappresenta in Toscana». Giura poi che l’incontro, «seppur interlocutorio, è stato positivo» e che lui, sempre così inappuntabilmente formale, sempre così misurato, pacato, accorto, moderato nei toni, insomma quasi più scudocrociato che di tradizione craxiana, con i “compagni” di Mdp e Sinistra Italiana – roba che Salvini non esiterebbe a definire “zecche rosse” – s’è trovato a meraviglia, «su alcuni temi, come sanità e scuola pubblica, siamo sulla stessa lunghezza d’onda». Ohibò.
E che insomma, tradotto, Eugenio Giani s’è giocato due carte per offrire uno spiraglio utile a ricucire lo strappo prenatalizio, quando 2020 a Sinistra, l’ombrello sotto cui si sono rifugiati partiti e partitini a sinistra della sinistra dem, s’è rifiutata di firmare il documento con cui il Pd e alleati hanno ufficializzato come candidato del centrosinistra per le regionali: la prima è quella di un assessorato, ma solo se la sinistra riuscirà ad eleggere un consigliere raggiungendo la quota di sbarramento del 3%; la seconda è l’ok ad una richiesta degli strappisti per una revisione (se non uno smontaggio) della riforma della sanità voluta da Enrico Rossi, con cui portare da 3 a 5 le Asl.
Non una roba da poco. Il tasto fa infuriare il governatore, che della riforma è stato l’artefice: «Auspico un accordo per un centrosinistra ampio» ma rimettere mano alla governance delle Asl «sarebbe un errore». . «Ci siamo visti per la prima volta - dice invece Giani - e sui temi c’è intesa. Sia sull’idea di finanziare in modo strutturale la formazione sia su quella di rivedere l’assetto delle Asl. Non si tratterebbe di smontare la riforma ma di metterla a punto con un aggiustamento, in fondo se hai una Asl a sud della Toscana che va da Badia Tedalda all’isola del Giglio è normale che ci siano problemi di radicamento». Un’apertura di credito piaciuta al quintetto di dirigenti con cui il presidente del consiglio si vede per due ore nel pomeriggio nella sala del gruppo dem a Palazzo Panciatichi. Ci sono Daniela Lastri e Mauro Valiani di Sinistra Italiana, l’ex sindaco ed ex deputato pisano Paolo Fontanelli e il livornese Simone Bartoli di Mdp, e poi Simone Siliani, il portavoce del gruppo. La foto di gruppo è anche un’istantanea su un paradosso: un’area che i sondaggi quotano fra il 3,5 e il 4% ha quasi più correnti di pensiero di quante ne esprima il suo elettorato.
Ma sulla condizione del 3% da ottenere per l’assessorato che il gruppo è d’accordo, qualcuno scuote il capo, c’è chi alza il dito, eccepisce, qualcun altro si fa torvo: «Abbiamo ribadito a Eugenio che sono stati fatti molti errori dal Pd, a cominciare dal metodo e dal merito con cui è stata scelta la sua candidatura - confida uno dei partecipanti - troppo vintage per dare il segno di un rinnovamento, quasi indigeribile per il nostro elettorato. E che anche non aver concesso le primarie di coalizione è stata una forzatura. Ora ci dica se ha piacere che la sinistra faccia da perno contro l’avanzata della destra. Perché di questo stiamo parlando. Dunque il problema non può essere banalizzato con un mero calcolo». Perché, è il ragionamento, se la Toscana non fosse a un passo da uno scalpo leghista, «sarebbe già rottura definitiva». Che non è detto sia scongiurata. Giani fa capire che non è più in ballo la vicepresidenza. «Si dovrebbe riaprire il tavolo con la coalizione». Tradotto: ridiscuterne con i renziani di Italia Viva, a cui potrebbe essere destinata. «Sempre che Renzi e i suoi si schiodino dal 5-6% in cui li relegano i sondaggi in Toscana», è il refrain che circola fra i dem. La Sinistra deciderà il 18 nell’assemblea convocata all’Sms di Rifredi a Firenze. E ora resta da capire se sarà una resa a Giani e al Pd o una resa dei conti.
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