Il Tirreno

Toscana

Salario minimo: passo avanti ma non basta

Franco A. Grassini
Salario minimo: passo avanti ma non basta

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Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato che, tra le misure da assumere entro gennaio, avrà priorità un salario minimo orario e, tanto per cambiare, pentastellati e democratici devono trovare un’intesa. I primi, infatti, vorrebbero un salario minimo di 9 euro al lordo degli oneri contributivi e previdenziali. I secondi, invece, non vorrebbero cifre precise, ma renderebbero per tutti obbligatori i minimi concordati nei contratti collettivi dalle associazioni maggiormente rappresentative senza precisare cifre. Non si deve dimenticare, infatti, che purtroppo, ci sono stati dei casi di contratti firmati da organizzazioni fantasma con livelli estremamente bassi.

La scelta delle organizzazioni rappresentative pone problemi molto delicati perché è noto che quelle sindacali hanno quasi sempre legami politici, talvolta palesi, talaltra un po’ meno. Inoltre le stesse vedrebbero svanire la loro principale funzione rischiando di doversi occupare di problemi di natura generale, salvo essere coinvolte nei casi di crisi o, come molti auspicano, nella gestione delle imprese maggiori Di conseguenza introdurre un salario minimo per legge è una misura molto apprezzabile. Una volta tanto la scelta dei pentastellati sembra preferibile. Non a caso esiste nella stragrande parte degli Stati Europei. Solo Italia, Austria e Cipro non lo hanno. Ovviamente l’ammontare e le modalità di utilizzo sono diversi nei vari Paesi in funzione del tenore di vita e delle capacità competitive. I più bassi si trovano nei Paesi nordici ex sovietici ed in quelli fuori dell’area euro. Lo stesso in Italia ha come obiettivo quello di garantire a chi lavora un tenore di vita superiore, almeno dal 20% al 30%, alla soglia di povertà che l’Istat calcola in 780 euro mensili. Purtroppo chi vuole il salario minimo eguale in tutta Italia non tiene presente che il costo della vita è, nel nostro Paese, piuttosto differenziato. Anche il fatto di essere basato sull’ora non garantisce un decente tenore di vita a chi non lavora a tempo pieno a motivo l’impossibilità di trovare un’occupazione del genere. Occorre immaginare altri provvedimenti per evitare tali problemi.

Non è questo, per altro, l’unico limite del salario minimo. Esistono dei prodotti nei quali il costo del lavoro è molto notevole e la concorrenza da parte di Paesi, Cina ed India in primo luogo, ma anche altri, nei quali lo stesso è notevolmente più basso che in Europa e nei Paesi avanzati. Introdurre il salario minimo aumenta la difficoltà di mantenere tali attività se le stesse non vengono alzate qualitativamente. Basti pensare all’abbigliamento ed alla moda che in Italia, migliorando la qualità hanno evitato una pericolosa crisi e hanno, invece, dato un contributo positivo alla bilancia dei pagamenti.

In sostanza il salario minimo per legge è un passo avanti, ma non basta a risolvere i problemi delle diseguaglianze e della povertà. La non sufficienza di abitazioni a prezzi ragionevoli è una questione che va affrontata con la massima urgenza, tenendo presente che massicci investimenti in questo campo migliorano crescita e occupazione. Le risorse necessarie possono essere reperite eliminando, con buona pace dei grillini, spese inutili come quota cento e simili.

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