Finanza
Conte uno, Conte due: come è stato possibile
Il misurato e fiducioso discorso di fine anno del presidente della Repubblica ha evitato con estrema cura di fare accenno alla situazione politica italiana che è, però, sempre più anomala come ha dimostrato un’altra conferenza di fine anno, quella del presidente del Consiglio, destinata, secondo un’ormai consolidata tradizione, a tracciare un bilancio di quanto accaduto nei dodici mesi precedenti. Rispetto a tale consuetudine il 2019 si è chiuso infatti con un incredibile paradosso. Lo stesso presidente del Consiglio ha presentato i risultati dei due governi che ha guidato nel corso dell’anno, dovendo fare i conti con il fatto di aver presieduto due gabinetti totalmente alternativi; il 2019 ha visto succedersi il Conte 1 di centro-destra e il Conte 2 di Centro-sinistra con un cambiamento radicale dei valori e dei punti cruciali di riferimento consumatosi in pochissimi mesi. È naturale chiedersi, di fronte ad una vicenda tanto surreale, come sia stata possibile. Le risposte ad un simile quesito sono sicuramente molte, ma alcune paiono davvero evidenti.
In primo luogo, la combinazione lunare di Conte 1 e Conte bis nasce dalla paura di gran parte dei parlamentari di non essere ricandidati e tantomeno rieletti. Raramente nella storia nazionale si è assistito ad un’erosione di consensi così rapida, patita da alcune formazioni politiche, che trasforma la rielezione degli uscenti in un’impresa titanica. Raramente, poi, si sono verificate mutazioni altrettanto marcate nella leadership dei partiti che rendono ancora più incerto il futuro dei singoli parlamentari, disposti dunque a qualsiasi capovolta. In altre parole il nucleo dei cosiddetti “candidati sicuri”, che in passato era per varie formazioni abbastanza ampio, si è ridotto all’osso e il timore della fine politica di molti parlamentari li induce a “sequestrare” la legislatura.
A questo primo fattore si aggiunge la crisi di diversi partiti che stanno cambiando natura con estrema rapidità e dunque hanno bisogno di tempo per prepararsi alle prossime elezioni. È assai difficile immaginare cosa saranno le attuali formazioni soltanto fra qualche mese; il Partito democratico sembra non aver esaurito le microscissioni e il Movimento 5 Stelle è attraversato da continue convulsioni mentre anche nel centrodestra si è aperta la “ristrutturazione” di Forza Italia. Il tempo, dunque, diventa una variabile decisiva e per guadagnarne sono pronte schiere di “responsabili” per i quali la durata dell’esecutivo vale più di ogni altro dato. Nella stessa direzione si muovono i nuovi micropartiti che, peraltro, hanno un’origine tutta parlamentare; sono nati, infatti, da parlamentari fuoriusciti da altre formazioni e non si sono ancora misurati sul piano del consenso reale, parendo intenzionati a non utilizzare le prossime amministrative in maniera organica e preferendo la logica dei rinvii, in attesa del momento migliore che, assai probabilmente, arriverà a fine legislatura.
Un ulteriore aspetto che gioca a favore di soluzioni politiche contraddittorie è rappresentato dall’incertezza persino sul fronte delle alleanze di coalizione. Chi sarebbe in grado, allo stato attuale, di definire quale sarà realmente il posizionamento futuro dei parlamentari 5 Stelle, o di quelli di Italia Viva o della nuova formazione dell’onorevole Carfagna? Tutto ciò favorisce il prevalere di vere e proprie tattiche di avvicinamento, di prove tecniche di apparentamenti, destinate a rendere variabili le geometrie della vita nel Transatlantico; una stabilità perennemente impazzita e in grado di dare il senso di una crisi di nervi che cova ma non esplode mai.
In un clima siffatto, non funzionano le “campagne acquisti” di parlamentari incerti, ad opera dell’opposizione, perché è evidente che il numero dei posti “garantiti” è estremamente ridotto e, di certo, non basta a generare lo smottamento del governo, quale che sia. Non sembrano bastare neppure le alchimie delle varie ipotesi di leggi elettorali perché pendono la mannaia della riduzione del numero dei parIamentari e quella della soglia di sbarramento. In un Parlamento che vuole sopravvivere, pertanto, è possibile il Conte 1, il Conte 2 e forse anche il Conte 3, al di là delle dichiarazioni di forma.
Ci sono poi due ultimi elementi che alimentano la durata della legislatura a discapito di ogni coerenza. Il primo è costituito dalla convinzione diffusa, e fondata, che con gli attuali, ristrettissimi, margini di manovra in termini di politica di bilancio sia molto difficile immaginare soluzioni così innovative e così chiare da sostenere un’alternativa credibile a manovre fondate sulla flessibilità europea. Cercare lo scontro in campo aperto con un centro-destra scatenato al grido dell’impossibile abbattimento delle tasse, coperto con i condoni, obbligherebbe il centrosinistra a una decisa presa di posizione a sostegno di ben definiti soggetti sociali e l’espressione di principi culturali a cui non sembra, ora, pronto. Meglio quindi governare con leggi di bilancio incolori in attesa di momenti migliori.
Il secondo elemento è individuabile in una sostanziale assenza, nel centrosinistra, di un vero leader che, di fatto, rende la figura di Conte indispensabile e, di conseguenza, legittima ancora una volta le formule che l’avvocato pugliese intenderà proporre, senza troppa attenzione alla coerenza e al di là di poco credibili “contratti di governo”.
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