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Toscana

Su Camp Darby soffiano i venti di guerra: il ruolo chiave della base toscana

Danilo Renzullo
Su Camp Darby soffiano i venti di guerra: il ruolo chiave della base toscana

La base americana in allerta per la crisi nel Medio Oriente: deve essere pronta a inviare le munizioni e gli ordigni in caso di conflitto

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PISA. Munizioni e ordigni sono pronti a essere inviati nell’area di crisi. In ordine per essere spediti in tempo reale - la frazione che oggi serve per dare un ordine da un capo all’altro del mondo - insieme a centinaia di “kit” per l’allestimento di postazioni e campi di battaglia temporanei. C’è anche il “piano”: è il piano per il rifornimento di materiale bellico da spedire in tempi rapidi in Medio Oriente accompagnato da misure di difesa straordinarie per far fronte ad eventuali minacce terroristiche che possano mettere la base nel mirino. Siamo a a Camp Darby, al confine fra Pisa e Livorno, ma è come essere a Washington. Fra la Casa Bianca e il Pentagono, dove si decidono le strategie belliche statunitensi (e non solo).

Stato di allerta

I venti di guerra che spirano in Medio Oriente sferzano anche Pisa e Livorno. Nelle ore successive al raid statunitense che ha portato all’uccisione del generale iraniano Qasem Soleimani - il capo delle Guardie rivoluzionarie, il cosiddetto “comandante ombra della Brigata santa” - a Camp Darby è scattato un primo stato di allerta. Un dispositivo di sicurezza e di “contrattacco”, adottato nella maggior parte delle basi a stelle e strisce dislocate in Italia e nel Mediterraneo, per far fronte ad una possibile reazione dell’Iran che ha promesso una rapida e decisa risposta all’attacco statunitense compiuto nei pressi dell’aeroporto di Baghdad. Per l’esattezza subito dopo l’uccisione del proprio generale, l’Iran ha annunciato una “vendetta tremenda”, dura.

I militari impiegati nella base Usa che sorge tra Pisa e Livorno (circa 200) sono stati chiamati a rispondere in tempi molto stretti ad un’eventuale richiesta di approvvigionamento di materiali bellici e di mezzi, seppur in numero molto limitato, ma soprattutto di munizioni, ordigni e di equipaggiamenti per l’allestimento di campi e postazioni da guerra temporanei. Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha inoltre invitato il personale e i soldati ad incrementare le misure di sorveglianza della base e, in caso di escalation militare, a mettere in campo tutte le azioni di difesa possibili per prevenire ed eventualmente rispondere ad una possibile azione terroristica.

Vicenza insieme a Pisa

Con loro sono stati preallertati anche i “cugini” di stanza nella caserma Ederle di Vicenza, di cui la base militare pisana è satellite, da dove secondo i media americani nei prossimi giorni potrebbero partire tra i 130 e i 700 militari: i parà appartenenti alla 173rd Airborne brigade combat team, l’unità di assalto dell’United States Army (l’Esercito degli Stati Uniti) protagonista negli ultimi anni in tutti gli scenari militari più delicati) da dispiegare soprattutto in Libano ed in particolare a difesa dell’ambasciata degli Stati Uniti a Beirut. Con l’impiego di truppe altamente qualificate (formate in particolare da incursori, marines e parà) l’obiettivo degli Usa sarebbe quello di costruire una “fascia” intorno all’area di crisi per rispondere rapidamente all’eventuale offensiva iraniana.

Ruolo chiave della base toscana

In questo caso, sarà proprio la base di Camp Darby ad assumere un compito chiave, soprattutto dal punto di vista logistico e del rifornimento di materiale bellico. Ruolo, quest’ultimo, affidato agli uomini del 731st Munitions squadron, la sezione dell’Us Air Force attiva nella gestione, ricezione e spedizione di armamenti, dislocati nella base di Camp Darby che, nonostante il graduale ridimensionamento disposto negli ultimi anni dal dipartimento della Difesa statunitense, rappresenta ancora il più grande “deposito” di munizioni degli Stati Uniti al di fuori dei confini nazionali. Un arsenale in grado di alimentare e rendere operativa un’intera armata conservato nei 120 bunker refrigerati che sorgono sui quasi 8.500 metri quadrati della cosiddetta Ammunition Storage Area (Asa) della base: di fatto i “magazzini” dove vengono conservate le munizioni. Bombe comprese che hanno bisogno di essere “stoccate” in bunker speciali a una temperatura specifica, in modo essere stabili. In caso di conflitto, l’operatività di questa area - dei bunker con i rifornimenti di armi - potrebbe risultare determinante per i soldati in guerra. 

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