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Addio edicola della legalità il Comune l’ha rimossa

Pietro Barghigiani
Addio edicola della legalità il Comune l’ha rimossa

Sequestrata alla mafia e inaugurata da Don Ciotti nel 2014, era chiusa dal 2018  Il rettore stupito: «Il 2020 inizia male». Il leghista Ziello: «Era solo un rottame»

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PISA. Un simbolo evocativo di uno Stato che sa vincere contro la mafia. No, la memoria si coltiva anche con una targa. E quell’ammasso di metallo va rimosso. Al massimo si sposta in un altro luogo. Lontano da un pezzo di salotto buono del commercio cittadino.

Pochi metri quadrati di un’edicola confiscata a un boss mafioso nel 2013 e assegnata nel giugno 2014 all’associazione Libera diventa un caso politico a Pisa. Cessata l’attività, gestita dalla cooperativa sociale Axis, nel febbraio 2018, il chiosco è rimasto chiuso fino a quando il primo gennaio il Comune l’ha smantellato. Era sotto i portici di Borgo Stretto, affaccio dello shopping a due passi dai lungarni. Lo aveva anticipato da tempo il sindaco leghista Michele Conti: «Per una questione di decoro il manufatto andrà smontato. Magari lo rimontiamo altrove». Era la primavera 2019. Nessun passo avanti su soluzioni alternative. E così il 2020 si è aperto con la rimozione avvenuta senza le solite comunicazioni sull’attivismo di Palazzo Gambacorti accompagnata dall’annuncio di una targa per raccontare la storia della confisca.

«Un atto vile» tuona l’associazione Libera, il cui presidente don Luigi Ciotti il 5 giugno 2014 aveva inaugurato l’edicola battezzata “I saperi della legalità”. Non solo giornali. Il punto era anche un approdo per gli studenti che potevano vedere in concreto cosa voleva dire strappare alla mafia un bene comprato con i business del malaffare e rigenerato al servizio della collettività. Lodevole la premessa, scarsi i risultati sul mercato. Epilogo triste e solitario.

Chi passava di lì poteva leggere che quel chiosco era la dimostrazione che lo Stato può battere la mafia. Ridotto a tazebao malconcio il manufatto è sparito. La simbologia è diventata ferraglia indigesta alla vista. Per dirla con il deputato leghista Edoardo Ziello: «Non c’è bisogno di tenere una carcassa di ferro degradata che ostruisce il passaggio in una delle assi pedonali principali della città per testimoniare la lotta alla mafia. Serve l’antimafia dei fatti e non delle chiacchiere sterili a vuoto». Una dichiarazione che, associata alla rimozione dell’edicola, ha provocato gli strali di Regione e parlamentari (Nicola Fratoianni di Leu annuncia un’interrogazione).

Arruolato nell’esercito di chi si è sorpreso (eufemismo) per la sparizione dell’edicola anche il rettore Paolo Mancarella: «Sono rimasto molto stupito che il 2020 a Pisa sia iniziato con la cancellazione di un simbolo – esordisce –. Nulla più di questo è infatti la rimozione repentina dell’edicola della legalità. Non sono qui a discutere, e probabilmente non spetta neppure a me, come si combatte la mafia, ma da cittadino e rettore so che per buona parte della comunità pisana e studentesca quel manufatto, inserito nel progetto di Libera, era un ricordo quotidiano della vittoria dello Stato sulle mafie». Nel maggio scorso, in occasione del conferimento della laurea honoris causa a don Luigi Ciotti, il rettore si era recato personalmente insieme al presidente di Libera davanti all’edicola e «insieme avevamo auspicato che quel simbolo così importante per Pisa non venisse rimosso prima di aver trovato una nuova collocazione. Confido che l’amministrazione sia disponibile a riaprire quanto prima il dialogo iniziato allora con Libera e con la comunità tutta per trovare una soluzione sulla base di una progettualità condivisa». Il potere dei simboli soccombe sul restyling urbano. —

Pietro Barghigiani

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