Il Tirreno

Toscana

PIOMBINO

«Il Comune di destra mi ha licenziato perché sono del Pd». La guerra fra sindaci è un caso politico

Manolo Morandini
Francesco Ferrari, sindaco di Piombino, e Giacomo Termine, sindaco di Monterotondo Marittimo
◗
Francesco Ferrari, sindaco di Piombino, e Giacomo Termine, sindaco di Monterotondo Marittimo

Quello di Piombino (Fdi) contro il collega di Monterotondo. «Sempre assente per fare l'amministratore». La replica: «E' un diritto costituzionale, scrivo a Mattarella. E querelo Ferrari per diffamazione»

3 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. «È un licenziamento politico bello e buono il mio, non sono un assenteista». A sostenerlo è il sindaco di Monterotondo Marittimo Giacomo Termine (Pd) messo alla porta il 24 dicembre dal Comune di Piombino, dove è primo cittadino Francesco Ferrari (Fratelli d’Italia) alla guida di una coalizione di centrodestra. Più di un giudice sarà chiamato a esprimersi sul caso. Termine ha intenzione di rivolgersi alla sezione del lavoro ma anche a quella penale, perché da più parti si sente diffamato. E c’è dell’altro. «Sto scrivendo una lettera al Presidente della Repubblica – dice – perché si tratta di un vile attacco alla democrazia. Viene meno il diritto costituzionale di un cittadino, anche solo di impegnarsi per migliorare la società».

Il caso scoppia alla vigilia di Natale. A Termine viene notificata dal Comune la volontà di recedere dal rapporto di lavoro con effetto immediato. Assunto come vincitore di concorso alla fine del 2018 è stato prima assegnato allo Sportello unico delle attività produttive e successivamente all’Ufficio Ambiente. «Non ho mai avuto una contestazione per il mio lavoro, o un ordine disciplinare – spiega –. Ma è bene stare sul punto: un dipendente pubblico è stato licenziato perché usufruisce in maniera regolare dei permessi retribuiti per espletare il proprio mandato elettivo e non per fare attività politica».

Il comma 3 dell’articolo 51 della Costituzione è chiaro: “Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro”. Il punto è che il primo cittadino di Monterotondo non può optare per l’aspettativa. Con una indennità di carica di appena 450 euro (il Comune è piccolo e la cifra è questa) non si campa. E gli altri ruoli, presidente della conferenza dei sindaci dell’Azienda sanitaria Toscana Sud est, presidente della Società della salute delle Colline Metallifere e membro della giunta esecutiva dell’Unione dei comuni montana delle Colline Metallifere, li copre a titolo gratuito. Da qui la strada obbligata di avvalersi dei permessi retribuiti, previsti dall’articolo 79 del Testo unico degli enti locali. A pagare, trattandosi di pubblica amministrazione, è l’ente di appartenenza.

[[atex:gelocal:il-tirreno:piombino:cronaca:1.38278657:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/piombino/cronaca/2020/01/02/news/termine-ricorso-al-giudice-del-lavoro-e-querela-a-ferrari-per-diffamazione-1.38278657]]

Sul tavolo Termine ci mette dell’altro. La politica. «A ottobre sono stato eletto segretario provinciale del Pd – afferma –. Solo dopo sono stato convocato una prima volta dal segretario generale del Comune e successivamente anche alla presenza dell’assessore al Lavoro Nigro. Mi è stato detto che dovevo andarmene».

L’appiglio per il Comune di Piombino è il periodo di prova fissato all’assunzione di Termine in sei mesi. «Si è presentato al lavoro in rare occasioni usufruendo, pur legittimamente, dei permessi dati dai suoi molteplici incarichi istituzionali e politici – afferma Ferrari –. Altrettanto legittimamente, alla luce dell’impossibilità di valutare il suo rendimento, abbiamo deciso di non confermare la sua posizione». Che sottolinea: «Non è una scelta politica, Termine gode degli stessi diritti di un qualsiasi altro lavoratore ma, allo stesso tempo, deve ottemperare anche ai doveri che la sua posizione implica. Non è giusto che qualcuno percepisca uno stipendio senza svolgere il lavoro che è chiamato a fare, soprattutto in un ente che si regge su denaro pubblico e che deve garantire servizi ai cittadini».

Il caso divide. E c’è già chi si schiera in base al colore politico. Anche se la discriminante è la valutazione di un diritto. Manforte a Ferrari arriva dal sindaco di Grosseto Vivarelli Colonna: «Trovo di pessimo gusto il puerile tentativo di ricondurre la decisione a una mera strumentalizzazione politica». Intanto alla ripresa dei lavori parlamentari il senatore Pd Dario Parrini annuncia un’interrogazione al ministro dell’Interno Lamorgese «affinché i più alti organi dello Stato facciano celermente la massima chiarezza». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web