Il Tirreno

Toscana

Un premier per molte stagioni e l’arte di evitare conflitti

Gianfranco Pasquino

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L’esordio della conferenza di fine anno del Presidente del Consiglio è stato fulminante, non nei toni, ma nella sostanza: sdoppiato un Ministero, nominati i Ministri della Scuola e quello dell’Università e della Ricerca. Il seguito è stato tutto all’insegna del manzoniano “sopire, troncare, …, troncare, sopire”. Giunto a compimento di un anno e mezzo a capo di due diversi governi, Conte ha efficacemente messo in atto tutte le modalità utili a evitare i conflitti.

Nel suo linguaggio oramai assestato, fatto di termini sufficientemente precisi né “politichesi” né avvocateschi (è finita l’epoca dell’avvocato del popolo), il Presidente del Consiglio ha offerto la narrazione dei cento giorni del suo secondo governo senza infamia e senza lode. Troppo poco tempo per cambiare le cose, ma la rotta sì, sembra essere almeno parzialmente cambiata, per esempio, sui migranti e anche sulle tasse, temi sui quali qualcuno (sic) procedeva propagandisticamente e schematicamente. Invece, sostiene Conte, bisogna evitare gli scontri e procedere a confronti. Bisogna fare sistema in Italia per essere credibili in Europa nei rapporti con la Presidente della Commissione, in particolare nella sua svolta green, e con la Cancelliera Merkel, credibili, ma non subalterni.

No, Conte non vuole affatto che in parlamento si dia vita ad un gruppo con il suo nome. Anzi, meno frammentazione c’è nella maggioranza che lo appoggia meglio sarà. Oggi molto meno identificato con il Movimento 5Stelle, Conte non respinge e non commenta gli aggettivi davvero eccessivi di cui lo ha gratificato Zingaretti. Dimostra di avere capito benissimo che la sua forza politica, oltre che nella popolarità di cui lo gratificano i sondaggi, sta proprio nel suo essere al di sopra dei due protagonisti della coalizione, con Di Maio in chiaro declino e con Zingaretti che certamente non ha acquisito un profilo affilato. No, Conte non s’immagina, comunque non è questo il tempo nel quale pensarci, un suo futuro politico prossimo. Naturalmente, intende svolgere con impegno il suo compito a favore dell’Italia e degli italiani. Vuole essere valutato con riferimento al suo successo nel migliorare la vita degli italiani, anche dei giovani che se ne vanno, preparando le condizioni che ne rendano possibile il ritorno, per esempio, un sistema fiscale più giusto e efficiente e le infrastrutture che servono alla crescita con economica, in particolare nel Sud. Se non cresce il Sud, non sarà possibile fare crescere l’economia italiana.

No, non è l’enorme debito pubblico, largamente posseduto dagli italiani stessi, a fare problema. Comunque, lui si batterà per spostare l’equilibrio del Patto europeo dalla “stabilità” alla crescita. Travolti da questa oratoria senza bagliori, ma senza pungiglioni, i giornalisti si sono adattati: nessuna domanda impertinente. I problemi, come la durata della prescrizione, saranno risolti a tempo debito. Domani è un altro giorno. Buon 2020. —

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