La manifestazione
Le indagini frenate dalle difficoltà di coordinamento
Tecniche utilizzate nel colpo, indizi raccolti e immagini di videosorveglianza. Nell’era del cybercrimine, incrociare questi dati in un grande “cervellone” accessibile a procure e forze dell’ordine dovrebbe essere un automatismo. Invece ogni assalto a un bancomat è un tassello di un puzzle che le forze dell’ordine locali si rigirano fra le mani senza conoscere il quadro generale. Ogni colpo va aperto un fascicolo.
Così la lotta ad un reato “semplice” incontra una montagna di difficoltà. La prima dettata dalla natura dei delitti (furto aggravato, danneggiamento, fabbricazione di materie esplodenti), per i quali non si possono riunire singoli fascicoli, soprattutto se aperti da due procure diverse. La seconda difficoltà è di coordinamento. «Per avere elementi su un colpo avvenuto in una altra provincia e su cui indagano i carabinieri – racconta una fonte della polizia – dobbiamo chiedere aiuto al loro comando provinciale, che a sua volta chiederà al comando dell’altra provincia. È chiaro che nel passaggio si allungano i tempi e si diluiscano le informazioni».
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