Il Tirreno

Toscana

LA SPARATORIA

Omicidio di Grosseto, l'esecuzione sotto gli occhi dei vicini

Pierluigi Sposato
Omicidio di Grosseto, l'esecuzione sotto gli occhi dei vicini

Spara all’impazzata contro due uomini, uno lo uccide con un colpo alla nuca. Arrestato il sospetto al confine con la Francia. La ricostruzione dell'omicidio

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GROSSETO. Non ha esitato a sparare, in una strada del centro della città, davanti alla basilica del Sacro Cuore: un colpo alla nuca a uno, un colpo al torace e uno alla spalla all’altro. Il primo morto, il secondo ferito ma non in pericolo di vita. Faccende di droga, verosimilmente: sono stati sequestrati mezzo etto di cocaina e una notevole somma in denaro che sarebbe stata in una valigetta, svariate decine di migliaia di euro. Se si sia trattato di un regolamento di conti, come è stato ipotizzato dagli investigatori, lo dirà il completamento delle indagini. Sicuramente, chi ha sparato ha mostrato una freddezza e una ferocia che hanno lasciato terrorizzati i vicini di casa e sgomenti i maremmani.

In carcere, fermato con le ipotesi di omicidio e di tentato omicidio, c’è un dominicano di 28 anni, Edikson Bernard Genao, abitante a Grosseto, qualche recente grattacapo con la giustizia per episodi di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Su di lui - subito dopo la sparatoria, avvenuta intorno alle 21 del 23 dicembre - si sono concentrate le attenzioni della polizia di stato perché è residente anagraficamente in un appartamento dello stabile dove sono avvenuti la lite prima e, lì davanti, la sparatoria mortale poi. Genao è stato portato in carcere dopo essere stato fermato con un connazionale a Natale sull’Autofiori, all’altezza di Ventimiglia, su una Fiat 500 Abarth con targa francese che la polizia stradale ritiene rubata. Secondo la Procura, stava cercando di espatriare, di raggiungere la Francia. Insieme a lui c’era un connazionale: sono in corso accertamenti sul suo ruolo e sulle sue responsabilità.

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Genao nega tutto, in attesa di ripeterlo al giudice che dovrà provvedere alla convalida del fermo, dice che non c’entra niente con la morte di Omar Sar, 33 anni, abitante a Bergamo, raggiunto da un colpo alla testa e morto nella notte al policlinico delle Scotte di Siena, dove era stato portato dall’eliambulanza Pegaso. E nemmeno con il ferimento di Talla Diop Mor, 40 anni, residente a Brescia, non in gravi condizioni all’ospedale di Grosseto.

I due senegalesi avevano lasciato l’auto, una Mercedes Gla di colore nero, sotto casa di Genao. Sarebbero saliti fino al quarto piano, una prima discussione sarebbe avvenuta negli stanzini che si trovano nel sottotetto, poi i vicini hanno sentito trambusto per le scale - anzi hanno detto anche di aver sentito dei colpi, ma di averli attribuiti a dei mortaretti - e si sono chiusi dentro, comunque intimoriti; poi si sono affacciati e hanno visto una scena da far west, con l’uomo poi identificato come Mor finito a terra dopo essere stato raggiunto dai colpi, con Sar risalito sulla Mercedes per cercare scampo e poi praticamente freddato da un colpo alla nuca. Lo straniero ha provato a fuggire ma l’auto non aveva più il suo controllo: si è schiantata dopo poche decine di metri contro una vettura in sosta. Che non era solamente un incidente stradale lo hanno capito i primi soccorritori, che hanno chiamato subito le forze dell’ordine. Strada transennata a lungo, appartamento perquisito (qui sarebbe stato trovato il mezzo etto di droga) e poi sigillato, rilievi della polizia scientifica che sono andati avanti fino alle 5 del mattino.

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Poi, la mattina di Natale, il fermo di Genao. Il quale protesta già la sua innocenza, dice anche di non essere residente in quel palazzo ma in un altro appartamento, nella stessa strada, con la madre. Nega anche di aver rubato l’auto o comunque di non sapere che fosse stata rubata.

«È un fatto grave che scuote gli animi di una città che fortunatamente non è abituata ad eventi così drammatici che devono essere ripudiati in maniera categorica», dice il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna. —
 

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