Il Tirreno

Toscana

L’allarme in Toscana 

«Ambiente senza controlli l’Arpat non ha più personale»

Samuele Bartolini

La denuncia dei sindacati: all’Agenzia regionale di tutela ambientale mancano almeno 200 dipendenti. «Ormai facciamo fronte solo alle emergenze» 

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Non ce la fanno. Non riescono a garantire i controlli sulla qualità delle acque. Sulle discariche. Non partecipano più alle “conferenze dei servizi”, quelle riunioni nelle quali si deve esprimere il parere obbligatorio (e magari anche vincolante) per dire se una cava è compatibile con l’ambiente. E il paesaggio. L’Arpat, l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente, non svolge quasi più il suo compito. O meglio: rincorre solo le emergenze. Perché non ha più il personale sufficiente. Mancano almeno 200 dipendenti. E la politica non pone rimedio. Questa la denuncia (grave) dei sindacati. Senza mezzi termini dicono che l’Agenzia non riesce più a fare prevenzione ambientale come legge comanda. Riesce solo a trasmettere gli atti dei reati ambientali alla magistratura.

la denuncia

Parlano tutti insieme i rappresentanti di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Anaao Assomed, Rsu e Rsa Arpat: i settori del comparto pubblico e dei medici. Secondo loro Arpat fatica sempre di più a controllare se i fiumi sono malati. Fa i salti mortali per vedere se le nuvole di fumo che escono dai camini degli inceneritori sono pericolose per la salute di chi ci abita vicino. Va a controllare gli scarichi delle grandi fabbriche solo quando può. E salta spesso le conferenze dei servizi. Quei conciliaboli istituzionali dove c'è dentro di tutto: Regione, Comuni, imprese. Ma sono conciliaboli importanti. Decidono se fare o no una centrale geotermica. Come quella di Montecastelli Pisano. Decidono se potenziare o no un aeroporto. Come quello di Firenze. “Ed è tutta attività istituzionale. La svolgiamo perché ce lo dice la legge. Ma sempre più spesso non riusciamo a farla”, denuncia Matteo Francalanci di Rsu Arpat. «Siamo sotto di almeno 200 persone».

il collasso

Il carico da novanta lo tira Marco Longo, responsabile Arpat Lucca e sindacalista Cgil: «È la politica che non ci ascolta. La politica va da un'altra parte». I sindacalisti presenti al tavolo sono tutti d'accordo. Vero però che a primavera 2020 si vota. Quello dei sindacati potrebbe sembrare un segnale di fumo per i futuri candidati alle regionali. Ma Longo ribatte: «Macché elezioni. Noi questa situazione la denunciamo da anni. Sono loro, sono i politici che non ci ascoltano».

il disastro annunciato

Al riguardo i sindacati snocciolano cifre. Per dimostrare una costante “dieta” in tutti i settori dell’Agenzia. Nel personale, ad esempio: nel 2009 i lavoratori di Arpat erano oltre 800. Oggi sono poco più di 650. Mancano chimici, biologi, fisici, tecnici della prevenzione ambientale. Il dimagrimento del personale è generale. Nelle ispezioni sul territorio. Nel 2013 erano quasi 4900. Nel 2018 sono scese a poco più di 3300. Un caso su tutti: per le grandi opere (Tirrenica, Due Mari, Tav, Variante di valico, Terza corsia) le ispezioni sono passate da 70 a 27.

Altra nota dolente: i pareri emessi (tra cui Valutazioni di impatto ambientale). Nel 2014 erano circa 5mila, nel 2018 sono scesi a meno di 3600. Con i pensionamenti ad aprile 2020 i dirigenti saranno 54 per 63 strutture. Capiterà dunque che ci saranno dirigenti “a scavalco” fra più strutture, dicono i sindacati. E le province che stanno peggio: Pistoia, Lucca, Siena, Grosseto. Dal 2009 Arpat risparmia 1,4 milioni di euro l'anno. «Tutti coi tagli», precisa Francalanci.

le richieste

I sindacati chiede l’attuazione della legge 68 di novembre. Un piano straordinario da 200 assunzioni per rimpinguare il personale. Fare più formazione interna. E garantire una vera autonomia all'agenzia. —

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