Sicurezza
M5S sceglie il candidato su Rousseau: in corsa Giannarelli e Bianchi
firenze. Non c’erano i capi del Pdc, il partito di Di Maio e Casaleggio, come da quattro giorni l’ortodossia grillina definisce il nuovo M5S, ufficialmente passato da movimento partito con la nomina di una segreteria, ma c’erano i “facilitatori”, cioè i fedelissimi dei capi. E sono stati chiari. «Il candidato governatore lo scegliamo su Rousseau», è il messaggio dato a Francesco Berti e Giacomo Giannarelli in un vertice riservato con Danilo Toninelli (campagne elettorali), Enrica Sabatini (coordinatrice) e Emilio Carelli (comunicazione). Il deputato livornese e il capogruppo in regione dei Cinquestelle lo confermano: «Gli iscritti potranno scegliere il nome sulla piattaforma a gennaio», dice Giannarelli, che ammette di voler correre da aspirante governatore. «In molti mi chiedono di candidarmi - dice - io ho dato la disponibilità. Gli altri li scopriremo quando saranno attivate le votazioni». In realtà fra i grillini toscani uno sfidante c’è. Al “Gianna”, considerato un colonnello del grillismo apuano insieme alla senatrice Laura Bottici e al deputato Riccardo Ricciardi, «potrebbe volersi contrapporre Gabriele Bianchi», confida un big pentastellato. Il lucchese è considerato dai suoi “una schiena dritta”, un ortodosso delle origini e non è detto che proprio su questo dualismo non si consumi un regolamento di conti sottaciuto nei 5stelle in regione: da una parte l’ala dei fedelissimi a Di Maio incarnata dal carrarese, dall’altra quella dei malpancisti, insoddisfatti di una leadership opaca che ha sprofondato il grillismo vicino ai minimi storici. Difficile, invece, una corsa di Filippo Nogarin. L’auto candidatura dell’ex sindaco livornese alla guida del porto di Gioia Tauro è apparsa a molti «sguaiata». E gli imbarazzi crescenti fra i 5stelle rischierebbero di isolarlo. «Dopo il voto sul candidato, seguiranno quello sul liste per il consiglio e poi, infine, sul programma», spiega Berti, che precisa: «Non significa ovviamente che butteremo via cinque anni di lavoro fatto in consiglio regionale. Ma su alcune cose si può lavorare. Io, ad esempio, vorrei avanzare proposte per ridurre il divario che c’è fra costa e centro nella geografia economica della regione». —
M.N.
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