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Toscana

Antifasciste, non comuniste: ecco le 7mila sardine di Pisa

Giuseppe Boi
Antifasciste, non comuniste: ecco le 7mila sardine di Pisa

In piazza dei Cavalieri accanto alla sinistra c’è una folta rappresentanza cattolica. Prima la messa, poi la piazza: «Per favore non chiamateci compagni e compagne»

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PISA. Quando Giulia Cappello comincia il suo intervento con «cari compagni e compagne», buona parte dei 7mila in piazza dei Cavalieri mugugna. Tamara Nocco, leader delle Sardine pisane, resta impassibile ma dall’orchestra “In canto sotto il mare” – auto costituitasi sui social per l’occasione – si leva un coro di risposta: «Siamo Sardine, non siamo compagni». Perché ieri in piazza a Pisa c’era tutta la sinistra. Quella radicale che alza il pugno cantando “El pueblo unido jamás será vencido”. Quella che ha votato Pd e che chiede unità e spera in una sintesi comune. Quella cattolica che non ha più rappresentanza certa, ma che crede in determinati valori e non può accettare le politiche della Lega.

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Forse Cappello non si è accorta che una parte dei manifestanti era appena uscita dalla chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri. Ma con il suo intervento ha reso palese cosa siano le Sardine pisane: un movimento antifascista che dice no ai decreti sicurezza e alle politiche dell’odio. E non è un caso che anche l’organizzatrice criticata riceva gli applausi quando dichiara il suo no a Matteo Salvini e richiama i valori della Resistenza.

E proprio quando cominciano a cantare “Bella ciao”, le Sardine pisane si ritrovano e ritornano unite. Ieri sera erano duemila in più del previsto e sarebbero state anche di più se la Digos non avesse bloccato, per motivi di sicurezza, l’accesso a piazza dei Cavalieri da Borgo largo. Molti hanno rinunciato a partecipare al raduno perché costretti a fare un giro più largo e preoccupati dalla pioggia (in realtà ieri poca, ma caduta giusto a metà della manifestazione).

Il freddo non ha però spento l’energia di piazza dei Cavalieri. Non ha spaventato Zoe, due mesi, che in braccio alla mamma sventolava ridendo una sardina di carta. Non ha fermato Francesco, quasi novantenne, che non poteva usare le mani per applaudire ma batteva in terra il bastone che gli permette di stare in piedi. Non ha rappresentato un problema per tanti giovani studenti universitari o persone di mezza età ritornate a manifestare dopo anni. Non ha frenato i professionisti della politica cittadina e regionale che hanno partecipato defilati e senza bandiere, come richiesto dall’organizzazione, ma non hanno resistito a calarsi nel mondo delle Sardine.

Riccardo Cangelosi non li ha visti, forse nemmeno li conosce, ma è a loro che si rivolge quando dichiara tra gli applausi che le Sardine «non sono una risposta ai problemi ma un segnale ai partiti e partitini della sinistra che hanno storicamente la responsabilità di occuparsi dei più deboli, ma sono impegnati solo a dividersi. Noi siamo tanto uno schiaffo che denuncia la destra fondata su politica e odio verso il diverso, quanto uno schiaffo civile e gentile alla sinistra che da anni non risponde ai dimenticati».

«Occupare la piazza è un segno di resistenza civile per dire alla politica di occuparsi di noi – aggiunge la leader Nocco –. Ieri (sabato, ndr) ero a Roma in una piazza San Giovanni bellissima. Oggi (ieri, ndr) ho partecipato all’incontro con cui il movimento cerca di darsi un’organizzazione e il messaggio emerso è che dobbiamo continuare a fare quello che stiamo facendo: il nostro potere sono la creatività e la cultura intesa come informazione: dobbiamo impegnarci per spiegare alle persone le leggi e quanto le norme ci riguardano direttamente»

Prima tra tutte quelle introdotte dai decreti sicurezza dell’ex ministro dell’Interno Salvini: «Noi contrastiamo tutto questo per una società più aperta capace di includere anziché escludere», dice alle settemila Sardine per poi concludere il suo intervento tra gli applausi quando spiega che «la nostra è una rivoluzione antifascista per una cultura dell’accoglienza». E si ritorna quindi ai valori della Resistenza, plasticamente rappresentati dall’ultimo intervento lasciato a Bruno Possenti, presidente dell’Anpi provinciale.

In definitiva no a Salvini e al fascismo, ma con quale forma oltre alla protesta resta un mistero. E chi nel 2008 era a Bologna per il famoso “Vaffaday” di Beppe Grillo che diede il via alla nascita del M5s, lascia piazza dei Cavalieri con la sensazione di un deja vu.

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