Sicurezza
Roulette, l’inganno dello zero Al lotto 87 euro persi su 100
La “cinquina” è quella a più alto tasso di rischio, prima anche del “terno”. Al tavolo verde i numeri sono... 37 La trappola visiva dei “grattini”
Grosseto. “È un terno al lotto”. Basterebbe riflettere sui detti tipici della saggezza popolare per salvaguardarsi dal rischio del gioco d’azzardo. Il terno al lotto è uno dei giochi a più alto tasso di perdita in termini di valore (non di possibilità): su 100 euro giocati se ne perdono in media 65; più rischiosa addirittura, è la cinquina: 87 euro in media vanno in fumo contro una banconota da 100 puntata. Lo ricordano gli esperti della società Taxi 1729 che a Grosseto sono sbarcati con una sala giochi dove si insegna a far passare la voglia di azzardare. Come? Svelando le insidie del gioco d’azzardo che spesso sfuggono. Ecco un breve vademecum.
il “magico” zero
Davanti al tavolo verde della roulette francese la stragrande maggioranza dei giocatori crede di aver a che fare con 36 numeri; e invece i numeri sono 37 perché c’è anche lo zero che non viene mai considerato. Eppure è lo zero che fa la fortuna del banco. Per esempio: se io scommetto che esca un numero da 1 a 18 non ho il 50 per cento delle possibilità di vincere ma ne ho meno perché tra i numeri “nemici” non ci sono solo i 18 che corrono tra il 19 e il 36 ma c’è anche lo zero.
il terzo colore
Stessa logica per chi scommette sul colore: se punto su un numero nero, non ho il 50% di possibilità che esca ma ne ho meno: nemico è il rosso ma anche il verde che corrisponde allo zero e che pesa per il 2, 7%, quindi la mia possibilità di vincere si abbassa al 47, 3% mentre quella del banco aumenta dal 50 al 52, 7%.
ci sono quasi...
La trappola tipica del Gratta e Vinci è tutta “visiva”: supponiamo che per vincere debbano uscire tre simboli uguali; ebbene, nella stragrande maggioranza dei casi, spiegano gli esperti, grattando ne escono due e il terzo è dissimile ma per poco; l’inganno è che mi sembra di aver sfiorato la vincita, che all’improvviso mi appare “afferrabile”: così ritento e ritento ancora... —
G. M.
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