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Toscana

Lucchese nazi: «Sono cacciatore di ebrei»

Luigi Spinosi
Lucchese nazi: «Sono cacciatore di ebrei»

Accusato di istigazione all’odio razziale, è il padre di uno dei ragazzi indagati per la rievocazione nazifascista in Emilia 

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«È solo una rievocazione storica». Questa volta è difficile per Paolo Da Prato giustificare con la nostalgia il selfie anti-semita con didascalia inequivocabile (in pessimo inglese): “The hunter of Jews”. Un titolo che gli ha portato un’accusa per istigazione all’odio razziale. Comunque, il 53enne lucchese continua a usarla. Come ha fatto il 27 gennaio – nel giorno della Memoria – per spiegare la presenza nel Bolognese, a Lizzano Belvedere, di un gruppo di persone con le divise delle SS. Negli stessi luoghi della strage impunita del 27 settembre 1944, quando le SS, quelle vere, uccisero 28 persone (donne e bambini compresi) sull’Appennino emiliano. Una pagliacciata neonazista che seguiva di pochi giorni un episodio analogo avvenuto a Lucca, in Brancoleria.

Alle polemiche che seguirono quell’episodio (al centro di un’inchiesta), la replica di Da Prato fu proprio: «Nessuna nostalgia, ma solo amore per la storia». Doveva difendere il figlio adottivo Daniele Pelosi, che di quel gruppo faceva parte: «Mio figlio ha 18 anni, è un grande appassionato di divise e fa parte di un gruppo di rievocazione storica (Project Schwarze Edelweiss). Prima di scrivere cazzate si documenti». Quel «si documenti» era rivolto al consigliere regionale emiliano Igor Taruffi (Sinistra Italiana) che aveva presentato un’interrogazione sul caso. La lezione di Paolo Da Prato, fornaio che ieri, ha patteggiato una pena (sospesa) a 2 anni per coltivazione di droga. Ma a metterlo nei guai era stata proprio la sua “particolare” passione per la storia (oltre a un uso sconsiderato dei social network). Una sua foto, poi rimossa, sul proprio profilo Fb: posa da 007, pistola (giocattolo) in mano e una frase (in inglese) per autodefinirsi «Il cacciatore di ebrei».

Un’immagine che ha fatto scattare i controlli della Digos di Lucca che, perquisendo la sua abitazione, ha trovato, oltre alla finta pistola e a un vero coltello a serramanico, parecchia paccottiglia nazifascista e uno scantinato trasformato in un laboratorio per la coltivazione e il confezionamento della marijuana. Da qui l’arresto con processo per direttissima (vista la flagranza del reato) per la droga. Ma chiuso con il patteggiamento il capitolo marijuana, l’uomo è stato anche denunciato per istigazione all’odio razziale.

Un’indagine che si aggiunge a quella portata avanti a suo tempo dalla magistratura bolognese, per apologia di terrorismo o crimini contro l’umanità, nei confronti dei 5 partecipanti alla bravata di Lizzano (tra cui appunto il figlio adottivo di Da Prato). Solo una “rievocazione storica” veniva detto, quasi a voler smentire le accuse di simpatie nazifasciste. Peccato che a “smentire le smentite” siano gli stessi protagonisti, e proprio attraverso quel Facebook che ha portato gli agenti della Digos a casa di Da Prato. Nel caso di Daniele Pelosi, per esempio, in mezzo a diversi riferimenti nostalgici spiccava, fino a quando il profilo era accessibile, una foto in compagnia di Mario Tuti, l’ex terrorista nero (oggi in semilibertà) condannato all’ergastolo per tre omicidi . Tuti che a sua volta aveva difeso il gruppo di Lizzano dalle accuse di Taruffi.

Non è da meno il profilo di Da Prato, dove si sprecano saluti romani, riferimenti nazifascisti (compreso quello alla brigata SS Dirlewanger, qui riscritta “Dirlewangher”). Non mancano le partecipazioni alle ricostruzioni storiche, anche a quelle vere: per esempio c’è lo scatto al Lucca Comics in mezzo a due giovani in camicia nera (gli stessi, peraltro, che segnalarono alla Digos la presenza di due giovani in divisa da SS che non facevano parte del gruppo). Significativa poi la partecipazione di Da Prato, testimoniata sempre da Fb, ai funerali di Stefano Delle Chiaie, il militante di estrema destra morto a settembre, e coinvolto, uscendone sempre assolto, in molte inchieste legate all’eversione nera.

Ma in tutto quel mucchio di riferimenti nazifascisti è un post a colpire, per il suo sapore vagamente ironico alla luce di quanto sarebbe accaduto dopo pochi giorni: Da Prato alla manifestazione delle sardine lucchesi e un commento: “accerchiati dalla Digos”. Digos che da lì a qualche giorno avrebbe effettivamente suonato alla sua porta. —

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