Sicurezza
Insulti e minacce dalle compagne la bimba non vuole più andare a scuola
Grosseto, la bambina delle medie aggredita via whatsapp «Muori... Putt..»: la madre denuncia le coetanee della figlia
«Se non chiudi il becco, te lo vengo a chiudere io» e «ti ritrovi la testa attaccata alla finestra». Ecco come tre ragazzine, poco più che bambine, si rivolgono a una compagna di classe in una chat di gruppo dove tutti gli iscritti possono leggere istantaneamente il contenuto dei messaggi scambiati. Lei, il bersaglio, tenta di reagire: poi, dopo aver subito insulti e minacce, fa appello al buon cuore delle coetanee: «Facciamo pace, scusate». Ma non finisce qui; questa è solo la punta di un iceberg che per il momento ha provocato un effetto: una denuncia alla polizia postale da parte della madre della ragazzina vittima di bullismo. Conclusione alla quale la mamma arriva mettendo insieme una serie di indizi e leggendo poi i messaggi della chat.
i primi segnali
Sara (nome di fantasia per tutelare la bimba) studia in una scuola media della Maremma. È una ragazzina graziosa e un po’ timida. Ha cominciato l’anno scolastico con il piede giusto, secondo sua madre. Circa un mese fa, però, il suo atteggiamento cambia: «Improvvisamente – racconta la madre – non vuole più andare a scuola. Mi è sembrato un campanello d’allarme». E così la mamma inizia a stare sul chi-va-là. «A ogni suo rifiuto, io insistevo – racconta – Mi sono anche impuntata e le ho detto: “Tu a scuola ci devi andare”. La sua risposta? “Ok, domani vado” e la mattina eravamo punto e a capo». Così la madre va a scuola per parlare con un’insegnate e capire se ci sono problemi. «La professoressa mi ha risposto che mia figlia è benvoluta da tutti e che non si è accorta di alcun malessere. E ci credo che mi abbia riferito ciò che lei poteva vedere...».
l’8 dicembre
È domenica e Sara ha un’improvvisa «crisi isterica senza alcun motivo» dice la mamma; i genitori si preoccupano anche perché, negli ultimi giorni, è già accaduto. La domenica trascorre e intorno alle 23 Sara è in camera sua, pronta per dormire. È a quel punto che scrive nella chat di whatsapp dei compagni di classe lamentandosi scherzosamente per il flusso continuo di messaggi che entrano e non le fanno prendere sonno. Qui che si innesca un meccanismo infernale e irrefrenabile, tant’è che Sara il giorno dopo, si rifiuta di andare a scuola. Ma ci andrà, spinta dai genitori. Poi nel pomeriggio si avvicina alla madre: «Ti devo dire una cosa». E dal telefono della figlia la donna scopre tutto.
«muori»
Il “reclamo” di Sara suscita nella chat prima considerazioni petulanti da parte di 3 compagne di classe. Poi si passa agli sfottò: «Ma fatti una vita», ti serve «un dottore bravo». E quando Sara tenta di controbattere, arrivano insulti e minacce. «Se mi provochi sbagli, perché non sai con chi hai da fare» dice una delle ragazzine. «Eeee ciccina, abbassa la crestina, che sennò te la fo abbassa’ io e non ti conviene» rincara l’altra. E ancora: «Senti, putt.., così ci parli a tua madre», «Sei una tr.. che la dà al primo che passa». È un crescendo: «Se ero là, ti facevo sentire male»; «Se il mio cane incontra il tuo, se lo mangia vivo, il tuo»; «Ora ti esco dal telefono e ti uccido». «Muori». E quando un compagno di classe interviene a difesa di Sara – «Ma siete sceme?» – ce n’è anche per lui. Alla fine la vittima persino si scusa chiedendo di fare pace con le ragazzine.
ora basta
Letti i messaggi, la madre di Sara ha capito che cosa c’è che non va. Ha fatto denuncia alla polizia postale e ha voluto raccontare al Tirreno il tormento a cui è sottoposta sua figlia. Desidera che questo inferno finisca. «Io non voglio punire nessuno – dice – voglio solo proteggere mia figlia». La speranza di questa madre è che anche la scuola, con tutti gli strumenti educativi di cui dispone, faccia qualcosa. –
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