Sicurezza
Lavora al nero e riscuote il reddito di cittadinanza Denunciato un 60enne
La Finanza ferma a un posto di blocco il pony express lucchese durante le consegne per un ristorante cinese che è stato multato
Quando la guardia di finanza lo ha fermato, intimandogli l’alt in un posto di blocco in centro a Livorno, lui stava consegnando una pizza a domicilio. «Faccio il pony express per un ristorante cinese. Sì, cucinano anche la pizza, se è per questo pure il cacciucco. Sa, ci adattiamo alla clientela...».
Lavorava in nero e ogni mese incassava il reddito di cittadinanza. Quasi il massimo: circa 600 euro anziché 780 e al momento della richiesta aveva tutti i requisiti per beneficiarne. Poi si è messo a lavorare «senza uno straccio di contratto, solo un accordo verbale», ha confidato ai militari della Prima compagnia delle Fiamme gialle labroniche, che su di lui – grazie alla Seconda compagnia, quella guidata dal tenente Antonio Stabile – hanno subito iniziato una serie di verifiche culminate con una denuncia per indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (senza rilievi penali, visto che era appena sotto la soglia di 3.992 che da illecito penale lo avrebbe potuto mandare a processo) e, per il lavoro in nero, con una sanzione nei confronti del titolare del ristorante.
Il protagonista è un sessantenne di Lucca, che da anni abita a Livorno. Per lui il reddito di cittadinanza rappresentava l’ossigeno. Ed evidentemente neanche bastava, dato che aveva bisogno di un introito integrativo, quello del ristorante etnico per il quale consegnava il cibo a casa di chi, via Internet o telefonicamente, lo ordinava dal divano. Niente siti web di prenotazioni: il suo datore era direttamente il ristoratore. Non un caso isolato, certo, visto che è possibile che il fenomeno (non solo a Livorno) sia decisamente più esteso. Impieghi in nero, che non essendo dichiarati non fanno certo venire meno il sussidio statale introdotto dal governo gialloverde.
Il rider, sessantenne, per altro non era mai stato convocato per il colloquio previsto per poi essere reintrodotto (se ci sono disponibilità) nel mondo del lavoro, in un’età purtroppo neanche semplice per poter ricominciare da capo. Per questo ha preso il primo lavoro che gli è stato offerto: il pony express delle pizze. La guardia di finanza lo ha fermato nel bel mezzo delle consegne, una sera, in sella a un cinquantino. Lui ha ammesso tutto: «Lavoro in nero per un ristorante cinese, ho bisogno di soldi».
Poi sono partite le indagini, con i militari che lo hanno convocato e hanno sanzionato – dopo averlo sentito – pure il responsabile della società per cui il rider operava senza contratto e tutele, visto che neanche aveva una copertura assicurativa.
Il sessantenne, dallo Stato, avrebbe percepito 3.750 euro. È il cumulo dei redditi versati sulla sua carta di credito ogni mese. Somme che ora dovrà restituire all’Inps. Dal ristorante, invece, ne percepiva 600. Praticamente la stessa cifra. In totale metteva insieme uno stipendio di 1.200 euro mensili, assolutamente dignitoso. Ma non poteva farlo. Perché se il ristorante lo avesse assunto, il reddito di cittadinanza sarebbe decaduto automaticamente. Quindi lui, per non perderlo e avere più soldi a disposizione, ha preferito tacere e cumulare i due redditi da 600 euro l’uno in modo da poter arrivare alla fine del mese con un introito accettabile.
Ma è arrivata la guardia di finanza, che dopo le sue dichiarazioni ha controllato tutto: ora dovrà restituire tutto all’Inps. —
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