Il Tirreno

Toscana

il centrosinistra verso le regionali 

Bindi e Carrozza le anti-Giani. E Calenda sfida Renzi in Toscana

Mario Neri
Bindi e Carrozza le anti-Giani. E Calenda sfida Renzi in Toscana

Sinistra e Verdi propongono le ex ministre come alternative unitarie al presidente del consiglio regionale, che dice: "Pronto a sfidarle alle primarie". Italia Viva e Più Europa si oppongono. Il Pd apre alla sfida ai gazebo

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FIRENZE. Titta Meucci e Stefania Saccardi, le due sacerdotesse di Italia Viva in Toscana, son rimaste di stucco, lì per lì immobili, mute. Ché non ti aspetti che qualcuno possa proporti come candidata unitaria una della vecchia ditta giaguara smacchiata dalla rottamazione o l’ex ministra del governo lettiano cancellato dal tuo leader con un cancelletto, il famoso #staisereno. Eppure Rosy Bindi e Maria Chiara Carrozza potrebbero diventare spine nel fianco del Pd nei prossimi sette giorni. O almeno sperano di farcele diventare i Verdi e 2020 a Sinistra, l’ombrello sotto cui si sono riparati, in vista delle regionali, Mdp e Sinistra Italiana.

Perché le due ex ministre (Pd) nella strategia della sinistra-sinistra e dei Verdi sarebbero le anti-Giani, i nomi su cui costruire una alternativa unitaria al presidente del consiglio regionale giudicato troppo vintage. Li hanno proposto ieri al tavolo con cui i dem speravano di chiudere la “Gianeide”, e cioè questa epopea di incontri e caminetti perpetuata da settimane per trovare un candidato governatore per il dopo-Rossi. Un tavolo da cui esce una novità sulla composizione della coalizione. Perché se il Pd rischia di arrivare ad una rottura con la sinistra, ha appena guadagnato due alleati, uno di peso, almeno mediatico: Carlo Calenda e la sua Toscana in Azione (poi Toscana al centro di Massimo Pieri, ex forzista).

L’ex ministro lo conferma al Tirreno: correrà in Toscana. Obiettivo dichiarato: dare una mano. Sottinteso: sfidare Renzi sul suo stesso terreno. In fondo in alcuni sondaggi la creatura liberal-socialista di Calenda è quotata al 3%, non lontana da Italia Viva. Con lui ci sono Mauro Grassi, ex renziano di ferro, e Milena Brath. Per il Pd potrebbe essere la toppa per non dover cedere troppo alla sinistra, con cui trovare un accordo pare un’impresa. Perché i Verdi non fanno nemmeno in tempo a pronunciare nome e cognome della Bindi che gli emissari di Federico Eligi, pisano e coordinatore di + Europa, fanno scattare subito un no secco. No pure all’ex rettrice del Sant’Anna vicina a Enrico Letta. E di traverso si mettono alla fine anche le italovivaiste Meucci e Saccardi. «Sosteniamo Giani». È la segretaria dem Simona Bonafè a chiarire: «Sono entrambi nomi autorevoli, noi siamo aperti a discuterne, ma se non c’è condivisione da parte di tutti, l’unica strada sono le primarie». Per la sinistra un vicolo cieco. Il Pd è pronto a concederle ma non oltre il 19 gennaio.

Ma sia Bindi che Carrozza hanno fatto sapere di non essere disponibili per i gazebo. O si trova un’intesa o niente. Anche se Giani ne approfitta per tagliarle fuori e si dice «pronto a fare le primarie» con loro, definendole «cadidature autorevoli». Come dire, nessuno si azzardi a proporle come alternativa unitaria al suo nome. Lui aprirebbe un Vietnam nel partito. Eppure è la speranza della sinistra.

«Torneremo in pressing sugli zingarettiani: ci hanno sempre sollecitato ad avanzare le alternative promettendo che poi ci avrebbero seguiti», dice uno dei partecipanti. Difficile però che la moral suasion possa limitarsi agli esponenti toscani che hanno dato il via libera a Giani in direzione regionale. Per essere efficace, dovrà puntare al Nazareno. Alla Sinistra non resta che una settimana. «Alcuni di noi - racconta uno - vogliono un accordo, altri non saprebbero giustificarlo con i militanti, che chiedono le primarie. Altri sono stufi e vorrebbero la rottura».

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