La manifestazione
«Nessuno sa quando rientreremo a casa»
Mugello, ancora 600 sfollati dopo il terremoto. Il Genio civile: impossibile stabilire quanto servirà per le verifiche
barberino del mugello. Almeno duecento dormiranno ancora qui. E l’autodromo è forse la metafora migliore del popolo del Mugello. È come se il terremoto avesse messo ai box un’intera vallata. «La mia casa? Fuori sembra intatta. Dentro è tutta storta, i muri sono inclinati, le travi incurvate. Non credo che riusciremo a rientrare, va buttata giù e ricostruita», dice Massimo, seduto insieme ai figli e alla moglie su una delle brandine del paddock.
La terra ha tremato, ma uno sciame di lievi scosse. Ma la paura resta alta e i numeri dell'emergenza crescono. Sono più di 600 gli sfollati, aspettano i controlli di staticità sulle loro case. Con un paradosso. Perché se nel vocabolario dell’emergenza le centinaia di verifiche a vista effettuate dai vigili del fuoco sono «fast», nessuno - ammette la Regione - «sa quanto impiegheranno gli uomini del genio civile a completare i controlli statici» decisivi per assegnare l’agibilità, soprattutto nella zona rossa, che ieri gli esperti sono stati costretti ad allargare. Potrebbero volerci giorni, forse settimane. «Ma come è possibile?», si arrabbiano molti in fila davanti alle camionette dei pompieri in piazza Cavour. Per ora dovranno riparare ancora nelle palestre, all’autodromo o in uno degli altri centri d’accoglienza organizzati dalla protezione civile.
Senza contare che a loro va aggiunto chi è ancora sotto choc e non se la sente di rientrare seppure la casa si sia salvata da crepe e crolli. «I nostri bambini hanno 3 e 6 anni, e ogni volta che oltrepassano la porta di casa scoppiano a piangere», marito e moglie all’autodromo. I boati sono ancora ricordi freschi. È salito a 760 il numero delle richieste di aiuto ai vigili. Numeri che, quasi a sorpresa, sono aumentati tra lunedì e ieri. Molti hanno trovato riparo da parenti o negli alberghi ma c'è chi continua a non fidarsi di aver un tetto sulla testa e dormirà in auto per la terza notte. In 420 ieri notte hanno dormito in uno dei centro di accoglienza allestiti dalla protezione civile a Barberino. E altri ricoveri sono a Galliano, l'epicentro, San Piero a Sieve e nella palestra di Borgo San Lorenzo. «Il governo dovrebbe lavorare a un grande piano per l'Appennino, sul modello di quello messo in campo per le alluvioni», dice il presidente Enrico Rossi. Quello del consiglio regionale Eugenio Giani chiede un programma per la «ricostruzione del centrostorico».
Le verifiche tecniche agli edifici sono decisive per la 'conta' dei danni. Ma nessuno può dire fino a quando dureranno le ispezioni. E come se non bastasse, nella notte è crollato il controsoffitto della chiesa di San Silvestro. Verrà puntellata: il sisma ha spostato in avanti il loggiato e la facciata e il crollo adesso è un pericolo concreto. Oggi riaprono le scuole del Mugello ma non a Barberino, dove il Comune ha ordinato che rimangano chiuse fino a venerdì. —
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