Gioco
Salvini contro la locandina del Vernacoliere: la Chiesa interviene con umorismo...
L'ex ministro si è arrabbiato per il riferimento alla Madonna utilizzato dal giornale livornese. Il direttore Cardinali gli risponde per le rime, la Diocesi di Livorno fa parlare... l'Arcangelo Gabriele
LIVORNO. L’adagio è chiaro: «Scherza coi fanti e lascia stare i santi». Ma chi dice che questi ultimi possa usarli indiscriminatamente solo la politica che fin dai tempi delle Crociate si è spesso legittimata con l’appropriazione massiccia dei simboli della fede e della volontà (pressoché esclusiva) di Dio? A questa querelle secolare si aggiunge in queste ore un nuovo tassello che viene da un tweet di Matteo Salvini che cinguetta e tuona contro lo storico giornale satirico livornese “Il Vernacoliere” che, nel mese di dicembre, già a partire dalla locandina, ha sbeffeggiato proprio l’uso ridondante di richiami alla religione del leader della Lega, spesso ondivago, come altri esponenti della destra in Italia, nei campi semantici di “Dio, Patria e Famiglia”. La zampata del Vernacoliere su Salvini parla il livornese più verace, tipico del direttore Mario Cardinali, quello schietto e iconoclasta (e zeppo di mancanza di rispetto) che da 37 anni contraddistingue il più longevo mensile di satira in Italia: «La Madonna scrive al Vernacoliere: ‘Per Favore mandate affanculo Sarvini per me, io le parolacce non le posso dì’».
Non si è fatta attendere la risposta dell’interessato: «Per carità, satira e ironia sono il sale della vita, ma perché tirare in ballo la Madonna?». Questo come a rimarcare un uso suo ed esclusivo di rosari, Vergini e acque sante.. Il direttore del Vernacoliere, Mario Cardinali, raggiunto telefonicamente, commenta così: «Già diversi politici negli ultimi anni hanno rilanciato le nostre locandine. Lo fece Enrico Letta nel 2013 quando gli scrivemmo che ‘Alfano lo trattava da pisano’. Lui rispose: “Questo è un colpo basso!” ma sembrava orgoglioso di essere citato da noi. Più recentemente, Di Maio ha apprezzato una locandina e mi ha scritto “Mario sei un grande!”, anche se in realtà sono sì e no un metro e sessantacinque. A differenza di questi due casi, però, qui, ci leggo un tentativo di discredito, un insinuare, un alludere, al nostro voler offendere la Madonna, quasi Salvini ventilasse una sorta di blasfemia del titolo – che non c'è. C’è, del resto, in tutta la storia della destra italiana una difesa del clericalismo. Un doppio binario, tra Chiesa e politica conservatrice, dal quale non si discosta il recente appello del Cardinale Ruini a ‘dialogare’ con Salvini. A mio avviso, con la nostra ironia e il nostro modo di fare satira, abbiamo toccato un nervo scoperto e questo titolo ha colto Salvini nel punto debole».
Nella sua storia, il Vernacoliere, proprio attraverso il suo turbolento rapporto con la religione, ha contribuito ad allargare, nella legislazione italiana, il concetto di “satira”, facendo giurisprudenza. Nel 1993 ci fu una questione legata al titolo-scandalo “Madonna trogolona” (gioco di parole sulla popstar americana che aveva pubblicato il libro “Sex” nel 1992 e, sulla copertina del Vernacoliere, Papa Wojtyla andava a comprarne una copia). Il giornale era stato denunciato per aver attribuito “istinti sessuali al Papa”. La relativa sentenza della Cassazione collegava direttamente il concetto di satira ricollegandolo all’art. 21 della Costituzione, come espressione massima della libertà di pensiero dell'individuo (nell'assoluzione, la Cassazione sanciva che il Papa è un uomo e ogni uomo al di fuori della Chiesa - non cattolico - può vederlo come vuole).
Ma l’uscita di Salvini come è stata presa dalla Chiesa a Livorno? Sul giornale della Diocesi, don Luciano Cantini ha pubblicato un articolo umoristico dal titolo “Non temere Maria!”, dove a parlare è l’Arcangelo Gabriele, in prima persona (che riassumiamo): «Ero passato da Nazareth, il Padreterno mi aveva chiesto di andare da Maria per affidargli una missione delicata, ma l’ho trovata impensierita. Non era tanto la gravidanza a preoccuparla. Il problema erano gli uomini che la tirano per la giacchetta, chi da una parte, chi dall’altra! Un giornale, a Livorno, si è inventato una sua lettera piena di parolacce - non è che avessero tanto torto, ma se si deve amare i nemici non si può mandarli a quel paese in modo così leggero.... Insomma, ero andato per annunciare al mondo la nascita del salvatore e mi è toccato asciugare le lacrime della povera Maria, che stava leggendo il Vernacoliere e il tweet di Salvini».
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