La manifestazione
Diamanti, speranza per i truffati c’è una sentenza di risarcimento
Un pensionato garfagnino vince la causa contro la Banca popolare di Milano Riavrà 6500 degli 8000 euro investiti. Ventimila i risparmiatori beffati
Un pensionato di 74 anni, residente in Garfagnana, vedovo e con una figlia disabile a carico, è il primo toscano ad ottenere il risarcimento del danno da una banca nell’ambito dello scandalo dei diamanti scoppiato alcuni anni fa in Italia con ventimila correntisti-risparmiatori raggirati e costretti a ricorrere al tribunale.
Si tratta della seconda sentenza in Italia (la prima a Verona) che vede la Cassa di Risparmio di Lucca, Pisa e Livorno (oggi Banca Popolare di Milano) costretta a risarcire al cliente una somma pari alla differenza tra il prezzo di acquisto e il valore effettivo stimato sulla base dei criteri derivati dai listini Rapaport, quelli ufficiali che rileva la quotazione dei brillanti.
IL CASO
Il pensionato nell’agosto 2013 aveva acquistato dalla IDB (poi fallita), tramite la Cassa di Risparmio di Lucca Pisa e Livorno e a scopo di investimento, un diamante al prezzo di 8mila euro.
Successivamente era stato appurato che il valore della pietra preziosa era notevolmente inferiore a quello pagato. La stima infatti era di 1500 euro. Così il pensionato, assistito dall’avvocato Francesco Giordano del foro di Firenze, ha intentato causa civile nei confronti dell’istituto di credito sostenendo il determinante apporto causale all’operazione e chiedendone la condanna al risarcimento.
E alcuni giorni fa il giudice del tribunale civile di Lucca, Michele Fornaciari, ha condannato Bpm - l’unica delle tre banche (le altre due sono Monte dei Paschi di Siena e Unicredit) che non riprende i diamanti venduti - a risarcire il pensionato di 6500 euro. Cioè l’investimento dedotto il diamante che resta al pensionato e che lui potrà decidere di tenere o di vendere a terzi.
UN PAESE RAGGIRATO
Si tratta del primo processo a Lucca. A cui ne seguiranno almeno una trentina. Assegnati a giudici differenti. Da un primo rilievo sembra che vi sia un piccolo comune dell’Alta Garfagnana con una percentuale altissima di pensionati convinti a sottoscrivere contratti di investimento in quanto correntisti della medesima filiale della banca che oggi è diventata BPM. Si tratta di Piazza al Serchio, poco più di 2mila abitanti. «Soltanto lo studio legale dove lavoro - dice l’avvocato Giordano - ha una decina di cause analoghe a quella che ha visto la banca come parte soccombente».
Si tratta di processi con clienti di una certa età che hanno impegnato somme che vanno da 3mila ai 30mila euro. Ma ci sono anche procedimenti civili con richieste risarcitorie da 150-200 mila euro.
SENTENZA APRIPISTA
Vero è, che come dicono i latini, «tot capita tot sententiae» (tradotto: quante sono le teste, altrettanti sono i giudizi). Ma è altrettanto vero che questa sentenza può essere apripista per le altre che arriveranno - almeno al tribunale di Lucca - a partire dal febbraio 2020.
«Il giudice - sostiene l’avvocato Giordano - ha definito inverosimile la tesi della banca che si sarebbe limitata ad una mera segnalazione. In realtà per il giudice era del tutto evidente che, in relazione all’acquisto dei diamanti, la banca svolgeva il medesimo compito svolto in qualsiasi altra forma di investimento. Era il termine di riferimento del cliente al fine di orientare le sue scelte».
Per il giudice Fornaciari le informazioni in merito all’investimento dei diamanti non erano corrette e complete in merito alle caratteristiche e al mercato: «Il grafico dell’andamento costantemente crescente nel tempo mostrato ai clienti non era una rilevazione oggettiva e non c’erano prove in merito al fatto. E il prezzo dei diamanti non era frutto dell’andamento del mercato, ma l’unilaterale fissazione del prezzo da parte di IDB. E non ci sono prove in merito al fatto che la banca abbia fornito al cliente alcune informazione in merito a tale meccanismo». —
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