«Abbiamo farmaci che bloccano la replicazione del virus, ma non il dolore»
Il dottor Bagnoli: più precoce è la terapia, più bassa sarà sarà la possibilità di sviluppare la nevrite post-malattia
LIVORNO. Giovanni Bagnoni, oltre a dirigere la dermatologia di Livorno e Massa Carrara, è responsabile della Melanoma Skin Cancer Unit (dipartimento di contrasto ai tumori della pelle) una realtà assistenziale della quale fanno parte, oltre all’Asl, il Cnr e l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana. Si tratta del primo esempio di rete integrata che lega enti diversi e che ha come unico e specifico obiettivo il miglioramento continuo della diagnosi e cura del paziente con neoplasia cutanea. Inoltre il dottor Bagnoni è anche coordinatore della dermatologia nell’Asl Toscana nord ovest.
Dottor Bagnoni, rispetto a certe patologie della pelle come il melanoma, l'Herpes Zoster è una malattia apparentemente banale, che però in molti causa disturbi notevoli, in certi casi tali da impedire la normale attività quotidiana. Ma quali sono le cure disponibili sul mercato per aiutare il malato a superare il disagio dell’infezione del cosiddetto “fuoco di Sant’Antonio”?
«Gli unici farmaci da assumere sono gli antivirali: farmaci specifici che bloccano la replicazione virale e quindi riducono la proliferazione del virus e la durata della manifestazione, pur non agendo, purtroppo, sul dolore che è causato da nevrite: tanto più precoce sarà l’inizio della terapia, tanto più bassa sarà la possibilità di sviluppare la nevrite post erpetica».
Ma per ovviare a questo si possono assumere anche antidolorifici?
«Certo. Si possono assumere antidolorifici, antinfiammatori ed antinevritici. Tutti farmaci che però agiscono poco sul dolore di questo disturbo, che purtroppo in certi casi è continuo».
Ci possono essere conseguenze per il paziente dopo aver contratto il Fuoco di Sant'Antonio?
«In alcuni casi sì. Come per esempio la nevralgia post erpetica che provoca un dolore cronico di oltre 3 mesi dopo la scomparsa delle manifestazioni cutanee (oltre il 50% dei pazienti anziani con Fuoco di Sant’Antonio la sviluppa e di conseguenza necessita di specifico trattamento farmacologico antinevritico).
Poi ci può essere un interessamento oculare, problema che riguarda 10-20% dei casi e può portare a complicanze importanti del globo oculare (cheratiti: un processo infiammatorio che riguarda la cornea. Molto spesso è di natura infettiva, ndr ), che vanno diagnosticate e curate con l’intervento dell'oculista.
Ma può esserci anche, purtroppo, un interessamento del sistema nervoso centrale: condizione questa rara, ma temibile, che richiede un trattamento congiunto tra infettivologo, neurologo e dermatologo».
L'Herpes zoster si può ripresentare?
«Meno del 4% dei pazienti presenta un altro focolaio di herpes zoster, tuttavia molti, in particolare gli anziani, dopo averlo contratto risentono, anche dopo la scomparsa del focolaio, di un dolore persistente o ricorrente per mesi o addirittura anni (nevralgia posterpetica)».
È importante vaccinarsi soprattutto dopo i 50 anni?
«Sì è importante: la vaccinazione degli adulti immunocompetenti di oltre cinquanta o sessanta anni con vaccino anti-zoster ricombinante, indipendentemente dal fatto che abbiano avuto o meno la malattia, riattiva la capacità del sistema immunitario di contrastare il virus». —
I cibi suggeriti
A parte evitare l’esposizione al sole, si può prestare attenzione all’alimentazione per prevenire l’herpes. O comunque per evitare di mangiare cibi che favoriscanola moltiplicazione del virus. Il consiglio dei medici è di evitare alimenti che contengano arginina, un aminoacido che l’organismo deve assumere dai cibi. L’arginina contenuta soprattutto in cioccolato, frutta secca e cereali. Invece si dovrebbero mangiare cibi che contengano lisina, un aminoacido presente in alimenti «ad alto contenuto proteico come carni, uova, pesce, legumi, latticini». La lisina è antagonista dell’arginina.
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