Sicurezza
Così l’Unione europea rischia di fare il gioco dei sovranisti
A volte si ha davvero l’impressione che l’Ue faccia di tutto per attirarsi critiche feroci. Quanto sta accadendo in relazione alle proposte di modifica del funzionamento del Meccanismo Europeo di Stabilità è emblematico,
Alla fine del 2017 la Commissione europea aveva suggerito l’introduzione di alcune regole più stringenti per gli Stati intenzionati a fare ricorso a tale istituzione intergovernativa che dal 2012 aveva preso il posto del Fondo europeo di stabilità finanziaria come prestatore di ultima istanza per i paesi dell’Eurozona. In altre parole, per gli Stati che si trovassero in difficoltà a finanziare il proprio debito e che si rivolgessero al MES per ottenere un aiuto, le condizioni di accesso imposte in base alle nuove regole modificate diverrebbero quasi proibitive.
Nella bozza in circolazione, già oggetto di vari eurosummit, sembra infatti che perché uno Stato sia ammesso ai prestiti del MES non deve essere sottoposto ad una procedura di infrazione da parte dell’Unione europea, deve possedere un rapporto deficit/Pil inferiore al 3% da almeno due anni ed un rapporto tra debito e Pil inferiore al 60%, o quantomeno deve aver registrato una diminuzione del debito di almeno un ventesimo negli ultimi due anni.
Si determina così una situazione paradossale per cui i paesi in difficoltà per le criticità del proprio debito che si rivolgono al MES devono disporre di una situazione solidissima in termini di conti pubblici; tanto solida da suscitare l’inevitabile domanda circa la necessità di chiedere aiuto. A rendere ancora più incredibili le proposte di modifica interviene il fatto che la richiesta di aiuto produrrebbe l’immediata valutazione in merito all’esigenza di varare una ristrutturazione forzata del debito del paese artefice di tale richiesta; in un primo tempo si era addirittura immaginato che la ristrutturazione del debito avvenisse automaticamente al momento della presentazione della richiesta di aiuto.
Come è possibile pensare simili follie? Certo, le preoccupazioni di alcuni paesi dell’Eurozona, a cominciare dalla Germania, sono alimentate dalla continua esplosione del debito pubblico di alcune realtà che non crescono, come quella italiana, e ciò può stimolare la ricerca di strumenti destinati a riportarle, in modo coattivo, sulla retta via. Ma introdurre regole che, di fatto, rendono impossibile in caso di difficoltà l’eventuale ricorso al MES, a cui l’Italia peraltro ha versato ben 14 miliardi di euro, rischia di generare solo effetti deleteri su più piani. Se i mercati cominciano a pensare che i paesi più indebitati non avranno più accesso a un prestatore di ultima istanza, procederanno subito a far salire gli spread con pesanti costi per i bilanci di tali paesi, dove avrà facile gioco la polemica sovranista e antieuropea, estremamente solerte nel riportare in vita i cliché della necessità di abbandonare l’euro e tutti i suoi annessi. Le cure sbagliate, non c’è dubbio, aggravano le malattie.
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