Gioco
Nella Toscana a due velocità, molte aziende investono senza ricorrere alle banche
Presentato il report di Bankitalia, boom dell'export. Resta la distanza tra la parte centrale della regione, che viaggia forte, e la costa che arranca. Volano moda, Nuovo Pignone e porti, in calo turismo e aeroporti
FIRENZE. Le aziende toscane, almeno quelle di medie e grandi dimensioni, non hanno problemi di liquidità. Anzi. Hanno le casse piene di soldi. Così, se vogliono comprare dei macchinari nuovi, tirare su un altro capannone o investire sui mercati esteri, preferiscono frugarsi in tasca e spendere soldi propri piuttosto che andare dal direttore di banca di fiducia e chiedere un prestito.
E' quanto emerso dall'aggiornamento congiunturale di Banca d'Italia sul primo semestre 2019 presentato giovedì 21 novembre in via dell'Oriuolo a Firenze. L'accesso al credito nelle imprese registra un calo generalizzato. Con un dettaglio ulteriore: il calo dell'accesso al credito è più accentuato nelle piccole e medie aziende che nelle grandi. La Toscana continua a viaggiare a due velocità. Ci sono le aziende ad alto potenziale di crescita che tengono botta sui mercati esteri. Sono le grandi marche della moda e la Nuova Pignone. Mentre le altre imprese arrancano sempre di più.
Quelle che corrono “come le schegge” stanno nella Toscana centrale (soprattutto piana fiorentina), mentre quelle che hanno il fiato grosso stanno sulla costa? “Non ne abbiamo la certezza totale, ma ci sono indizi che portano a fare questa ipotesi”, dice il direttore di Bankitalia Firenze Mario Venturi. Il litorale toscano sconta anche una stagione turistica 2019 poco brillante rispetto ai due anni precedenti. La crescita dello 0,2 per cento segnala una sostanziale stabilità delle presenze: gli stranieri sono in calo mentre aumentano gli italiani. Secondo i dati delle autorità portuali è proseguita la crescita del traffico di merci (+5,8 per cento). Ha rallentato invece il traffico dei passeggeri negli aeroporti di Pisa e Firenze (-0,6 per cento). Il quadro generale però è debole. Il rapporto Bankitalia descrive una Toscana fragile in un quadro nazionale e internazionale pieno di incertezze.
La crescita regionale si attesta sullo 0,3 per cento. In sostanza, nulla o quasi. E sono le solite vendite all'estero – borse e commesse della Nuova Pignone – a tenere in piedi l'economia regionale. L'export, che ha permesso negli anni della crisi di tenere alta la testa, continua a fare da traino e nei primi sei mesi del 2019 è cresciuto ancora del 16,4 per cento nonostante il generale rallentamento del commercio mondiale. Giusto per evidenziare la rilevanza del fenomeno, le esportazioni toscane viaggiano ad un ritmo otto volte superiore la media delle esportazioni italiane. L'occupazione è rimasta sostanzialmente stabile (-0,3 per cento). E' cresciuta nell'industria, mentre è calata in maniera moderata negli altri settori. Per quanto riguarda le nuove assunzioni, sono cresciuti i contratti a tempo indeterminato, mentre sono calati i contratti a tempo determinato.
Tra le aziende che investono senza indebitarsi con le banche c'è Timenet. “Noi sono sei anni che non ci rivolgiamo più agli istituti di credito. Gli utili vengono da una buona gestione del pacchetto clienti. Accantoniamo i soldi per il tfr dei dipendenti, per la formazione del personale e l'acquisto dei macchinari”, dice il presidente del cda Franco Iorio. Timenet è un'azienda in espansione con sede a Empoli che agisce sul mercato della telefonia e della connettività internet su tutto il territorio nazionale. Ha 48 dipendenti. E nel 2018 ha registrato un fatturato di 8,360 milioni di euro.
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