Sicurezza
«Calo del desiderio e difficoltà di erezione sono i primi sintomi»
La dottoressa Bertozzi spiega: di solito si manifestano dopo i 60 anni, ma certi problemi non sono più legati all’età
PISA. «I sintomi iniziali del calo di ormoni maschili variano moltissimo nella percezione soggettiva da individuo a individuo, ma anche il contesto sociale e lavorativo giocano un ruolo molto importante» spiega la dottoressa Maria Antonella Bertozzi, responsabile dell’unità operativa complessa di andrologia dell’azienda ospedaliera universitaria pisana. «Tuttavia spesso fra i primi sintomi si annovera la diminuzione della forza della muscolatura più sottile, tipicamente quella delle mani, calo del desiderio, difficoltà di erezione. È importante, tuttavia, spiegare al paziente che modificazioni delle caratteristiche dell’erezione – per esempio il maggior tempo necessario a raggiungerla – non costituiscono di per sé un segno patologico, ma una modificazione fisiologica con il passare degli anni che è compensata, ad esempio, da una capacità migliore di controllare e di procrastinare il momento dell’eiaculazione».
Normalmente a quale età si presentano questi sintomi?
«Da qualche anno l’andropausa, è svincolata dall’età, per i motivi che abbiamo spiegato. Comunque in condizioni fisiologiche, quindi fatto salvo l’utilizzo di sostanze d’abuso, di stili di vita inadeguate, di patologie e di terapie, che pur necessarie incidono sull’aspetto ormonale con tutto ciò che questo comporta, si manifesta più facilmente dopo i sessanta anni».
Cosa fate nell’unità operativa complessa di andrologia da lei diretta per prevenire e curare i problemi degli uomini over 50 ?
«Quotidianamente nella pratica ambulatoriale rispondiamo alla richiesta di un’utenza, anche giovane, che presenta sintomi soggettivi, biochimici e strumentali di “andropausa”, configurando un quadro di cui ormai si parla abbondantemente in letteratura internazionale, anche per ciò che riguarda l’endotelio (tessuto formato da un sottile strato di cellule squamose), di “giovane vecchio”. Ciò interessa la sfera sessuale, cardiologica, endoteliale, muscolo scheletrica, metabolica. Per questo l’inquadramento del paziente deve essere, pur nella specificità andrologica, multidisciplinare come si verifica nella nostra unità operativa di andrologia,che applica una metodica caratterizzata da percorsi diagnostici terapeutici integrati in day service, fra cui il percorso “ invecchiamento di successo” e quello di “prevenzione, diagnosi precoce e terapia del deficit erettivo e della patologia endoteliale e cardiovascolare associata».
Quindi ci sono vari specialisti?
«Sono diverse , le figure specialistiche presenti nell’unità operativa: dall’andrologo al cardiologo, dall’internista all’endocrinologo, dall’urologo all’ecografista con competenze urologiche e cardiologiche, all’andrologo sessuologo. Tutti coinvolti nei vari percorsi con specialisti di altre unità operative come il reumatologo, il senologo, il dermatologo, il chirurgo urologo ed altri , per configurare una visione olistica del paziente con terapia, frutto di un percorso multidisciplinare costruito sulla singola persona. Di questo percorso fa parte -figura fondamentale e insostituibile - il medico di famiglia. Proprio con il Dipartimento di medicina generale della nostra area vasta, diretto dal dottor Guglielmo Menchetti, con gli AFT e tutti i medici di medicina generale, abbiamo messo a punto i percorsi sopra ricordati ed anche quello di “ medicina pre e post concezionale” per la cura dei disordini della fertilità del maschio, per la profilassi della gravidanza a rischio nella coppia con patologia dismetabolica glicidica ed endoteliale e per l’attuazione della postgenitorial care».
Come si effettua l'iter diagnostico- terapeutico?
«Con uno, massimo due accessi in ambito sanitario, con il team di specialisti che ruotano attorno al paziente e/o alla coppia. È chiaro che anche la ricerca si evolva in questo senso, con una compartecipazione di vari specialisti per una visione completa del paziente».
Ma l’uomo in andropausa può andare in depressione come qualche volta accade alla donna in menopausa?
«La carenza di testosterone incide in maniera importante sul tono dell’umore e anche sulla disponibilità di supporto metabolico ai neuroni, perché vengono meno gli specifici neurotrasmettitori. Per tale motivo l’ Unità operativa di andrologia si avvale della collaborazione continuativa dello specialista psichiatra e dello psicologo, insieme alla figura dell’andrologo sessuologo». —
Solitudine e malattia
«La solitudine è un costo aggiuntivo per il nostro servizio sanitario. Lasciare soli gli anziani li fa ammalare prima e di più»: Andrea Ungaro, professore di geriatria all’università di Firenze e direttore di geriatria terapia intensiva geriatrica a Careggi spiega i costi umani, sociali ed economici della solitudine al convegno "Nemica solitudine". «La solitudine genera malattia - spiega Ungaro - specie cardiovascolare perché velocizza decadimento cognitivo. Così cresce la mortalità. Eppure per batterla basta poco».
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