Sicurezza
Offesa e derisa, a 12 anni si tagliava con le lamette
Firenze, il caso è stato affrontato e risolto con il progetto regionale NoTrap! L’assessora Saccardi: «In due anni i fenomeni sono calati, ma non molliamo»
Chiara si fa del male. Si taglia con le lamette. Sono atti di autolesionismo che lasciano ferite sulla pelle. Chiara (nome di fantasia) è a terra. L’hanno attaccata ripetutamente sui social. L’hanno fatta fuori dai gruppi di amici. E si sente male perché è convinta che ha sbagliato lei, è convinta che è colpa sua se i suoi amici l’hanno lasciata sola. Chiara ha dodici anni, frequenta una scuola media della provincia di Firenze. Apparentemente è una ragazzina come tante altre, ma nasconde un dramma dentro di sé e fatica a parlarne con genitori e insegnanti. Poi la mamma si accorge del problema, si allarma e la scuola le viene in aiuto. I docenti chiamano gli esperti della Asl. All’inizio Chiara non parla, si vergogna di quello che le è successo. Poi piano piano si apre, comincia a raccontare il suo disagio. Oggi Chiara sta meglio. La falsa colpa che la stava risucchiando dentro un vortice di autolesionismo se ne è andata. E la mamma è tornata a vivere. La mamma è più tranquilla anche se ora ha paura che la sorella minore cada nello stesso vortice.
È il progetto NoTrap! ad aver ripreso per i capelli Chiara. È il programma di prevenzione di Università di Firenze, Regione Toscana e Miur realizzato in novanta scuole medie e superiori di tutte le province toscane, ad aiutare tanti bambini e ragazzi vittime di bullismo e cyberbullismo.
I gruppi di amici, Instagram, Whatsapp. Altro che social. A volte possono essere letali. Un’indagine dell’Ars, l’Agenzia regionale di sanità, dice che in Toscana un adolescente su cinque ha subìto forme di violenza sistematica. Di che tipo? C’è il bambino originario del Ghana preso in giro per il colore della pelle. C’è la ragazzina che ha mandato foto intime al fidanzatino che, quando si lasciano, le fa vedere a tutti su Whatsapp. C’è il ragazzino preso di mira perché è silenzioso in classe o ha i lineamenti femminili. È allora che scatta il NoTrap! Valentina Zambuto, ricercatrice dell’Università di Firenze, racconta come funziona: «Gli studenti compilano questionari sul bullismo, professori e ragazzi guardano video e parlano con psicologi e ricercatori dell’università. Poi vengono individuati i peer educator. Spesso sono studenti vittime di bullismo o difensori delle vittime. Viene fatto loro un corso per potenziare l’ascolto, per aumentare l’empatia e la soluzione dei problemi all’impronta. Fino a che entrano in azione». E funziona. Gli atti di bullismo diminuiscono.
«Grazie al progetto NoTrap! in un paio d’anni i fenomeni di bullismo nelle scuole toscane sono calati del 30 per cento, mentre quelli di cyberbullismo del 20», dice l’assessora alla salute della Regione Stefania Saccardi. «La frequenza relativa alla domanda: quanto spesso hai subito bullismo dai compagni? è passata dal 32 al 21% nelle scuole medie e dal 24 al 18% nelle superiori. Per la vittimizzazione online si è passati dall’11,4 all’8,5% alle scuole medie e dall’11,9 al 10,2 alle superiori», aggiunge Ersilia Menesini, docente di psicologia dello sviluppo e dell’educazione all’Università di Firenze oltreché curatrice NoTrap!. Le province più colpite da questi fenomeni: Livorno e Prato.
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