Il Tirreno

Toscana

Neonata abbandonata in una borsa: morta soffocata e per il freddo

Mario Neri
Neonata abbandonata in una borsa: morta soffocata e per il freddo

Chi l’ha lasciata pensava che potesse sopravvivere. Ha evitato le telecamere. Aperta un’inchiesta per infanticidio

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Uno spigolo di cemento armato, una tettoia piccola piccola. Una borsa di pelle nera adagiata lì, con la cerniera aperta, ma nascosta tra il muro e il raccoglitore dei farmaci scaduti. Uno spiraglio di ossigeno, uno spicchio di cielo. Lei avvolta in una coperta di pile rosa, vestita solo di un maglioncino. Non c’erano biglietti, nessuna àncora col futuro, nessuna voglia di rincontrarsi, ma una speranza di vita sì. «E allora perché mi hai messa qui, accanto ai rifiuti, anch’io buttata come qualcosa da smaltire?» sembra uscire una voce muta da quella sacca.

Se lo chiede chiunque passi davanti alla farmacia. Perché guardi oltre il cancellino bianco e credi che in qualche modo, da qualche oltremondo, la bimba stia ancora parlando. Che lo stia facendo anche adesso, in fondo a questa strada di periferia a Campi Bisenzio, da questo silenzio abissale che domina su tutti quelli fermi qui fra via San Martino e via Pistoiese, disperata periferia fiorentina. Ti giri, guardi la scritta con le croci verdi, l’ingresso, i passi degli uomini attorno al corpicino chiuso in quella borsa da viaggio nera, e credi sia nera come uno schermo nero, senza segnale, nera come l’ombra a cui adesso gli investigatori danno la caccia setacciando le telecamere di sorveglianza della zona, nera come un unico messaggio implicito: «Troppo tardi, avete fallito». Tutti. La madre, il padre, noi. Sì, sembra possa parlare. Perfino con l’agente del Ris con i copriscarpa bianchi, la mascherina e la macchina fotografica in mano che cerca impronte, tracce di dna, un appiglio investigativo. Perché non è possibile sia stata data al mondo perché il mondo le venisse tolto subito. Perché questa non poteva, non doveva essere la scena di un delitto.

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Eppure, è così, nessuna telefonata anonima al 118, non l’ultimo atto d’amore di una madre disperata per dire, venite, qui c’è un’orfana, e poi sparire. L’hanno trovata ieri mattina, alle 11.30. Già morta. È stata la direttrice della farmacia a dare l’allarme. La telefonata ai carabinieri racconta di un pacco sospetto, un allarme bomba. Quando arrivano, lei e le dipendenti hanno intuito, intravisto qualcosa. Crollano. È una neonata di nove mesi, forse partorita in casa al termine della gravidanza. Non da poche ore ma da giorni, c’è ancora il cordone attaccato, tagliato e annodato senza cura. Carnagione chiara, forse caucasica, non è escluso possa essere cinese: la zona è una delle Chinatown satelliti di quella pratese. Ma neppure che possa essere un diamante non voluto concepito in una delle tante vie del Campo della Piana. Secondo il medico legale, sul corpo non ci sono lesioni evidenti; potrebbe essere morta per ipotermia o asfissia, soffocata dalla coperta e dalla borsa che doveva proteggerla e salvarla (già oggi potrebbe chiarirlo l’autopsia), anche se chiunque l’ha abbandonata «sperava potesse sopravvivere», dicono dalla procura.

Gli inquirenti ipotizzano sia stata lasciata viva, chi lo ha fatto credeva di darle una speranza. Anche se sembra inconcepibile. Ché qui sotto era notte. Qui sotto, forse, ci ha anche piovuto, e il temporale l’ha bagnata, gelata. I carabinieri credono non nell’ultima notte. Quella sacca potrebbe essere stata deposta con la piccola fra domenica e lunedì e non essere stata notata fino a ieri da nessuno, neppure dai dipendenti. Capita spesso che qualcuno lasci i medicinali dentro cartoni, sacchi, borse. «Non ne siamo sicuri, ma non ci sembra di averla vista», ripetono i farmacisti.

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Per ora non c’è neppure un identikit. «Potrebbe essere chiunque, una prostituta, un suo emissario, una donna e un uomo disperati, forse tossicodipendenti. Certo, qualcuno che vive in condizioni così disagiate da non sapere che il parto anonimo è consentito e che a Careggi c’è una culla per bambini indesiderati vicino alla maternità», confida una fonte inquirente. Agli ospedali fiorentini non sono arrivate donne con i sintomi delle complicazioni di un parto. E neppure il sopralluogo al vicino campo rom sembra aver tracciato una pista. Il fascicolo, aperto dal pm Concetta Gintoli con l’accusa di infanticidio, è già in un vicolo cieco. Quello della videocamera di sorveglianza piazzata all’ingresso della farmacia. L’unico obiettivo puntato sull’esterno, ieri, ad una prima analisi, non sembra aver inquadrato nessun sospetto. Perché chi ha abbandonato la bimba forse conosceva l’edificio, il sistema di allarme e l’ingresso sul retro che potrebbe avergli permesso di sfuggire al raggio dell’inquadratura, dato che il cilindro bianco in cui gettare i farmaci scaduti si trova proprio sotto la telecamera. Per questo per tutta la giornata i militari sono andati a caccia di immagini registrate dai circuiti dei negozi vicini e sono state acquisite anche quelle dell’armeria sul retro. Ma bisognerà visionare quasi 72 ore di girato. E anche quell’obiettivo potrebbe risultare inutile, perché coperto da una tenda parasole. Per questo ieri la procura ha lanciato un appello quasi disperato: «Invitiamo chiunque possa avere indicazioni utili a chiarire questa vicenda a rivolgersi agli inquirenti». —
 

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