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La Feniglia ferita, ci vorranno 20 anni per far ricrescere i mille pini abbattuti dalla tromba d’aria - Video
Orbetello, sfregio nella straordinaria macchia mediterranea dove nel ’600 trovò rifugio e morte il fuggiasco Caravaggio. A primavera si comincerà a ripiantare gli alberi
ORBETELLO. Dall’alto, sembra un taglio di rasoio. Una ferita quasi netta. Mille pini abbattuti in poche ore. Decenni per crescerli, minuti per raderli al suolo. Una cicatrice sul volto della Duna della Feniglia, ultimo rifugio e poi sepolcro di Caravaggio, in fuga da Napoli, secoli prima di diventare una riserva naturale.
Alberi pericolanti
Certo la tromba d’aria che fra sabato e domenica si accanisce su questa lingua di terra (preziosa) di circa 6 chilometri tra Orbetello e il promontorio dell'Argentario, in provincia di Grosseto, alle spalle la laguna di Levante, di fronte il braccio di mare aperto tra Ansedonia e Porto Ercole non stravolge i circa 500 ettari di pineta e macchia mediterranea affacciata sull’acqua di cristallo. Ma le fa male. Al punto da rendere vietato l’accesso alle persone: la pineta è pericolosa. In ogni momento, vento o non vento, infatti, può cadere un pino.
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La ferita nel verde
La ferita nel fitto verde del tombolo si allarga su una superficie di circa 8 ettari, secondo la stima dei carabinieri forestali del reparto Biodiversità di Follonica, che hanno competenza sulla riserva. Impressionante vista dall'alto nelle immagini del drone, che ieri circolavano in rete. Sono bastate poche ore di vento e pioggia per distruggere ciò che la natura ha impiegato decine e decine di anni a far crescere, in un ecosistema fragile e delicato come il tombolo della Feniglia, dal 1971 riserva naturale dello Stato e Zona di protezione speciale, in particolare per l'avifauna migratoria e per le numerose specie di uccelli che stazionano nell'area della Laguna di Orbetello. A causa della tromba d'aria che ha attraversato la pineta da nord a sud, «si sono verificate frequenti rotture di grossi rami – scrivono i carabinieri in una nota - alcuni dei quali caduti a terra senza provocare danni ma con l’interruzione della viabilità principale e secondaria all’interno della riserva».
Pericolo caduta piante
Un tratto della viabilità centrale per i primi due chilometri dal lato Ansedonia è stato interdetto al passaggio pedonale, aggiungono i carabinieri forestali nella nota diffusa, invitando i visitatori della riserva a «prestare la massima precauzione ad accedere ai sentieri della riserva poiché persistono situazioni di potenziale pericolo per caduta piante e rami».
Si ripianta a primavera
Ieri, lunedì 18 novembre, intanto, è stato fatto un nuovo sopralluogo mentre squadre di operai sono al lavoro da domenica per ripulire e le strade e i punti di accesso, poiché ora la priorità è mettere in sicurezza i punti di passaggio pedonali e ciclabili, sgombrando dai tronchi e dai rami. Nei prossimi giorni verrà approntato un piano per la pulizia di tutta l'area colpita in modo da ripristinare il sottobosco e mettere a dimora le nuove piantine. La previsione è di avviare le operazioni di rimboschimento già nella prossima primavera. Difficile al momento una stima dei danni, ci sarà da vedere come e quanto eliminare delle piante danneggiate, considerando che la percentuale della riserva interessata dalla tromba d'aria è circa l'1,5 per% del totale e le piante di pino sono l'1% sulle circa 100 mila totali stimate.
Non solo pini
Una ferita non gravissima, secondo gli esperti, ma da curare nel minor tempo possibile per restituire all'oasi la propria integrità e bellezza, con la messa dimora di nuovi pini e altre essenze mediterranee per favorire la biodiversità. Piantine che impiegheranno molti anni a crescere, considerando che la zona della Feniglia è stata dichiarata demanio forestale nel 1910 e che a quell'anno risale l'inizio delle attività di rimboschimento. Nel secolo precedente, infatti, quella che fino a tutto il 1700 era stata una lingua di terra ricoperta di macchia mediterranea, era stata completamente disboscata per ricavarne pascoli e legname, con il risultato che intere aree erano state invase dall'acqua della laguna, formando acquitrini e paludi, condizione ideale per la proliferazione delle zanzare anofele e la diffusione della malaria.
Quello voluto dal demanio nel 1910 fu quindi anche un intervento “sanitario”, oltre che di protezione della costa dall'erosione. Da qui la decisione di piantare pini marittimi, pini domestici e numerose varietà di specie erbacee, che nei successivi 50-100 anni hanno dato vita al bosco che oggi caratterizza la riserva della Feniglia. Peraltro, proprio tra i gli acquitrini e i cespugli del tombolo, sembra che nel 1610 abbia trovato la morte Caravaggio. Arrivato da Napoli a Porto Ercole, in fuga dalla giustizia, venne a rifugiarsi in mezzo alla fitta macchia mediterranea, dove fu sopraffatto dalle febbri malariche. —
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