«No a bevande gassate e passeggino dopo i 3 anni: si previene il sovrappeso»
Il corretto stile di vita della puerpera favorisce la salute del nascituro prevenendo malattie cronico-degenerative
FIRENZE. Secondo le stime dell'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) in Europa il numero degli obesi in età pre-adolescenziale è più che triplicato. Ne parliamo con la professoressa Maria Cristina Stefanini, ricercatrice in neuropsichiatria infantile, dipartimento Neurofarba dell’ università di Firenze, dirigente medico dell’Asl Toscana Centro, Servizio per la prevenzione e il trattamento dei disturbi alimentari, presidio ospedaliero Palagi.
Professoressa Stefanini, perché è triplicato il numero degli adolescenti obesi?
« La sedentarietà (televisore in camera, accesa per più di 2 ore al giorno), ma anche l'uso del cellulare e dei video-giochi influiscono senz'altro sul problema. Ci sono poi altre cattive abitudini, come quella di non consumare la prima colazione, di avere una distorta percezione genitoriale sulla quantità di cibo assunta dai propri figli. Ma incide anche la convivenza con difficoltà economiche che comporta l’uso più frequente di cibo ad alta intensità calorica: il cosiddetto cibo spazzatura».
Dall'età prenatale in poi si può fare qualcosa di concreto per prevenire l'obesità?
«Un buono stato nutrizionale e un corretto stile di vita della donna in gravidanza favorisce la salute materna e del nascituro, prevenendo malattie cronico-degenerative come l’obesità. Secondo la Sip (Società italiana pediatri) per esempio, si dovrebbe allattare al seno il bambino almeno fino a sei mesi e, se possibile, prolungare fino ai 12 mesi, iniziando lo svezzamento non prima dei 6 mesi di vita del piccolo, con un apporto proteico controllato almeno nei primi 2 anni, evitando succhi, bevande e tisane, sospendendo il biberon entro i 24 mesi e l'uso del passeggino dai 3 anni, abolendo auto/moto elettriche e tutti quei giochi che impediscono al bimbo di muoversi, incentivando per contro attività ludiche e giochi di movimento all’aria aperta».
Come dovrebbe essere l'intervento della scuola nell'educazione alimentare del bambino e dell'adolescente?
«La risposta arriva dalla Consensus Conference del ministero della Salute del 2012, che controindica gli interventi di prevenzione diretta. I programmi di educazione alimentare nelle scuole condotti da una equipe multidisciplinare che lavora nel settore, si devono infatti rivolgere al personale scolastico e ai genitori, mentre i bambini potranno, a seconda dell’età, essere coinvolti in attività ludico ricreative, inerenti l’esplorazione, educazione al gusto, nonché attività di cucina con manipolazione degli alimenti eccetera».
Ma la famiglia recepisce il problema o lo sottovaluta?
«Ovviamente abbiamo tutta la gamma possibile: da una famiglia che non vede il problema ( magari perché ne è affetto il genitore stesso o ne è stato affetto ma non riesce a valutarlo nel figlio), a quella che anticipa un disturbo alimentare quando ancora non c’è. Spesso purtroppo i mass media non aiutano in una corretta valutazione e attualmente le famiglie fanno fatica ad orientarsi nella vastità di informazioni contrastanti che trovano».
Un bambino con disturbi alimentari da quali specialisti deve essere seguito oltre che dallo psicologo?
«Tutte le linee guida, sia nazionali che internazionali raccomandano che sia sempre una equipe multidisciplinare a fare diagnosi e a trattare questi disturbi. In ogni caso indispensabili sono lo psichiatra o il neuropsichiatra infantile, il medico internista e il dietista o nutrizionista. Ai quali per i trattamenti si aggiungerà lo psicologo /psicoterapeuta. Tutti naturalmente con alla base una formazione specifica in Dca ( Disturbi del comportamento alimentare)». —
I progetti regionali
La Regione stanzia 530mila euro per due progetti per i bambini: uno per la prevenzione di sovrappeso e obesità (160mila euro); uno per individuare precocemente disturbi dello sviluppo della comunicazione e relazione (370mila euro) con la compilazione di un questionario mirato. Quello sull’obesità prevede che il pediatra effettui la valutazione dell'indice di massa corporea, anticipando la presa in carico dei bimbi in eccesso di peso a 6 anni 6, monitorandoli fino a 14, con controlli annuali.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

